Con Italia 1.5 grandi benefici per occupazione e costi di bilancio

Lo studio presentato da Greenpeace parla di possibile rivoluzione a costo zero, con gli investimenti sulle rinnovabili compensati dai risparmi sul fossile

rinnovabili e occupazione

Una delle parti più interessanti contenute in “Italia 1.5”, lo scenario di rivoluzione energetica presentato da Greenpeace Italia, è quella che si sofferma sulle conseguenze economiche legate a una decisa accelerazione nella transizione verso il green del nostro Paese. Un’analisi che prende in considerazione sia i riflessi sull’occupazione sia quelli sulla bilancia dei pagamenti nazionale.

Fino a 65mila posti di lavoro in più nel 2030

Lo studio di Greenpeace sottolinea innanzitutto come nel Piano Nazionale Integrato Energia e Clima, presentato in forma definitiva dal governo all’Ue nel gennaio 2020, viene previsto nel prossimo decennio un leggero aumento dell’occupazione nel settore energetico. Infatti, si passerebbe dagli 88mila occupati del 2017 fino ai 98 mila preventivati per il 2030. Negli scenari di Italia 1.5 vengono invece contemplati degli aumenti molto più rilevanti, ovviamente legati a un maggiore numero di occupati nel settore green delle rinnovabili.

In particolare, se l’Italia scegliesse di adottare piani più ambiziosi ed efficaci per affrontare l’emergenza climatica, potrebbe arrivare ad avere un totale di 135 mila occupati nel 2030, dunque con 37 mila posti di lavoro aggiuntivi rispetto a quelli previsti dal piano di governo, nell’ambito dello scenario E[R] illustrato da Greenpeace, quello che prevede la decarbonizzazione totale del Paese nel 2050. Se poi ci si muovesse nell’ottica dello scenario Adv E[R], nel quale la completa decarbonizzazione viene realizzata nel 2040, i posti di lavoro salirebbero a quota 163mila alla fine di questo decennio, di cui l’86,5% nei settori delle fonti rinnovabili (con un incremento di ben 65mila posti di lavoro rispetto allo scenario governativo).

report Italia 15 GreenPeace - occupazione

Risparmi enormi dall’eliminazione dei combustibili fossili

Per quanto attiene l’analisi economica dei costi/benefici per il sistema Paese, lo studio di Greenpeace contiene delle considerazioni niente affatto scontate. Se appare chiaro che per realizzare uno dei due scenari alternativi al piano del governo servono degli investimenti, anche cospicui, non va però dimenticato che allo stesso tempo si realizzerebbero dei notevoli risparmi dovuti al minor consumo di gas fossile, petrolio e carbone. E su queste premesse si potrebbe persino parlare di una rivoluzione energetica a costo zero, se non addirittura con saldo positivo.

Nel dettaglio, in base ai consumi attuali, già nello scenario E[R] il risparmio sui costi di petrolio, gas o carbone viene stimato in circa 31,9 miliardi di euro nel decennio 2020-2030. Ma, secondo lo scenario più virtuoso, l’Adv E[R], nello stesso periodo con un investimento aggiuntivo quantificato in circa 37 miliardi di euro si otterrebbero risparmi sui costi dei combustibili fossili fino a 36,5 miliardi di euro. Pertanto, quest’ultimi coprirebbero quasi del tutto i costi degli investimenti aggiuntivi, da qui il concetto di rivoluzione a costo zero. Ed in ogni caso, tra il 2030 e il 2050, in entrambi gli scenari E[R] e Adv E[R] i risparmi sui costi dei combustibili fossili supererebbero i costi di investimento necessari per la produzione di energia.

report Italia 1.5 - Gli investimenti

Marco Ventimiglia
Informazioni su Marco Ventimiglia 74 Articoli
Giornalista ed esperto di tecnologia