Rapporto Cresme sull’impiantistica: tra covid e realtà

Dal buio del lockdown al rilancio del superbonus, il 6° rapporto Cresme sull’impiantistica apre scenari importanti per una filiera chiave del mercato italiano delle costruzioni

Rapporto Cresme sull'impiantistica 2020-2023

Raccontare il mercato degli impianti e delle costruzioni, oggi, è una sfida alla complessità dell’economia globale. Con questa mission l’ultimo rapporto Cresme sull’impiantistica fotografa la dicotomia tra mondo pre e post lockdown. Un settore dove il rimbalzo è fattibile, ma resta ben ancorato alle criticità del momento.

La vera certezza sta nella necessità di guardare avanti, solcando il “new normal” degli obiettivi di efficienza, sostenibilità e innovazione tecnologica degli edifici. E nella voglia di ritrovarsi a condividere sinergie per rilanciare l’intera filiera, come in occasione dell’incontro dedicato al 6° Rapporto congiunturale e previsionale: Il Mercato dell’Installazione Impianti in Italia 2020/2023. “Torniamo a dialogare con la nostra community di business promuovendo il format digitale di questo evento tradizionalmente inserito nel convegno di apertura di Mostra Convegno Expocomfort – commenta Massimiliano Pierini, Managing Director di Reed Exhibitions Italia -. Un primo passo nel percorso di avvicinamento all’edizione 2022 che punta a sostenere la ripresa delle aziende e dei professionisti dell’integrazione impiantistica”.

Come va il mondo? Il contesto economico

L’elaborazione del rapporto Cresme sull’impiantistica si colloca in un contesto macroeconomico molto particolare. L’emergenza covid ha infatti stravolto i mercati con numeri pesantissimi: dal -4,9% sul Pil globale previsto dal Fondo Monetario Internazionale (Fmi) per il 2020 al più pessimistico -6% dell’Ocse.

Come va in Italia? La flessione stimata dal Fmi è del 13%, ma dovremo attendere l’autunno per capire le dimensioni di questa crisi, i cui confini sembrano potenzialmente superare la situazione del 2009. Certamente il 2021 sarà l’anno del rimbalzo, ma per recuperare quanto perso bisognerà attendere il 2022.

Crisi e rimbalzo nel rapporto Cresme sull’impiantistica

Le sfide del settore installazione oscillano dall’impatto del covid alle opportunità del superbonus. “Il mercato delle costruzioni e degli impianti è profondamente cambiato – esordisce Lorenzo Bellicini, direttore del Cresme -. Guardando il bicchiere mezzo pieno, l’Italia si conferma ai vertici del mercato impiantistico europeo e il settore occupa una posizione di maggiore rilievo nel contesto dell’edilizia”. Ma vediamo cosa sta accadendo nel mondo, in Europa e nel nostro Paese.

L’edilizia arranca

-4,7%, ovvero il doppio della crisi del 2009, è il tasso di caduta del settore delle costruzioni nel 2020. Ma gli scenari con segno meno variano nelle diverse nazioni: dal -9% dell’Europa al -11% del Sud America, fino al -4% del Nord America. Le riprese del 2021 difficilmente riempiranno interamente il vuoto generato dall’emergenza covid. Quanto al fronte asiatico, la Cina scende del 2,8% e l’India del 3%, con previsioni di un buon rimbalzo il prossimo anno. Meno bene i principali Paesi BRIC: nel 2020 le costruzioni scendono del 13,6% in Brasile e dell’8,4% in Russia.

La situazione europea è abbastanza eterogenea, con il “piccolo” -2,5% della Germania e il -7% dell’Italia, messa decisamente meglio di Francia, Spagna e Regno Unito (addirittura al -25%).

6° Rapporto Cresme: valore impianti in Europa

Gli impianti contano

Restringendo il focus al solo segmento degli impianti, l’Europa registra nel 2020 una perdita dell’8,3%. Passiamo infatti dai 437,1 miliardi di euro del 2019 a 401 miliardi previsti quest’anno, dopo cinque anni di crescita costante. Interessante, tuttavia, la “classifica” del mercato dell’impiantistica e le relative performance rispetto al 2019.

Nelle prime sei posizioni troviamo:

  • Germania: da 123 a 120 miliardi di euro;
  • Italia: da 57,7 a 54,6 miliardi di euro;
  • Francia: da 47,9 a 40,8 miliardi di euro;
  • Gran Bretagna: da 45,1 a 33,9 miliardi di euro;
  • Spagna: da 29,2 a 25,1 miliardi di euro.

Tutto sommato il nostro Paese tiene e si conferma secondo mercato impiantistico in Europa. Il trend si lega anche al crescente peso di questa categoria produttiva nel mondo delle costruzioni. Anche qui siamo secondi con uno share del 32,9% nel 2019, meno lontani di un tempo al 34,5% della capolista Germania.

L’export prova a tenere

Naturalmente negative anche le esportazioni dei prodotti per l’impiantistica. Partendo da un 2019 sempre dominato dalla Germania, con 55 miliardi di euro, seguita da Italia con 17,6 miliardi e Francia con 13,6 miliardi, la flessione dei primi cinque mesi del 2020 è abbastanza omogenea. Nell’intervallo medio di decrescita tra il 6% e il 7%, il -6,3% dell’export italiano è leggermente migliore delle due “compari”, ma si aggiunge alla frenata dello 0,1% già registrata nel 2019.

6° Rapporto Cresme: la situazione degli occupati nel settore impiantiLa struttura dell’offerta italiana

Entriamo nel vivo del contesto italiano dell’installazione partendo dalle sue specifiche strutturali. Tra 2008 e 2017 (ultimo anno di aggiornamento disponibile), il numero delle imprese legate alle costruzioni è passato da 634.988 a 502.775 realtà. Tradotto, la crisi del 2009 e le relative recrudescenze hanno “abbattuto” il 20% degli operatori del settore. Meno pesante la flessione dell’impiantistica: da 154.484 a 143.869 imprese. Un -6,9% incoraggiante rispetto ad altri segmenti.

Anche l’occupazione fa ben sperare: nel 2008 si contavano 546.335 lavoratori, scesi a 475.951 nel 2017. Una riduzione del 12,9% non assimilabile a quella di altri segmenti delle costruzioni, con picchi che superano il 40%. “Si tratta di un segnale importante – precisa Bellicini -, perché questo dato copre il 36,2% di chi nel 2017 risultava impiegato nel settore delle costruzioni. Non solo, le imprese impiantistiche sono mediamente più grandi e strutturate rispetto al mondo edile in generale”.

Report Cresme sull’impiantistica: scenari 2020-2022

Cosa ci riserva il futuro? Nessun miracolo, secondo il Cresme. La chiusura forzata dell’economia ha comportato uno scenario di mercato difficilmente recuperabile entro l’anno. Lo conferma l’analisi del settore impiantistico residenziale su dati quantitativi 2019-2020, sviluppata in collaborazione con Assotermica. Il nostro “annus horribilis” era partito bene, con gennaio al +8,1% e febbraio al +5,8% sul 2019.

Poi, la discesa libera del lockdown:

  • -33,7% a marzo;
  • -70,1% ad aprile;
  • -25,3% a maggio;
  • -2,2% a giugno.

Criticità simili anche per l’impiantistica non residenziale, con ulteriori incognite sui tempi di rimbalzo.

6° Rapporto Cresme: impianti di climatizzazioneDinamica della climatizzazione

Guardando alla sola climatizzazione ambientale (riscaldamento e raffrescamento), le stime Cresme su dati di Assotermica e Assoclima indicano per il 2020 una flessione del 7,3%. Ovvero si passa da 3.135.263 impianti installati nel 2019 agli attuali 2.905.677. Come andrà? Il rimbalzo più verosimile riguarda il 2022, quando si prevede un ritorno a 3.212.367 interventi.

Impianti termici e raffrescamento

Interessante la distinzione tra le due categorie del clima. Ad avere la peggio gli impianti termici, con una caduta -12,7%, da 1.524.789 a 1.331.302 installazioni. Qui, la stima di 1.513.979 impianti nel 2022 non basta a recuperare le performance del 2019.

Migliore il quadro complessivo del raffrescamento, con un -2,2% sul 2019 che rende meno impossibile la completa ripresa nel prossimo biennio. Si passa da 1.610.474 a 1.574.375 impianti, con l’obiettivo di tornare a 1.698.388 installazioni nel 2022.

Il futuro chiede efficienza

Ultimo focus, il tasso di intervento per tipologia di impianto nel periodo 2020/2022. Un dato ipotetico che comprende sia il retrofit sia le nuove installazioni.

Eccone la ripartizione residenziale su sei categorie:

  • caldaie: 5,7%;
  • radiatori: 1,3%;
  • produzione ACS: 1,8%;
  • condizionatori: 5,3%;
  • produzione energia: 0,6%;
  • impianti idraulici: 2,2%.

“Ci auguriamo un biennio di visione strategica nel settore impiantistico – commenta Carmine Battipaglia, Presidente CNA Installazione Impianti, durante la tavola rotonda organizzata da MCE -. Il 70% dello stock edilizio italiano risale a prima degli anni sessanta e necessita di riqualificazione. L’efficientamento di tali strutture passa su tutti i canali che ci riguardano, dal comfort alla gestione enrgetica”.

Non dimentichiamo, infine, gli obiettivi rinnovabili del Pniec. Ci sono gap da colmare e tanto lavoro da fare, soprattutto nelle comunità energetiche e nell’evoluzione degli smart building. Il superbonus darà una spinta importante a questo processo, rivitalizzando al business dell’installazione.

Maria Cecilia Chiappani
Informazioni su Maria Cecilia Chiappani 340 Articoli
Copywriter e redattore per riviste tecniche e portali dedicati a efficienza energetica, elettronica, domotica, illuminazione, integrazione AV, climatizzazione. Specializzata nella comunicazione e nella promozione di eventi legati all'innovazione tecnologica.