Nel 2020 fase di stallo per la qualità energetica degli immobili

Meno interventi di riqualificazione a causa della pandemia ma il Superbonus ne ha attenuato l'impatto. Classi energetiche peggiori ancora largamente prevalenti

Qualità energetica degli edifici: dalla A alla G

Più di 500 agenti immobiliari per raccontarci come vanno le cose nel nostro Paese in relazione all’efficientamento energetico degli immobili. E per dirci che sotto questo profilo, nonostante tutto quello che sappiamo e abbiamo vissuto, il 2020 non è stato comunque un anno da buttar via. Messaggi contenuti nell’analisi, presentata pochi giorni fa, sul monitoraggio delle dinamiche del mercato immobiliare in funzione delle caratteristiche e della qualità energetica degli edifici.

Un’indagine, frutto della collaborazione tra l’ENEA, l’Istituto per la Competitività (I-Com) e la Federazione Italiana degli Agenti Immobiliari Professionisti (FIAIP), che è stata appunto condotta su un campione di oltre 550 agenti immobiliari professionali FIAIP. Da essa, come detto, emerge una tenuta sostanziale del mercato. Un risultato forse determinato negli ultimi mesi del 2020 dall’introduzione del nuovo regime di incentivi fiscali per gli interventi di efficienza energetica e antisismici degli edifici, previsti con il ricorso al Superbonus.

L’anno scorso sostanziale tenuta del mercato

“La tenuta del mercato immobiliare anche rispetto alla dimensione dell’efficienza energetica – ha sottolineato il vicepresidente I-Com, Franco D’Amore – è un dato molto positivo se si considera che il 2020 è stato un anno particolare, segnato da consistenti arretramenti di molti indicatori economici e di benessere sociale causati alla pandemia. Se però guardiamo agli obiettivi per l’efficienza energetica al 2030 e, ancor di più, alla prospettiva della decarbonizzazione del parco immobiliare al 2050, il dato è largamente insoddisfacente”.

In particolare, l’indagine evidenzia come la percentuale di immobili appartenenti alla “insostenibile” classe energetica G purtroppo risulti ancora la maggiore nel 2020, durante il quale non si è ancora registrata la necessaria accelerazione della qualità energetica degli immobili in linea con le prospettive indicate dall’Unione europea. Va del resto considerato che l’anno scorso si é registrato un calo delle compravendite accompagnato dallo stop parziale delle ristrutturazioni. Una situazione successiva all’accelerazione registrata nel corso degli anni precedenti.

Qualità energetica: nuovi immobili all’80% nelle migliori classi

Per quanto riguarda il comparto del nuovo e del ristrutturato si assiste a un sostanziale consolidamento dei dati rispetto all’anno 2019. Nel dettaglio, raggiunge quasi un valore di saturazione la percentuale dei nuovi immobili oggetto di compravendita che sono collocati nelle classi energetiche A1-4 e B, che è pari all’80%. Una dimostrazione, evidenzia l’indagine, che gli obblighi di legge sugli standard minimi hanno inciso notevolmente sui trend di mercato per questa tipologia di immobili.

Risulta leggermente in calo, invece, il dato relativo agli immobili di migliore qualità energetica sottoposti a ristrutturazione e immessi sul mercato, che passa dal 36% del 2019 al 30% del 2020. Si tratta di una flessione che interrompe la crescita registrata nei due anni precedenti relativamente agli edifici ristrutturati, un comparto cruciale per il tema dell’efficientamento energetico dello stock immobiliare italiano.

La speranza è che nei prossimi anni possa arrivare una decisa scossa al settore dal crescente ricorso al Superbonus, sempre che la misura venga effettivamente prorogata almeno fino al termine del 2023.

Mercato immobiliare in funzione delle caratteristiche energetiche degli edifici

Ripartizione degli edifici per classi energetiche

Un’altra parte interessante dell’analisi è relativa alla percentuale di edifici e alle classi energetiche maggiormente ricercate. Le quattro classi peggiori in termini di performance energetiche (G-D) coprono una percentuale che va dall’85% dei monolocali al 74% delle villette a schiera. Al contrario, spiccano le performance delle villette a schiera (16%) e delle ville unifamiliari (11%) in termini di edifici oggetto di compravendita nelle prime classi energetiche (A1-A4). E si consolida il dato degli edifici di pregio compravenduti e che ricadono nelle classi energetiche A1-4.

Lo sguardo all’immediato futuro non può che essere condizionato dagli effetti che avrà il Superbonus. Tra gli agenti immobiliari prevale una valutazione prudente ma positiva rispetto all’impatto dell’agevolazione fiscale sul mercato immobiliare nel 2021. Un atteggiamento logico se è vero il 36% del campione sostiene che il Superbonus ha già avuto un impatto sul mercato, nonostante la recente adozione, ed un 12% degli agenti immobiliari reputa tale impatto di entità significativa.

Grazie al Superbonus davanti agli altri Stati Ue

“Il rapporto conferma le aspettative degli operatori sul Superbonus per la ripresa del mercato immobiliare e, più in generale, del settore delle costruzioni dove la pandemia ha bloccato i segnali di ripresa da una crisi iniziata nel 2008 – ha evidenziato Alessandro Federici, responsabile del Laboratorio monitoraggio politiche energetiche per l’efficienza energetica di ENEA -. Il PNRR va esattamente in questa direzione con circa 15 miliardi di euro previsti per l’efficienza energetica e la sicurezza degli edifici. Il fatto di poter disporre di un meccanismo di incentivazione già noto e largamente utilizzato come l’Ecobonus, e ora il Superbonus, rappresenta sicuramente un vantaggio rispetto agli altri Stati europei che non hanno a disposizione misure simili”.

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Giornalista professionista ed esperto di tecnologia. Da molti anni redattore economico e finanziario de l'Unità, ha curato il Canale Tecnologia sul sito de l'Unità