
Nel 2015 le Nazioni Unite hanno lanciato l’Agenda 2030, un piano globale articolato in 17 obiettivi per uno sviluppo sostenibile ed equo. A dieci anni di distanza, il Goal 7 rimane tra i più strategici perché punta a garantire un’energia economica, affidabile, sostenibile e moderna per tutti.
Un traguardo cruciale in un contesto segnato dalla crisi climatica, dall’instabilità dei mercati e dall’urgenza di accelerare la transizione verde. L’energia, infatti, è al tempo stesso motore di sviluppo economico e sociale e uno dei principali fattori di pressione ambientale. Nel 2024, la domanda mondiale è aumentata del 2%, toccando il massimo storico di 592 EJ (The Energy Institute Statistical Review of World Energy). Per l’Italia e l’Europa, centrare il Goal 7 significa investire su rinnovabili, efficienza e tecnologie digitali, costruendo un sistema energetico resiliente, accessibile e a basse emissioni.
Negli ultimi anni l’accesso all’energia è migliorato a livello globale, ma le disuguaglianze restano profonde: 666 milioni di persone nel mondo non hanno ancora accesso all’elettricità e circa 2 miliardi dipendono da combustibili inquinanti per cucinare o riscaldarsi (IEA – Tracking SDG7). In Europa la copertura è pressoché universale, ma la povertà energetica continua a pesare su milioni di famiglie.
Il Goal 7 si concentra su quattro priorità:
Tradotti nel contesto nazionale, questi obiettivi significano accelerare la diffusione delle rinnovabili, potenziare le reti e i sistemi di accumulo, ridurre i consumi negli edifici e nei processi produttivi e promuovere nuove forme di partecipazione come le comunità energetiche.

Per centrare gli obiettivi del Goal 7, la trasformazione del sistema energetico deve poggiare su un mix integrato di tecnologie. Il fotovoltaico, in crescita a doppia cifra grazie al calo dei costi e alla diffusione delle installazioni distribuite, si conferma trainante. L’eolico, in forte espansione, è decisivo per diversificare il mix, mentre l’idroelettrico continua a svolgere un ruolo fondamentale di stabilizzazione del sistema.
In Italia, secondo Terna, da gennaio a luglio 2025, sono stati installati 3.705 MW di nuova capacità rinnovabile, con un incremento del 53,4% per l’eolico e del 17,8% per il fotovoltaico rispetto allo stesso periodo del 2024.
A luglio le rinnovabili hanno coperto circa il 44% del fabbisogno elettrico nazionale, con il fotovoltaico che da solo rappresenta il 26% della produzione green. Nonostante i progressi, il Rapporto 2024 dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) – “Coltivare ora il nostro futuro” avverte che, con gli attuali trend, al 2030 la quota di rinnovabili potrebbe fermarsi al 35,9%, contro il target europeo del 42,5% (Target 7.2 del Goal).
Accanto alle rinnovabili, diventano fondamentali le soluzioni per l’accumulo e la gestione intelligente delle reti. Le batterie e il pompaggio idroelettrico contribuiscono a bilanciare la variabilità delle fonti non programmabili, mentre l’idrogeno verde offre una riserva di lungo periodo e un’alternativa ai combustibili fossili nei settori più energivori. Le smart grid e i sistemi digitali, infine, rafforzano la stabilità della rete e promuovono una partecipazione più attiva degli utenti.
L’efficienza energetica è l’altra faccia della medaglia: ridurre i consumi negli edifici, nell’industria e nei trasporti significa abbassare le emissioni di CO₂ e liberare risorse. Su questo fronte, secondo l’ASviS, la riduzione dell’intensità energetica del 42,5% entro il 2050 appare raggiungibile. Più critico invece l’obiettivo sui consumi finali, che dovrebbero calare del 20% entro il 2030 rispetto al 2020: le proiezioni indicano che, allo stato attuale, sarà difficile centrarlo.
Il raggiungimento del Goal 7 si colloca in un quadro normativo in costante evoluzione. A livello europeo, il Green Deal e il pacchetto Fit for 55 hanno fissato obiettivi stringenti di riduzione delle emissioni e crescita delle rinnovabili, affiancati dalla Direttiva RED III e dalla revisione delle norme sull’efficienza energetica.
L’elettrificazione dei consumi finali – dal riscaldamento alla mobilità elettrica – è parte integrante di questa strategia, perché consente di sostituire progressivamente i combustibili fossili con energia prodotta da fonti rinnovabili. Nel 2024 la quota di rinnovabili in Europa ha raggiunto il 45% della produzione elettrica, superando per la prima volta i combustibili fossili (31,7%).
In Italia, il PNIEC – Piano Nazionale Integrato Energia e Clima – traccia il percorso al 2030, con obiettivi ambiziosi: una quota di rinnovabili pari al 39,4% nei consumi energetici complessivi e al 63,4% nei consumi elettrici. Tuttavia, alla luce delle stime più recenti, questi traguardi, pur significativi, non bastano a garantire il pieno raggiungimento del Goal 7, che richiede un’accelerazione ben più decisa sulle rinnovabili e sull’efficienza energetica. Non a caso, l’ASviS richiama la necessità di un vero e proprio “salto legislativo”, definendo “insostenibile” l’attuale traiettoria rispetto agli obiettivi fissati.
La transizione energetica, pur con le sue complessità, apre al nostro Paese scenari di grande valore. L’Italia può infatti sfruttare la propria posizione strategica nel Mediterraneo come hub per le rinnovabili, valorizzando il potenziale del solare, dell’eolico offshore e i collegamenti con il Nord Africa. La crescita delle comunità energetiche e dell’autoconsumo collettivo rafforza la resilienza dei territori e promuove modelli più partecipativi di gestione dell’energia.
Parallelamente, l’innovazione tecnologica e digitale – dalle smart grid ai sistemi di accumulo – può consolidare la leadership industriale in settori ad alto valore aggiunto, creando nuove filiere e occupazione qualificata. Restano tuttavia nodi critici da affrontare:
In questo scenario, il raggiungimento dei target del Goal 7 dell’Agenda 2030 rappresenta un’occasione per
Non si tratta soltanto di rispettare una scadenza al 2030, ma di usare il Goal 7 come bussola per ripensare il modello energetico in chiave di resilienza, innovazione e giustizia sociale, facendo della transizione un motore di sviluppo più equo, sicuro e condiviso.
