Cambiamento climatico, gli italiani informati ma non troppo…

Il sondaggio “Se non lo sai, SALLO!" lanciato da ENEA, con 20 domande suddivise in 5 sezioni, evidenzia come in Italia ci sia una conoscenza limitata dei temi legati alla crisi climatica

Sondaggio ENEA sul cambiamento climatico

Il successo della transizione energetica passa anche dalla conoscenza e consapevolezza della posta in gioco, elementi che non sono affatto scontati come evidenzia, nel nostro Paese, il sondaggio lanciato da ENEA con l’iniziativa “Se non lo sai, SALLO! Tutto quello che avreSte voluto sApere suL cambiamento cLimaticO (e non avete mai osato chiedere)”, i cui risultati sono stati diffusi in occasione della recente COP 26 di Glasgow.

Ne emerge un quadro in chiaroscuro con gli italiani che da un lato appaiono consapevoli della crisi climatica in atto e abbastanza preoccupati di ridurre il proprio impatto sull’ambiente, ma dall’altro lato si mostrano non sempre ben informati sulle cause, i possibili effetti e le misure di riduzione delle emissioni di gas serra a livello nazionale ed internazionale.

Coinvolte 1.300 persone di tutte le età

Il questionario messo a punto da ENEA, composto da 20 domande suddivise in 5 sezioni, è stato compilato da oltre 1.300 persone, per la maggior parte di nazionalità italiana, dall’età tra i 10 e 80 anni con una media di 34 anni (il 60% non superava i 40). “Con nostra soddisfazione – ha dichiarato Melania Michetti, ricercatrice ENEA – circa il 30% dei partecipanti ha un’età compresa fra i 10 e i 20 anni. Le regioni più partecipi sono state Emilia-Romagna, Lazio e Puglia, mentre le province che hanno risposto di più sono state Roma e Bologna”.

Risposte non sempre coerenti, si è detto, come quelle fornite all’interno della sezione “Clima e Riscaldamento globale”. In particolare, nove su 10 hanno risposto correttamente (in modo affermativo) alla domanda “I cambiamenti climatici esistono da sempre, hanno però subìto una notevole accelerazione dagli inizi del Novecento?”. Quasi tutti, poi, si dicono convinti che lo scioglimento dei ghiacciai (97%) e l’aumento del livello medio del mare (86%) sono causati dal cambiamento climatico.

Di contro, soltanto il 42% ha risposto correttamente alla domanda “L’ondata di calore del 2003 è ascrivibile alla febbre del Pianeta?”. Una percentuale che scende fino al 32% di risposte positive al quesito “Cambiamento climatico e crescente pressione antropica sull’ambiente sono tra le cause della pandemia da COVID-19?”.

Cambiamento climatico: errori e luoghi comuni

“Questo sondaggio – ha spiegato ancora Melania Michetti – ci ha permesso di raccogliere informazioni interessanti sulle convinzioni più diffuse nel campo del cambiamento climatico, evidenziando errori di interpretazione e luoghi comuni”. Ad esempio, l’84% dei partecipanti crede erroneamente che l’industria sia il settore più inquinante mentre questo primato negativo è del settore energetico. Inoltre, solo il 21% è consapevole che il settore agricolo è tra i più impattanti per emissioni di carbonio, subito dopo quello energetico.

Relativamente ai quesiti contenuti nella sezione “Politiche e strategie per il contrasto al cambiamento climatico”, quasi il 50% non conosce l’Accordo di Parigi né le date della COP26 di Glasgow, mentre è sempre intorno al 50% la percentuale di coloro che conoscono l’esistenza del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima ma non gli obiettivi di decarbonizzazione al 2030.

Dalla sezione “Aspettative e Buone Pratiche” emerge invece che molti italiani adottano già pratiche virtuose come la raccolta differenziata (94%), la riduzione dell’uso di imballaggi di plastica (53%) o di plastiche monouso (74%), il contenimento dei consumi di acqua ed energia (71%) e l’acquisto di cibo locale e di stagione (79%). Tuttavia, rispettivamente il 21% e il 19% dei partecipanti al sondaggio si dichiara contrario a ridurre i viaggi in aereo e il consumo di carne.

Le risposte sui costi del cambiamento climatico

Ed ancora, nella sezione “Impatti e costi del cambiamento climatico”, il 94% dei partecipanti ha risposto correttamente (ovvero falso) all’affermazione che “animali e piante non subiranno gli effetti del cambiamento climatico grazie alla loro capacità di adattamento”. Invece, soltanto il 43% sa che “in Italia, l’impatto dei cambiamenti climatici può incidere fino all’8% del PIL pro-capite”.

A livello di contributi di settore e Paese alle emissioni di gas a effetto serra, appare noto che la Cina è tra i maggiori Paesi emettitori di gas serra in termini assoluti. Meno risaputo è che la stessa Cina abbia emissioni pro-capite relativamente contenute in relazione al numero dei suoi abitanti, insieme a Europa e India, mentre le nazioni con le maggiori emissioni per abitante sono, nell’ordine, Stati Uniti, Russia e Giappone.

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Giornalista professionista ed esperto di tecnologia. Da molti anni redattore economico e finanziario de l'Unità, ha curato il Canale Tecnologia sul sito de l'Unità