Storage energetico, scende in campo il governo americano

Annunciata l’iniziativa "Energy Storage Grand Challenge", volta a favorire il progresso tecnologico nel settore e affermare la leadership Usa

Energy Storage Grand Challenge per valorizzare lo storage energetico

Negli Stati Uniti l’attivismo del nuovo Segretario all’Energia Dan Brouillette, nominato dal presidente Trump, era in buona parte atteso ed in effetti l’uomo non ha perso tempo nel far parlare di sé e del suo Dipartimento. L’ultimo annuncio è relativo al varo di un’iniziativa denominata “Energy Storage Grand Challenge“. Si tratta di un programma governativo volto ad accelerare lo sviluppo, il commercio e l’utilizzo di una nuova generazione di tecnologie per l’immagazzinamento dell’energia, oltre che affermare la leadership americana nel settore dell’energy storage.

Segretario all'Energia USA Dan BrouilletteLeadership Usa da consolidare entro il 2030

“Lo storage energetico – ha affermato Dan Brouillette – è la chiave per valorizzare al massimo tutte le nostre diverse fonti d’energia”.

In quella che si potrebbe definire come una dichiarazione d’intenti relativa all’Energy Storage Grand Challenge, viene esplicitata la volontà “di creare e sostenere la leadership globale nell’utilizzo e nell’esportazione dello storage energetico, con lo sviluppo entro il 2030 di una filiera produttiva interna sicura ed indipendente dall’approvvigionamento di materie prime provenienti dall’estero”.

Il Dipartimento dell’Energia statunitense sottolinea poi come da un lato sia fondamentale il ruolo della Ricerca e Sviluppo nel mettere a punto le nuove tecnologie per l’immagazzinamento dell’energia, e dall’altro lato vadano invece governate ed indirizzate le sfide derivanti da questo continuo progresso tecnologico.

Gli obiettivi da raggiungere nel corso del decennio

In particolare, Energy Storage Grand Challenge comprende già una lista di obiettivi da raggiungere per gli Stati Uniti nel corso del decennio appena iniziato. Per quanto riguarda lo sviluppo tecnologico, si tratta di fissare i traguardi, “ambiziosi ma ottenibili”, e di conseguenza di indirizzare al settore della Ricerca e Sviluppo le risorse necessarie per conseguirli. Va poi accelerato il processo di trasferimento tecnologico dalla ricerca sull’energy storage al comparto privato attraverso una stretta collaborazione fra i protagonisti del settore.

Altro fattore importante, la formazione delle nuove generazioni di lavoratori in modo da renderli consapevoli delle necessità e dei benefici legati allo sviluppo dell’energy storage nel ventunesimo secolo. Ed ancora, viene posta attenzione all’individuazione di nuove tecnologie per migliorare i processi produttivi nonché il riciclo dei componenti impiegati, riducendo progressivamente, come detto, la dipendenza dall’estero per le materie prime necessarie.

Ridurre la dipendenza dall’estero per le materie prime

Del resto, quest’ultimo rappresenta un autentico tasto dolente per un’amministrazione, quella guidata da Donald Trump, che ha reso il riequilibrio della bilancia commerciale una delle sue missioni principali, con una conseguente pioggia di dazi sulle merci importate.

Tasto dolente perché la produzione delle batterie al litio, che al momento rappresentano circa il 90% del mercato dell’immagazzinamento energetico, necessita dell’impiego di materie prime come cobalto e nickel poco disponibili negli Stati Uniti. Discorso simile per il litio stesso, la cui percentuale di estrazione negli Usa è largamente inferiore a quella di Australia, Cile, Argentina e Cina.

Marco Ventimiglia
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Giornalista professionista ed esperto di tecnologia. Da molti anni redattore economico e finanziario de l'Unità, ha curato il Canale Tecnologia sul sito de l'Unità