Serve un salto di qualità nel processo di decarbonizzazione dell’Italia

L’Italy Climate Report 2021 indica che il nostro paese non è sulla strada giusta per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione. Le proposte per industria, edilizia, trasporti e agricoltura

Decarbonizzazione

Si chiama Italy Climate Report ed è il documento con il quale ogni anno l’omonima organizzazione (I4C) fa il punto sulla performance climatica del Paese. La presentazione dell’edizione 2021 è avvenuta nel corso della Conferenza nazionale sul clima svoltasi poche settimane fa, un evento che ha visto confrontarsi i rappresentanti delle istituzioni, le imprese e tutti i principali stakeholder nazionali.

E non a caso, considerate le evidenze non certo entusiasmanti segnalate dal Report, nell’ambito della conferenza è stata presentata anche la nuova Roadmap climatica 2.0, ovvero il percorso per l’Italia delineato da I4C per riuscire a raggiungere la neutralità carbonica, un cammino declinato anche per percorsi settoriali.

Evidenze non entusiasmanti perché, sostanzialmente, “l’Italia non è ancora sulla strada giusta per rispettare gli impegni dell’Accordo di Parigi e rispondere alla chiamata della recente Cop26”.

Non solo: per rimettersi in carreggiata, dando il contributo richiesto per contenere il riscaldamento globale entro il grado e mezzo di temperatura, è necessario un salto di qualità.

Le fonti fossili ancora all’80%

traffico urbano

A fotografare una realtà insoddisfacente, che vede il rallentamento dell’Italia sulla strada della decarbonizzazione verificatosi negli ultimi anni, ci sono vari numeri riportati sul Report. A cominciare dalla situazione attuale, con circa l’80% del fabbisogno energetico del nostro Paese che è ancora soddisfatto da gas, petrolio e carbone.

L’Italy Climate Report indica che dal 2014 al 2019 in Italia le emissioni si sono ridotte di appena 10 milioni di tonnellate di CO2eq, il tutto mentre continua l’aumento dei consumi di energia (+9% tra il 1990 e il 2019). Non conforta nemmeno il dato relativo all’utilizzo delle fonti rinnovabili, “ferme dal 2015 al 2019 e addirittura diminuite nell’anno della pandemia di circa 400mila tonnellate equivalenti di petrolio (circa il 2%)”.

Edo Ronchi, presidente Fondazione Sviluppo Sostenibile e Promotore di Italy for Climate, ha sottolineato che “gli obiettivi climatici adottati dall’Italia con il Piano nazionale per l’energia e il clima non sono in linea con i nuovi target europei. L’Italia deve fare di più per la propria decarbonizzazione varando una legge per la protezione del clima che renda legalmente vincolanti e aggiornati i suoi target climatici che andranno declinati anche per i principali settori economici: industria, trasporti, agricoltura ed edifici”.

La Roadmap climatica 2.0

Italy Climate Report

Da qui l’elaborazione da parte di Italy for Climate della citata Roadmap climatica 2.0 per consentire al Paese di raggiungere la neutralità carbonica entro la metà del secolo nel rispetto degli accordi di Parigi. Un documento, quello di I4C, che prevede una riduzione delle emissioni del 55% al 2030 rispetto al 1990, a fronte del taglio di appena il 19% registrato al 2019.

Per rimettersi in carreggiata nell’arco di appena un decennio, la Roadmap specifica che sarà necessario ridurre i consumi energetici di circa il 15% e nello stesso tempo raddoppiare la produzione da fonti rinnovabili, portandole nel settore elettrico al 70% della produzione nazionale.

L’utilizzo delle fonti rinnovabili dovrà poi aumentare in modo significativo anche nel settore dei trasporti e nella generazione del calore. Fonti rinnovabili che complessivamente nel 2030 dovranno arrivare a soddisfare circa il 43% del fabbisogno energetico nazionale.

Le proposte per ridurre le emissioni nell’industria e nell’edilizia

Ed è ragionando per settori che I4C specifica le proposte contenute nella Roadmap climatica 2.0, a cominciare dal comparto industriale, il primo per emissioni di gas serra in Italia, con il 37% del totale nazionale, ma anche quello che più di tutti ha mostrato risultati concreti sul fronte della decarbonizzazione, con un taglio dal 1990 al 2019 di 85 milioni di tonnellate di Co2eq.

Secondo la Roadmap, il settore industriale dovrà tagliare le proprie emissioni del 43% rispetto al 2019, arrivando a circa 87 milioni di tonnellate di CO2 equivalente nel 2030. Questo taglio sarà reso possibile non solo grazie a una riduzione degli attuali consumi di energia dell’11%, ma soprattutto grazie a una importante crescita delle fonti rinnovabili (nel 2030 saranno il doppio di quelle attuali) e alla elettrificazione di una parte dei consumi da combustibili fossili.

Per quanto riguarda il comparto degli edifici – residenziali, pubblici e commerciali – attualmente è il secondo per emissioni (il 28% delle emissioni nazionali) ma il primo per consumi di energia con quasi la metà del totale nazionale. Dal 1990 al 2019 ha ridotto del 10% le emissioni di gas serra, ma allo stesso tempo ha aumentato di ben il 44% il consumo energetico.

Secondo la Roadmap di I4C, gli edifici rappresentano il settore che fornirà il maggior contributo in termini di riduzione delle emissioni di gas serra nazionali da oggi al 2030, con un taglio del 55% rispetto al 2019 grazie soprattutto alla riqualificazione energetica. In particolare, ogni anno dovranno essere riqualificati il 2% degli edifici privati e il 3% degli edifici pubblici.

Le proposte per la decarbonizzazione di trasporti e agricoltura

agricoltura

Il settore dei trasporti rappresenta il terzo responsabile delle emissioni di gas serra, con il 26% del totale nazionale. Ma soprattutto è l’unico settore che nel trentennio analizzato non ha ridotto affatto le proprie emissioni rimaste attorno a 110 milioni di tonnellate di CO2eq.

La Roadmap indica quindi che il comparto dovrà ridurre entro il 2030 le proprie emissioni di gas serra del 29% rispetto al 2019 e i propri consumi di diesel e benzina del 34%. Ciò comporterà la riduzione del parco complessivo di autoveicoli fino a circa 33 milioni di autoveicoli circolanti nel 2030, migliorando il trasporto condiviso e la mobilità attiva in città. Per quella data sarà necessario avere sulle strade italiane 6 milioni di veicoli elettrici (oggi sono poco più di 200mila).

Infine il comparto agricolo, che è responsabile del 9% delle emissioni nazionali di gas serra. L’andamento storico è particolare, considerato che in trent’anni le emissioni si sono ridotte del 16%, ma tra il 2015 e il 2019 invece di diminuire sono ritornate a crescere. Dunque, secondo I4C, il settore agricolo dovrà ridurre entro il 2030 le proprie emissioni di gas serra del 29% rispetto al 2019, impegnandosi in primo luogo nella decarbonizzazione degli allevamenti.

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Giornalista professionista ed esperto di tecnologia. Da molti anni redattore economico e finanziario de l'Unità, ha curato il Canale Tecnologia sul sito de l'Unità