
Dire che ogni manufatto costruito dall’uomo prima o poi giunge al termine della sua durata e va quindi riciclato o smaltito nel modo corretto può sembrare un’ovvietà. Ma in realtà, se l’argomento ci sembra più o meno familiare per gli oggetti di utilizzo quotidiano, il più delle volte di dimensioni contenute, quasi sempre non abbiamo idea di cosa avviene quando ad arrivare a fine vita sono i grandi manufatti. Un esempio? Le pale eoliche…
Il possibile riciclo delle pale eoliche è sicuramente uno degli argomenti in questione, di fatto fuori dai radar della comunicazione, eppure di grande importanza, come ci ricorda un recente studio che ci arriva dalla Lituania, opera dei ricercatori dell’Università di Tecnologia di Kaunas (KTU). Una provenienza non casuale, visto che il Baltico è una delle aree “sensibili” per quanto riguarda lo sfruttamento dell’energia eolica.
Se riciclare un qualsiasi prodotto è già di per sé importante, lo diventa ancor di più per le pale eoliche, e non soltanto per una questione di dimensione. Infatti, esiste una ragione che attiene ad un aspetto fondamentale quale la salute pubblica. Per capirlo occorre avere ben chiaro il procedimento costruttivo delle pale, così come viene esposto nella ricerca lituana.
Le pale eoliche sono realizzate con materiali compositi, come strati di fibra di vetro o fibra di carbonio, che vengono rinforzati con resina epossidica o poliestere. Grazie a queste modalità di fabbricazione le pale eoliche acquisiscono robustezza e affidabilità, con una durata d’esercizio che si attesta fra i 20 e i 25 anni.

Ma come accade non di rado, quel che rappresenta un punto di forza del prodotto “in vita”, assume tutt’altra valenza al momento della sua dismissione. Nel caso in questione, a complicare non poco il riciclaggio delle apparecchiature eoliche è proprio la pericolosità di alcuni materiali utilizzati nel processo di fabbricazione, uno in particolare.
“L’analisi di diverse pale di turbine eoliche – si legge nella ricerca – ha rivelato che le resine poliestere insature sono predominanti nella produzione di turbine eoliche nella regione baltica, e questo grazie al loro rapporto costo-efficacia rispetto alle resine epossidiche. Ma lo stirene, un componente principale della resina poliestere, comporta notevoli rischi per l’ambiente e la salute”.
Se smaltito nelle discariche, lo stirene diventa altamente tossico per l’uomo e può causare il cancro ai polmoni. Inoltre, può inquinare e avvelenare le falde acquifere e il suolo. Anche per questo, fino a pochi anni fa le pale delle turbine eoliche erano quasi impossibili da riciclare. Infatti, con i metodi di smaltimento convenzionali, in primis la messa in discarica, si va incontro ad evidenti rischi ambientali oltre che determinare l’esaurimento delle risorse potenzialmente riutilizzabili.
Con il loro studio, i ricercatori lituani propongono adesso una soluzione innovativa, volta a “neutralizzare” lo stirene e a ridurre l’inquinamento ambientale legato al trattamento delle pale eoliche a fine vita. In particolare, sono riusciti a estrarre con successo lo stirene dalle pale, sotto forma di un olio ricco di stirene, utilizzando un reattore di pirolisi.
“L’obiettivo principale della ricerca – ha spiegato il dottor Samy Yousef, ricercatore presso l’Università di Tecnologia di Kaunas – era trovare un modo per estrarre fibre di carbonio e resina dalle vecchie pale delle turbine eoliche che sono difficili da smaltire perché contengono sostanze tossiche e non sono biodegradabili”.
Lo stesso Youssef ha precisato che durante gli esperimenti anche le fibre contenute nelle pale, ovvero il carbonio e la fibra di vetro, sono state recuperate e purificate attraverso un processo di ossidazione, “offrendo un materiale di riempimento sostenibile per migliorare le proprietà meccaniche dei materiali compositi”.
Nella ricerca è stato anche calcolato il minore impatto ambientale grazie al processo di pirolisi. Eseguendo la valutazione del ciclo di vita, è emerso “il significativo potenziale ambientale della pirolisi dei rifiuti di lama rispetto allo smaltimento in discarica sotto tre aspetti: minore riscaldamento globale, riduzione dell’ozono stratosferico e dell’uso di risorse fossili e minerali. I risultati hanno rivelato notevoli miglioramenti in vari indicatori ambientali, con miglioramenti che vanno dal 43 al 51%, un grande risultato”.