Edilizia post-Covid: da Smart City a Wise City

Ambienti urbani a misura d’uomo basati su un’architettura vegan, su materie prime riciclate e antibatteriche, sulla tecnologia touchless e su strutture capaci di favorire il distanziamento sociale.

Edilizia post-Covid

La pandemia ha rivoluzionato il modo in cui viviamo in città, facendoci concentrare più che mai su tutto ciò che è locale e prossimo. Ma quali saranno le possibili tendenze dell’edilizia post-Covid?

Sotto la spinta dell’epidemia, aziende, architetti e urbanisti hanno messo il loro ingegno a servizio della comunità così da rimodellare gli spazi cittadini, riorganizzando uffici, negozi e abitazioni. La linea emergente scommette su ambienti a misura d’uomo, puntando non sulle iper-connesse Smart City ma sulle Wise City. Un prototipo che mette al centro dell’attenzione il benessere dei cittadini e l’ascolto delle loro necessità, così da dar vita ad aree urbane contraddistinte dalla massima vivibilità e proiettate verso la creazione di “città 20 minuti”, in cui ogni servizio essenziale sia raggiungibile con una camminata di meno di mezz’ora.

È questo il nuovo ipotizzabile modello di città che emerge da uno studio condotto da Espresso Communication per Conlegno, Consorzio Servizi Legno Sughero, su trenta testate internazionali di design e lifestyle.

Possibili trend dello sviluppo residenziale

Ma cosa accadrà nello sviluppo residenziale sotto l’impatto della pandemia? A cambiare sarà innanzitutto il design dell’ambiente domestico con l’affermazione di spazi dedicati al lavoro da remoto, acusticamente isolati e liberi da distrazioni.

Con ogni probabilità aumenteranno anche le dimensioni degli appartamenti o si opterà per abitazioni indipendenti posizionate in luoghi strategici, immersi nella natura e lontano dall’inquinamento.

In un simile contesto, è realistico attendersi che negli anni a venire muterà lo stesso assetto urbano, con una progressiva diffusione delle cosiddette “città 20 minuti”, ovvero dei modelli in cui la residenza, il posto di lavoro, i negozi e tutti i servizi essenziali si trovano entro venti minuti di viaggio l’uno dall’altro.

Verso un’architettura vegana

Nel nuovo prototipo di città, a essere sempre più richiesta sarà presumibilmente l’architettura vegana, sotto lo stimolo di una crescente necessità di un contatto diretto con la natura. Il 2020, d’altronde, è stato l’anno in cui l’essere umano ha riscoperto più che mai la natura, non solo sotto il profilo ecologico ma anche da un punto di vista emotivo. Come raccontato dal New York Times, in pieno lockdown è emerso ciò che i ricercatori hanno definito, “Nature Deficit Disorder”, un vero e proprio disturbo da mancanza di natura in grado di generare stress, ansia, irrequietezza e depressione.

A partire da questa necessità vitale per gli essere umani, tutto ciò che proviene dalla terra diverrà protagonista in ogni fase della progettazione edilizia, in modo da aiutare le persone a restare in contatto con la natura anche quando sono in casa, in ufficio o all’interno di un centro commerciale.

Tra i materiali più gettonati nell’architettura vegana rientrerà per ovvie ragioni il legno, capace di fondere sinergicamente la sostenibilità alla sicurezza. Oltre ad assorbire CO2, il legno è del resto facilmente riutilizzabile. Uno studio condotto dall’Institut für Holztechnologie di Dresda ha tra l’altro messo in evidenza come i materiali lignei risultino naturalmente antimicrobici, in virtù della loro struttura e della loro composizione. La ricerca ha stimato per l’esattezza che il legno è ben tredici volte più antibatterico dei materiali plastici.

Edilizia post-Covid: struttura in legno

Accanto al legno, secondo quanto sottolineato dalla versione inglese dell’Architectural Digest, anche quarzo, granito, piastrelle in gres porcellanato, formica e rame sono tra i materiali destinati ad affermarsi con crescente impulso nell’edilizia post-Covid.

Luminosità e umidità

Altro elemento centrale nell’edilizia post-Covid sarà la luminosità. In base a quanto riportato da Fast Company, una recente ricerca ha dimostrato come la luce del sole e il ricambio d’aria riducano gli agenti patogeni presenti all’interno dello spazio. In un ambiente sano, anche un giusto livello di umidità sembrerebbe essere vitale: quando essa si aggira tra il 40 e il 60% si verifica infatti una riduzione del rischio di trasmissione dei microbi presenti nell’aria e della loro carica virale.

Ridisegnare gli spazi urbani per favorire il distanziamento sociale

Tema rilevante della città del futuro resta inoltre il distanziamento sociale. Accanto alle già utilizzate barriere parafiato, si svilupperanno progetti volti a ridisegnare gli spazi così da evitare quanto più possibile i contatti. Un esempio già in atto è quello del Parc de la Distance, un parco con una serie di percorsi paralleli a mo’ di labirinto, apposutamente pensato per vivere la natura favorendo nel contempo il distanziamento sociale.

Sistemi touchless come soluzione anti-contagio

Tra i cambiamenti più degni di nota si assisterà infine presumibilmente all’addio di maniglie, bottoni e interruttori. In un articolo in cui narra di una possibile vita nel 2025, la BBC immagina un mondo in cui la tecnologia touchless sarà disseminata ovunque, con ascensori che si aprono con i comandi vocali o attraverso l’uso dello smartphone.

Evelyn Baleani
Informazioni su Evelyn Baleani 54 Articoli
Giornalista e Web Editor freelance. Si occupa di contenuti per i media dal 2000. Dopo aver lavorato per alcuni anni in redazioni di società di produzione televisiva e Web Agency, ha deciso di spiccare il volo con un’attività tutta sua. Le sue più grandi passioni sono l'ambiente, il Web, la scrittura e la Spagna