Fondi per la ripresa economica? La transizione energetica può attendere

Il Sustainable Recovery Tracker pubblicato da AIE indica che soltanto il 2% delle risorse globali stanziate per la ripresa post covid ha una destinazione green

Fondi per la ripresa economica - Sustainable Recovery Tracker

Sulla necessità di drastici interventi a tutela del clima e dell’ambiente sono in molti a riempirsi la bocca, altra cosa, però, quando c’è da mettere mano al portafoglio, situazione nella quale emerge il “braccino corto” dei vari governi nazionali. È questa l’indigesta morale contenuta nel Sustainable Recovery Tracker appena pubblicato dall’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE).

Cominciamo col dire che il Tracker dell’AIE monitora la spesa pubblica destinata a progetti sostenibili e quindi stima quanto queste risorse aumentino gli investimenti complessivi in energia pulita, oltre a valutare in che misura ciò influisca sulla traiettoria delle emissioni globali di CO2. Uno strumento che nella sua analisi considera oltre 800 politiche nazionali di recupero sostenibile, disponibili e consultabili pubblicamente sul sito web dell’Agenzia.

Sustainable Recovery Tracker; andamento emissioni CO2

Fondi per la ripresa economica: 16 trilioni di dollari

Ebbene, i risultati dell’indagine più recente mostrano come i governi di tutto il mondo da un lato stanno dispiegando una quantità di sostegni economici e finanziari senza precedenti per stabilizzare e ricostruire dopo i danni della pandemia, circa 16 trilioni di dollari complessivi, ma dall’altro lato di questa spesa destinano soltanto il 2% a misure destinate ad incentivare l’energia pulita.

“Da quando è scoppiata la crisi del Covid-19 – ha affermato Fatih Birol, direttore esecutivo dell’AIE – molti governi hanno rilasciato dichiarazioni sull’importanza di destinare risorse per un futuro più pulito. Peccato che molti di loro non hanno fatto seguire i fatti alle parole. Infatti, nonostante le maggiori ambizioni climatiche, l’importo dei fondi per la ripresa economica spesi per l’energia pulita rappresenta soltanto una piccola parte del totale”.

Più carenze nelle economie in via di sviluppo

Dal quasi immobilismo dei governi sul fronte della sostenibilità deriva un’ulteriore ed allarmante constatazione: le risorse, sia pubbliche che private, destinate alla transizione ecologica sono attualmente ben al di sotto di quanto necessario per raggiungere gli obiettivi climatici internazionali. Carenze che riguardano un po’ tutti i Paesi, ma che risultano particolarmente pronunciate nelle economie emergenti e in via di sviluppo, molte delle quali alle prese con gravi problemi di disponibilità economiche che impediscono ulteriormente di finanziare iniziative green.

In particolare, come conseguenza degli attuali piani di spesa dei governi per progetti sostenibili, le emissioni globali di anidride carbonica sono destinate a raggiungere nuovi livelli record nel 2023, continuando poi ad aumentare negli anni successivi. Uno scenario che lascerebbe il mondo ben lontano dal percorso verso l’azzeramento delle emissioni entro il 2050, un obiettivo che l’AIE ha stabilito nella sua recente Global Roadmap to Net Zero.

“Aumentare rapidamente la spesa green”

“I governi devono aumentare rapidamente la spesa e l’azione politica per soddisfare gli impegni assunti a Parigi nel 2015 – ha sottolineato Birol -. Ciò comprende anche la vitale fornitura di finanziamenti da parte delle economie avanzate al mondo sviluppato. Ma occorre guardare oltre il periodo della ripresa dalla pandemia, portando gli investimenti e la diffusione dell’energia pulita a livelli molto maggiori al fine di spostare il mondo su un percorso verso l’azzeramento delle emissioni entro il 2050. Un obiettivo difficile da raggiungere – ha concluso il direttore generale dell’AIE -, ma ancora realizzabile se agiamo adesso”. Senza dimenticare che la transizione green può portare a nuovi posti di lavoro come sottolineato dal RFF-CMCC European Institute on Economics and the Environment.

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Giornalista professionista ed esperto di tecnologia. Da molti anni redattore economico e finanziario de l'Unità, ha curato il Canale Tecnologia sul sito de l'Unità