
Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua è uno degli obiettivi più urgenti dell’Agenda 2030. Il Goal 6 – Acqua pulita e servizi igienico-sanitari mira ad assicurare l’accesso universale all’acqua potabile, ridurre l’inquinamento, migliorare l’efficienza nell’uso delle risorse idriche e rafforzare la cooperazione internazionale nella gestione delle acque transfrontaliere.
L’acqua è una vera infrastruttura vitale della transizione sostenibile: sostiene salute, sicurezza alimentare, produzione energetica e sviluppo industriale, collegandosi direttamente ad altri Obiettivi di Sviluppo Sostenibile — dal clima (Goal 13) all’energia (Goal 7), dalle città sostenibili (Goal 11) alla tutela degli ecosistemi (Goal 14 e 15).
Come ricorda l’ONU, il raggiungimento del Goal 6 rappresenta il presupposto per tutti gli altri traguardi dell’Agenda: senza una gestione efficiente, equa e resiliente dell’acqua non può esistere transizione ecologica né sicurezza energetica.
Secondo il Rapporto Unesco Water 2024, oltre 2,2 miliardi di persone nel mondo non hanno accesso ad acqua potabile sicura e 3,4 miliardi vivono senza servizi igienico-sanitari adeguati. Solo il 56% delle acque reflue domestiche viene trattato in modo sicuro, un dato pressoché invariato dal 2000, mentre una persona su dieci vive in aree ad alto stress idrico.
Il 67% delle scuole del pianeta non dispone di servizi igienici di base e oltre il 40% degli ospedali non ha accesso costante all’acqua potabile.
La gestione integrata delle risorse idriche (Target 6.5 dell’Agenda 2030) è oggi adottata solo dal 57% dei Paesi, con profonde disuguaglianze regionali: il 70% dei governi segnala carenze finanziarie nella gestione locale.
Le Nazioni Unite sottolineano che la scarsità idrica non è solo una minaccia ambientale ma un moltiplicatore di instabilità sociale, economica e geopolitica, con ripercussioni dirette sulla salute, sull’energia e sulla sicurezza alimentare. Senza un’accelerazione globale sugli investimenti idrici, avverte il rapporto, sarà impossibile centrare non solo il Goal 6, ma anche gran parte degli altri obiettivi dell’Agenda 2030.
In Europa, il tema della sicurezza idrica sta rapidamente scalando l’agenda politica e industriale. Ondate di calore, siccità prolungate e precipitazioni estreme stanno modificando la geografia delle risorse e imponendo nuovi modelli di gestione.
Il Rapporto ASviS 2025 mostra che l’indice composito del Goal 6 nell’UE resta sostanzialmente stabile, risultato di un equilibrio tra progressi e criticità. Da un lato, cresce la quota di popolazione servita da sistemi di trattamento secondario delle acque reflue (+4,6 punti percentuali) e diminuisce quella priva di servizi igienici domestici (-1,4 punti tra il 2010 e il 2020). Dall’altro, l’indice di sfruttamento idrico peggiora leggermente (+1,8 punti), segnalando una pressione crescente sulle risorse.
Le differenze tra Paesi si riducono ma restano significative: quattro Stati migliorano in modo netto, cinque peggiorano, e l’Italia figura tra quelli ancora al di sotto della media europea.

La crescente scarsità idrica in Europa non è solo una sfida ambientale, ma un fattore di competitività economica e di sicurezza energetica: secondo l’Unesco Water 2024, il rischio maggiore riguarda la produttività dei settori industriali e agricoli, sempre più esposti a shock climatici e scarsità di approvvigionamento. Da qui l’urgenza di una governance integrata e digitale del ciclo idrico, basata su economia circolare e innovazione tecnologica, come precondizione per la resilienza del sistema europeo.
In Italia persiste una condizione di stress idrico strutturale. Il Rapporto ASviS 2025 registra un peggioramento dell’indicatore composito del Goal 6: l’indice di sfruttamento delle acque è cresciuto di oltre 10 punti rispetto al 2010, mentre la dispersione idrica nazionale resta al 42,4%, lontana dal target del 35,2%.
Il divario territoriale rimane tra i più marcati d’Europa: su 21 regioni e province autonome, 20 hanno peggiorato le proprie performance rispetto al 2010 e solo una è stabile. Nel Mezzogiorno, l’indice composito del Goal 6 è mediamente inferiore di 15 punti rispetto al Nord, segno di forti disparità infrastrutturali e gestionali.
Secondo l’ISTAT SDGs 2025, il 28,7% delle famiglie non si fida dell’acqua del rubinetto, un dato stabile ma sintomatico della scarsa fiducia nella rete idrica. L’efficienza media della distribuzione è scesa al 57,6%, in calo dal 2008, e quasi il 9% delle famiglie segnala irregolarità nel servizio. Oltre il 60% delle condotte ha più di trent’anni e una quota rilevante supera i cinquanta, aggravando perdite e rotture. Le inefficienze amministrative — come consumi non autorizzati o errori di misura — restano più diffuse nel Centro-Sud, dove metà delle province registra valori inferiori alla media nazionale.
Secondo la Community Valore Acqua 2025 di The European House – Ambrosetti (TEHA), l’acqua rappresenta l’elemento abilitante per 383 miliardi di euro di valore aggiunto nel 2023, pari al 20% del PIL nazionale. Tuttavia, il sistema mostra ampie inefficienze che rendono necessarie misure per la salvaguardia della qualità della risorsa, una sua gestione circolare e digitale e la promozione della consapevolezza sul suo valore: il 14% dei volumi delle dighe non è utilizzato, 1,8 miliardi di m³ restano bloccati da vincoli autorizzativi e 58 milioni di m³ sono occupati da sedimenti.
A livello europeo, l’Italia è tra i Paesi più idrovori:
Gli investimenti nel Servizio Idrico Integrato hanno raggiunto 72 €/abitante nel 2024, quasi raddoppiati dal 2015 ma ancora sotto la media UE (83 €/abitante), e circa un quarto dei progetti PNRR risulta scoperto oltre il 2026.
Il Target 6.4 dell’Agenda 2030 — ridurre del 15% le perdite idriche entro il 2026 rispetto al 2015 — appare lontano: il valore attuale resta superiore del 7% alla soglia di riferimento. La scarsità d’acqua incide anche sul piano energetico, riducendo la produzione idroelettrica e, durante i picchi di calore, limitando l’operatività delle centrali termoelettriche.
A completare il quadro, il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC), approvato nel 2023, non è ancora pienamente operativo e manca l’Osservatorio nazionale previsto per coordinare politiche e competenze settoriali.
L’acqua è un motore invisibile dell’economia e un pilastro della competitività industriale e ambientale. Dalla sua gestione efficiente dipendono sicurezza alimentare, salute pubblica e produttività di settori chiave come agricoltura, energia e manifattura.
Per la Community di TEHA, il ciclo idrico esteso genera un Valore Aggiunto diretto di 11 miliardi di euro: un dato che conferma come l’acqua sia una vera infrastruttura economica, capace di generare crescita e innovazione lungo l’intera filiera.

Nonostante ciò, il Servizio Idrico Integrato soffre ancora investimenti inferiori alla media europea e una governance frammentata che limita programmazione e adattamento climatico. Rafforzare le reti e digitalizzare la gestione significa aumentare resilienza, ridurre perdite e migliorare l’efficienza energetica.
In questa direzione, la digital water economy è la chiave per modernizzare il sistema: sensori IoT, digital twin e piattaforme predittive ottimizzano portate, anticipano guasti e abilitano un modello di gestione integrata e sostenibile, dove innovazione e infrastruttura procedono insieme verso la sicurezza idrica ed energetica del Paese.
La sostenibilità idrica richiede una governance integrata, capace di coordinare politiche ambientali, industriali e territoriali. L’Unione Europea ha rafforzato il proprio quadro strategico con:
strumenti chiave per garantire sicurezza idrica e alimentare.
La Water Resilience Initiative 2024 segna un ulteriore passo avanti: punta a migliorare l’efficienza idrica complessiva dell’Unione di almeno il 10% entro il 2030 e a creare una rete di distretti idrici resilienti, sostenuti da fondi europei per la modernizzazione e la digitalizzazione delle infrastrutture.
In Italia, il PNRR destina circa 4,38 miliardi di euro al settore idrico, con interventi su qualità, riduzione delle perdite, reti irrigue e depurazione. Il Piano Nazionale di Adattamento definisce strategie di lungo periodo ma, in assenza di risorse dedicate, l’attuazione resta limitata.
La frammentazione delle competenze e i ritardi gestionali continuano a ridurre l’impatto delle politiche. Come sottolinea la Community Valore Acqua 2025, la sicurezza idrica è ormai una priorità anche energetica e industriale, e richiede una regia unica capace di integrare risorse, dati e tecnologie in una visione coordinata e duratura.
L’acqua è al tempo stesso vettore energetico e consumatrice di energia: la captazione, la distribuzione e il trattamento assorbono tra il 5% e il 10% dei consumi elettrici nazionali, una quota destinata a crescere con la domanda e gli standard qualitativi. Rendere più efficiente il ciclo idrico significa ridurre emissioni e costi, rafforzando la sicurezza energetica.
La Community Valore Acqua di TEHA e ASviS individuano alcune priorità per una filiera più resiliente e sostenibile. Serve anzitutto una visione condivisa che riconosca l’acqua come infrastruttura strategica e crei le condizioni abilitanti per nuovi investimenti, con un quadro regolatorio stabile e un adeguamento tariffario volto a promuovere l’uso responsabile.
La transizione passa da un aggiornamento infrastrutturale orientato alla circolarità e alla capacità di stoccaggio, e da una digitalizzazione spinta del sistema, con piattaforme e sensori per monitorare reti, perdite e consumi. Fondamentale è anche la cultura dell’acqua, da diffondere con programmi di formazione e sensibilizzazione rivolti a cittadini, imprese e scuole.
Infine, la collaborazione pubblico-privata deve diventare il pilastro di una governance integrata, capace di coordinare risorse, dati e tecnologie. Solo un approccio sistemico, che unisca innovazione, investimento e consapevolezza collettiva, può trasformare l’acqua da vulnerabilità in motore di resilienza e sviluppo sostenibile per il Paese.
