Economia circolare in Italia: il viaggio continua

Crescono consapevolezza e investimenti, ma la mentalità è ancora troppo ancorata al riciclo dei rifiuti. Il Circular Economy Report 2021 fotografa il presente dell’economia circolare in Italia

Economia circolare in Italia: i dati 2021 del Politecnico di Milano

Il potenziale dell’economia circolare in Italia è grande, e la realtà tiene il passo: 1 azienda su 2 guarda concretamente a questo tipo di investimento, mentre cala la percentuale dei totalmente diffidenti. Lo dice il Circular Economy Report 2021 dell’Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano, che per il secondo anno indaga le attitudini degli operatori in diversi settori dell’economia italiana.

Stando alla survey, crescono gli imprenditori interessati a pratiche manageriali circolari, ma c’è ancora una certa confusione metodologica e strategica sugli ambiti di intervento.

Circular economy vs sviluppo sostenibile

Proprio in virtù di questa difficoltà nel tracciare i confini dell’economia circolare in Italia, apriamo il nostro primo approfondimento sul report ricordando con la sua definizione. Gli esperti dell’E&S Group parlano di “un’economia industriale volutamente pensata con caratteristiche di ristorazione e rigenerazione, in cui si minimizzano le risorse usate, il flusso di energia e il deterioramento ambientale, senza diminuire la crescita economica e sociale, e il progresso tecnico e l’innovazione”.

Economia circolare vs sviluppo sostenibile: le differenze
Fonte: Korhonen, Honkasalo e Seppala 2018 – Circular Economy Report 2021, E&S Group

Da qui il chiarimento sulle differenze tra circular economy, sviluppo sostenibile e criteri ESG (Environmental, Social, Governance). “Non bisogna confondere i tre tipi di approccio – spiega Davide Chiaroni, direttore dell’Osservatorio sulla Circular Economy dell’E&S Group -. L’economia circolare prevede la rigenerazione del capitale naturale, non la semplice limitazione del danno ambientale. Si minimizzano le risorse usate, ma senza diminuire la crescita economica e sociale, il progresso tecnico e l’innovazione”. Una prospettiva complessa, che obbliga al ripensamento dell’intero ecosistema di filiera. Ma anche una grande opportunità legata a comportamenti che limitano i rischi di mercato, operativi, di business e legali. Insomma, non tutto ciò che è sostenibile è circolare, ma tutto ciò che è circolare ha un impatto positivo sulla sostenibilità globalmente intesa.

La circular economy è andata ufficialmente a ingrossare le fila delle parole chiave legate al tema della sostenibilità, ma attenzione a non confondere gli approcci

Il PNRR va riformato

Come si colloca l’economia circolare in Italia dal punto di vista normativo? Il principale sostegno a questi investimenti viene dal PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). All’interno della Missione 2 “Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica”, infatti, c’è una componente espressamente dedicata a economia circolare e agricoltura sostenibile. Economicamente parlando, sono disponibili 5,27 miliardi di euro, dei quali 2,8 sono riservati alla sostenibilità della filiera alimentare. Nella parte rimanente, 1,5 miliardi di euro andranno alla realizzazione di nuovi impianti di gestione dei rifiuti e ammodernamento di quelli esistenti.

In sostanza, si riduce il concetto di economia circolare alle pratiche di riciclo e di gestione dei rifiuti. Una direzione che torna a “svilire” l’economia circolare nella sua ampia caratterizzazione di economia del riciclo. Segnali positivi si intravedono tuttavia nelle previsioni di riforma prevista entro giugno 2022, che dovrebbero integrare i concetti di ecodesign, ecoprodotti, blue economy, bioeconomia, materie prime critiche.

Economia circolare in Italia: come la vedono le aziende

Eccoci al cuore del Circular Economy Report 2021: l’indagine sul comportamento e sulle opinioni delle aziende. Un’analisi dedicata alle realtà che operano in 6 mercati strategici, per valutare lo stato e la natura degli investimenti circolari.

I 6 macrosettori di riferimento

La classifica dei segmenti più performanti è calcolata sulla percentuale del campione che ha introdotto almeno una pratica di economia circolare.

I risultati nel seguente elenco:

  • costruzioni: 60%;
  • food&beverage: 50%;
  • automotive: 43%;
  • impiantistica: 41%;
  • elettronica di consumo: 36%;
  • mobili e arredo: 23%.

La media vede un 44% degli intervistati (poco meno di 1 azienda su 2) impegnato in progetti di economia circolare. Il 40% di chi non l’ha ancora fatto ha intenzione di porvi rimedio in futuro.

Circular Economy Report: in che fasi si trovano le aziende italiane
Fonte: Circular Economy Report 2021, E&S Group

Chi fa economia circolare in Italia

In generale, le percentuali migliorano quanto evidenziato nella prima edizione del report. Gli “irriducibili” rappresentano il 34% degli intervistati e sono finalmente meno degli adopter. Ecco l’identikit dell’impresa che investe in economia circolare: si tratta di aziende di dimensioni maggiori, sia per fatturato sia per dipendenti, che partecipano (in misura di un terzo) a gruppi di lavoro, tavoli istituzionali, associazioni di categoria ed ecosistemi di simbiosi industriale che rinforzano le attività sull’economia circolare.

Guardando tuttavia all’auto valutazione del livello raggiunto nella transizione verso l’economia circolare, il punteggio medio è pari a 2,02 su una scala da 1 a 5. Insomma, siamo ancora alle fasi iniziali.

Le pratiche manageriali più diffuse

Cosa fanno questi adopter? Tra le pratiche maggiormente adottate sono:

  • Design for Environment: 35%;
  • Design for Recycle: 28%;
  • Take Back System: 27%;
  • Design for Remanufacturing/Reuse: 22%;

Le attività di Design for Disassembly, Design out waste e Product Service System, invece, non sono ancora molto diffuse. Ciò significa che le aziende italiano si stanno attualmente concentrando sulle fasi di progettazione dei prodotti per ridurre l’impatto ambientale e riutilizzare i materiali all’interno dei propri sistemi produttivi.

Le pratiche manageriali circolari più diffuse in Italia
Fonte: Circular Economy Report 2021, E&S Group

Simbiosi industriale e altri progetti

Purtroppo, solo il 23% del campione intervistato dichiara di partecipare a un ecosistema di simbiosi industriale. Cosa significa simbiosi industriale? Il termine identifica l’interazione tra diversi stabilimenti, anche appartenenti a diverse filiere tecnologico-produttive, al fine di massimizzare il riutilizzo di risorse normalmente considerate scarti.

I vantaggi di questi ecosistemi? Le aziende aderenti parlano di risparmio di materiali di scarto (83%) e di CO2 prodotta (50%). Ma ci sono anche i risparmi ottenuti su trasporti e trasferimenti delle merci, secondo il 39% dei manager. Tra le altre pratiche legate all’economia circolare in Italia, il 29% degli intervistati effettua campagne di comunicazione e promozione di questo tipo di attività e altrettanti si dicono disposti a pensarci più avanti.

Quanto vale la circular economy

Se volessimo tradurre in cifre questi dati, nel periodo 2016-2019 per gli adopter la crescita media del fatturato è stata del 6%, di poco inferiore a quella dei non adopter (7%). Ma non lasciamoci ingannare da questa prima percentuale: i primi, infatti, hanno registrato un aumento medio più mercato dell’EBITDA, all’8% contro il 5% degli “irriducibili”. Ciò dimostra che l’introduzione di pratiche manageriali per l’economia circolare, pur caratterizzate da alti costi di investimento, porta benefici economici alle imprese.

Vantaggi e barriere dell’economia circolare in Italia

Quali sono i vantaggi della circular economy? La prima voce è legata al tasso di innovazione. Le aziende hanno infatti l’opportunità di introdurre nuove tecnologie, efficientare i processi e proporre prodotti inediti e sostenibili. Particolarmente rilevanti anche i risultati in termini di immagine e di organizzazione dell’impresa, uniti a quelli della riduzione dell’impatto ambientale. In questo contesto, possiamo continuare a parlare di circolarità: la riduzione delle emissioni e del consumo di risorse, infatti, contribuisce a migliorare l’identità del brand e dunque la sua competitività. La riduzione dei costi di produzione e la conseguente crescita non figurano invece tra i primi vantaggi indicati dalle aziende italiane. Sebbene infatti questi siano alla base dell’adozione di pratiche circolari, la loro effettiva realizzazione viene ancora percepita come un obiettivo.

I benefici della transizione circolare secondo le aziende
Fonte: Circular Economy Report 2021, E&S Group

Cosa ne frena invece l’adozione? La principale barriera è rappresentata ancora una volta dall’incertezza normativa. Ci sono poi gli ostacoli legati all’input e ai prodotti che ritornano all’impresa tramite la Reverse Supply Chain. Ma ci sono anche gli elevati costi d’investimento e tempi di ritorno necessari per sostenere la spesa. Interessante sottolineare la scarsa rilevanza accordata ai limiti tecnologici: le soluzioni per l’economia circolare in Italia ci sono, anche se i costi non sono accessibili a tutti. “E’ il momento di affrontare la sfida con una più decisa e coraggiosa volontà di azione da parte delle imprese e dei policy maker – conclude Davide Chiaroni -. L’esempio da seguire ce lo danno le imprese partner del report, scese in campo affinché l’economia circolare rappresenti la soluzione per integrare transizione energetica, sostenibilità e sviluppo economico e sociale”.

Informazioni su Maria Cecilia Chiappani 495 Articoli
Copywriter e redattore per riviste tecniche e portali dedicati a efficienza energetica, elettronica, domotica, illuminazione, integrazione AV, climatizzazione. Specializzata nella comunicazione e nella promozione di eventi legati all'innovazione tecnologica.