Comunità energetiche: che sia la volta buona?

Il Decreto Milleproroghe incentiva il percorso green dell’energia italiana, “parlando” di comunità energetiche e autoconsumo anche in contesti condominiali. Ora bisogna agire…

Comunità energetiche di abitazioni e condomìni

Mai pensato di vendere energia elettrica al vicino di casa? Anche l’Italia, oggi, può parlare di comunità energetiche. Per la prima volta, infatti, la normativa viene in soccorso di un’opportunità molto attesa dal mondo rinnovabile e dai consumatori italiani.

Parliamo di quanto previsto all’articolo 42-bis “Innovazione in materia di Autoconsumo da fonti rinnovabili” del Decreto Milleproroghe, che consente ai cittadini di esercitare collettivamente il diritto di produrre, immagazzinare, consumare, scambiare e vendere l’energia auto prodotta, con l’obiettivo di fornire benefici ambientali, economici e sociali. Una vera e propria svolta decentralizzata, da interpretare al meglio per favorire la transizione energetica del nostro Paese.

Tra fotovoltaico, prosumer (produttori-consumatori) e condominio del futuro si colloca l’opinione di Valerio Natalizia, Regional Manager South Europe di SMA, su questa potenziale rivoluzione.

Dal singolo prosumer alle comunità energetiche

“A livello normativo, l’autoproduzione da fonti rinnovabili non interessa più solo le abitazioni indipendenti, ma anche i condomìni, che ospitano circa il 60% della popolazione italiana – spiega il manager -. La grande novità consiste soprattutto nella possibilità di stoccare l’energia prodotta dagli impianti fotovoltaici per consumarla in maniera differita”.

Una rivoluzione che il settore elettrico e la filiera del fotovoltaico aspettavano da tempo, per dare una spinta definitiva alla transizione energetica italiana

Gli utenti, infatti, possono associarsi e divenire auto-consumatori che agiscono collettivamente. In che modo? Condividendo l’energia prodotta e utilizzando la rete di distribuzione esistente, purché gli impianti coinvolti non superino la potenza complessiva di 200 kW. Inoltre, l’energia condivisa deve essere pari al minimo, in ciascun periodo orario, tra l’energia elettrica prodotta e immessa in rete dagli impianti a fonti rinnovabili e quella prelevata dall’insieme dei clienti associati.

Quali vantaggi per i cittadini

Le community energetiche portano all’utente finale risparmi prossimi al 20-25% sul costo dell’energia, l’equivalente di circa 0,10 €/kWh. Non solo, i prosumer condominiali hanno finalmente l’opportunità di interagire “elettricamente” tra loro, magari vendendosi reciprocamente energia. Una prospettiva ben più ampia, che non limita l’impianto fotovoltaico all’alimentazione delle utenze comuni o alle attività del singolo appartamento.

“La norma facilita la diffusione di nuovi impianti green tramite l’aggregazione di piccoli investitori – aggiunge Natalizia -, semplificando acquisto di energia e accesso ai mercati energetici senza trascurare le finalità di carattere sociale. L’impianto, infatti, non deve rappresentare l’attività remunerativa principale dei condomini, intervenendo così nella lotta alla povertà energetica”.

Verso i condomìni a emissioni zero

Si profila così il condominio del futuro: interconnesso, efficiente e ovviamente rinnovabile. Soprattutto, grazie all’intelligenza artificiale, il building sarà in grado di apprendere i comportamenti delle utenze e ottimizzare i consumi degli impianti, integrati in un’unica piattaforma di controllo.

Un passaggio già abilitato dalle tecnologie sul mercato: ennexOS di SMA, per esempio, raccoglie efficacemente in un unico portale tutti i dati delle comunità energetiche. Gli unici limiti allo sviluppo dei condomìni autosufficienti, in verità, sono i condomìni stessi. Per intervenire sulle strutture italiane più datate, gli utenti dovranno prevedere adeguamenti strutturali e impiantistici, necessari per avviare il circolo virtuoso dell’autoconsumo collettivo.

Comunità energetiche e mobilità elettrica

“I cambiamenti smart delle città italiane avranno importanti ricadute sul nostro vivere comune, incentivando anche la mobilità elettrica – conclude Valerio Natalizia -. Basti pensare a un impianto installato sul tetto di una scuola, che durante il weekend dedica alla comunità l’energia accumulata in settimana, offrendo spazi per la ricarica elettrica di auto, moto, biciclette e trasporto pubblico”.

Ciò che in molti Paesi europei è realtà, in Italia ha ancora le sembianze di un embrione da crescere con cura. I segnali sono incentivanti, ma servirà comprendere bene la normativa e conoscere il livello di incentivo previsto per l’attivazione delle comunità energetiche.

Maria Cecilia Chiappani
Informazioni su Maria Cecilia Chiappani 321 Articoli
Copywriter e redattore per riviste tecniche e portali dedicati a efficienza energetica, elettronica, domotica, illuminazione, integrazione AV, climatizzazione. Specializzata nella comunicazione e nella promozione di eventi legati all'innovazione tecnologica.