Il cambiamento climatico si ferma con le buone abitudini

Che armi abbiamo contro il cambiamento climatico? Prima di tutto, i comportamenti individuali: lo confermano i dati italiani della terza indagine BEI sul clima

Lotta al cambiamento climatico: cosa pensano gli italiani

Contro il cambiamento climatico, contano più i comportamenti della tecnologia. Ne è convinto il 41% degli italiani intervistati in occasione dell’Indagine BEI sul clima 2020-2021. Solo nel 25% dei casi, invece, la percezione degli obiettivi sostenibili e delle azioni che favoriscono la green economy passa dall’innovazione tecnologica. Ancor meno dagli investimenti pubblici e privati in progetti verdi e dagli obblighi normativi, che completano il quadro rispettivamente al 22% e al 12%.

Tutti d’accordo, l’83% delle risposte, sul fatto che si debba tener conto dei divari di reddito e delle disuguaglianze sociali. Ma le aspettative dei nostri concittadini sono per certi aspetti diverse da quelle dei “colleghi” europei e globali. Le approfondiamo in seguito.

Stop al cambiamento climatico: priorità che cambiano

Lotta al cambiamento climatico: il confronto tra nazioniLa terza edizione della survey realizzata dalla Banca europea per gli investimenti evidenzia una tangibile verità: i cittadini di tutto il mondo sono divisi sulle scelte prioritarie da compiere per contenere i cambiamenti climatici. Cina e Stati Uniti credono soprattutto nella tecnologia, con il 35% e il 34% di share. I comportamenti virtuosi occupano invece il 32% e il 31% delle risposte. In Europa, una media del 39% ritiene che il cambiamento radicale delle abitudini individuali – consumi e trasporti in primis – sia la via più efficace verso la sostenibilità. Solo il 29% degli europei si dice fiducioso sull’apporto dell’innovazione tecnologica.

All’indagine hanno partecipato oltre 30.000 persone di 30 Paesi, intervistate tra il 5 ottobre e il 2 novembre 2020

Interessante, tuttavia, il divario geografico. I cittadini di Portogallo (51%), Slovacchia (44%), Lussemburgo (43%) e Germania (42%) sono della partita delle attitudini personali, mentre i Paesi nordici propendono per la tecnologia. Una situazione praticamente ribaltata rispetto all’Italia: 40% in Svezia, 38% in Finlandia e 36% in Danimarca.

Trasporti e consumi: cosa siamo disposti a fare?

Il cuore dell’indagine BEI sul clima è dunque costituito dall’evoluzione green dei trasporti e dei consumi. Parliamo di ridurre l’inquinamento causato dai mezzi privati, migliorare i servizi pubblici, limitare la produzione non sostenibile dei beni di consumo, agire secondo i principi dell’economia circolare. Ecco cosa ne pensano gli italiani.

Viva il trasporto pubblico (magari elettrico)

Secondo il 43% degli intervistati, le modifiche nel settore dei trasporti devono essere prioritarie nella lotta al cambiamento climatico. Più della metà dei partecipanti al sondaggio si dichiara favorevole al potenziamento del trasporto pubblico (47%). Il 49%, inoltre, vede di buon grado le auto elettriche sovvenzionate.

Stop al cambiamento climatico: le migliori azioni secondo gli italiani

Quanto al trasporto urbano, le priorità sono di origine normativa:

  • imposizione di ulteriori tasse sui veicoli altamente inquinanti: 34%;
  • divieto di circolazione dei mezzi altamente inquinanti nei centri città: 37%.

Infine, sempre per fermare il cambiamento climatico, gli italiani sono disposti a ridurre gli spostamenti quotidiani casa-lavoro. Anzi, il 38% degli intervistati ritiene fondamentale ampliare le opportunità dello smart working.

Quanto impattano i consumi

In ottica rifiuti, il 54% è favorevole all’attuazione di migliori sistemi di riciclo. Il 52%, inoltre, approverebbe il divieto di prodotti e servizi che generano gas serra. Una percentuale superiore alla media europea del 44% che fa ben sperare sullo sviluppo sostenibile italiano.

Tuttavia, rispetto ad altre nazioni, in Italia c’è meno interesse a cessare la fabbricazione di prodotti non sostenibili o non riparabili (35% rispetto al 48% Ue).

Ideali diversi di decarbonizzazione

Alla domanda “perché l’Italia dovrebbe ridurre la dipendenza dai combustibili fossili”, la questione climatica non è al primo posto. Nel 45% dei casi, infatti, il motivo principale è legato al fatto che le riserve mondiali sono in via di esaurimento oppure alla necessità di non acquistare risorse dagli altri Paesi. Per il 29%, invece, la ragione principale va vista nella necessità di ridurre l’inquinamento, soprattutto nelle città. Solo il 23% degli italiani afferma infine che il vantaggio principale sta nel contributo alla lotta ai cambiamenti climatici.

Cittadini al centro della transizione verde

“I cittadini di tutta Europa ci stanno inviando un messaggio incoraggiante – commenta Ambroise Fayolle, vicepresidente della BEI -. Credono fermamente nel potere del comportamento dei singoli individui per far fronte alla crisi climatica. Ma anche che nessuno deve essere lasciato indietro nella transizione verde”.

Resta tuttavia molto da fare, per coinvolgere efficacemente tutti gli attori di questo percorso. Potenziare i progetti green ed esplorare soluzioni innovative per aiutare le persone a evolvere verso un futuro più sostenibile.

Informazioni su Maria Cecilia Chiappani 461 Articoli
Copywriter e redattore per riviste tecniche e portali dedicati a efficienza energetica, elettronica, domotica, illuminazione, integrazione AV, climatizzazione. Specializzata nella comunicazione e nella promozione di eventi legati all'innovazione tecnologica.

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