Il falso dilemma. La transizione energetica europea tra ambiente e competitività

Le finalità di tutela del clima possono, anzi devono conciliarsi con una politica industriale competitiva e innovativa. Su questo occorre lavorare per attuare una transizione energetica europea efficace, puntando a una decarbonizzazione reale e virtuosa, in termini ambientali, economici e occupazionali. Riuscirci è possibile: lo illustrano Alfredo Macchiati e Simone Mori in un libro
Recensione del libro Il falso dilemma. La transizione energetica europea tra ambiente e competitività

La transizione energetica europea deve essere un punto di forza, un’opportunità di stimolo per la competitività in ambito tecnologico e industriale. Non c’è spazio per una visione negazionista che rischia di far perdere tempo all’UE e di allontanarla dalla possibilità di competere con USA e Cina. È il momento di raccogliere la sfida che i due colossi hanno ingaggiato nelle tecnologie green “e porre al centro delle politiche europee in materia di decarbonizzazione l’obiettivo prioritario di rendere il nostro sistema più competitivo”. È un’opzione “che non mette in discussione la direzione ma piuttosto richiede di affinare la capacità del legislatore europeo di adottare politiche efficaci, correggere gli strumenti finora rivelatisi inadeguati, rivedere i target che appaiono, in tutta evidenza, al di fuori della portata del nostro sistema economico, ridisegnare i mercati”. Ma soprattutto, “richiede di agire in una prospettiva autenticamente sovranazionale o almeno di iniziare a muoversi in questa direzione”. A scriverlo sono Alfredo Macchiati e Simone Mori, nel libro “Il falso dilemma. La transizione energetica europea tra ambiente e competitività” (Luiss editore).

Il falso dilemma in tema di transizione energetica europea

copertina libro Il falso dilemma. La transizione energetica europea tra ambiente e competitività

Partiamo dal motivo del titolo dell’opera. Da vent’anni il dibattito sulle politiche energetiche europee è viziato da un apparente dilemma: da un lato c’è chi intende difendere il pianeta, dall’altro chi mette in primo piano le ragioni dell’economia e considera le politiche climatiche europee una delle cause della progressiva perdita di competitività. “Ma il dilemma fra tutela della natura e benessere economico si rivela falso. La transizione energetica sta infatti modificando in modo profondo e permanente l’industria e la società, ben oltre i confini europei. In questo libro raccontiamo perché l’Europa debba raccogliere questa sfida per non perderla”.

I due autori, esperti di economia e di mercati (in particolare Macchiati) e di energia e ambiente (Mori) pongono al centro la necessità di fare chiarezza sul percorso intrapreso verso la transizione energetica europea, con una visione a tratti pionieristica da un lato, ma dall’altro con diverse lacune e criticità che ne hanno inficiato la portata.

“L’Europa non dispone di risorse energetiche fossili ed è storicamente esposta alla volatilità dei prezzi internazionali, alle dinamiche geopolitiche globali e alle scelte negoziali dei paesi esportatori”, ricorda in particolare Simone Mori. Che aggiunge: “la debolezza dell’impostazione europea non è tanto in quello che è stato fatto – spingere le fonti rinnovabili, promuovere la decarbonizzazione nei trasporti e nell’industria, ridurre i consumi energetici con politiche aggressive di efficienza – ma per quello che è mancato”.

I limiti dell’azione UE

In questo senso vengono citati obiettivi di sviluppo di filiere europee in molte tecnologie green rivelatisi irraggiungibili e velleitari; la capacità di proiezione internazionale dell’Europa da sempre “inadeguata anche a causa delle gelosie e degli egoismi dei singoli paesi che mai delegherebbero poteri di rappresentanza internazionale a Bruxelles, salvo poi contestare alla Commissione l’incapacità di ottenere risultati per i quali non è chiaramente attrezzata”.

I due esperti mettono così al centro dell’opera il “falso dilemma” che riguarda, da una parte la politica ambientale ed energetica dell’UE e dall’altra la competitività del sistema produttivo dei Paesi membri. Attenzione e stimolo al passaggio a un paradigma green deve essere visto, interpretato e declinato come un’opportunità di crescita, per affrontare le sfide attuali e future.

Di fronte a un panorama geopolitico mutato, che dall’invasione dell’Ucraina alle ultime elezioni USA hanno cambiato sensibilmente gli equilibri globali di cui ha risentito particolarmente l’Europa, è necessario lavorare sul senso di attuare un cambiamento positivo e concreto.

Criticità e necessità

La transizione energetica in Europa deve essere messa in pratica. Il libro non intende focalizzarsi sul “cosa” dovrebbe essere realizzato in UE, ma sul “come” questi obiettivi dovrebbero essere raggiunti, sugli strumenti di policy e di regolazione che sono stati e saranno introdotti, sui tempi e i modi della stessa transizione.

Vengono specificati quali sono stati i passaggi più importanti delle politiche e degli strumenti che si è data l’UE nel corso degli anni su energia e ambiente, ponendo attenzione sui punti critici e sulle necessità. Se gli obiettivi eccessivamente vincolanti senza parametri efficaci di riscontro se non, a volte, irrealistici (il caso dello sviluppo dell’idrogeno verde è esemplare a proposito e giustamente citato), hanno inficiato la spinta propulsiva al passaggio a tecnologie energetiche pulite e alla decarbonizzazione, la necessità odierna è di attuare quelle misure essenziali perché la transizione avvenga.

Tre variabili decisive per una transizione efficace

In particolare, Macchiati e Mori chiedono che venga posta attenzione a tre variabili destinate a essere decisive per rendere la transizione una fase di crescita e non di contrazione dell’attività economica.

La prima è un massiccio sforzo di investimento in infrastrutture abilitanti, come reti e stoccaggi. Il secondo riguarda le capacità europee nell’innovazione tecnologica nelle componenti destinate alla produzione di energia rinnovabile. Infine, viene segnalato un problema in termini di disegno dei mercati che devono essere maggiormente orientati ad attenuare la volatilità e ad agevolare il trasferimento sul prezzo finale dei minori costi dell’energia prodotta da fonti rinnovabili.

Un elemento considerevole, in tutto questo quadro, è la capacità di finanziamento della transizione, che per gli autori resta il grande problema aperto, “un classico problema di azione collettiva nella cui soluzione non ci cimentiamo”. Serve una visione più ampia di quella, un po’ limitata ed eurocentrica, in quanto la transizione è un “fenomeno planetario destinato a modificare in modo profondo e permanente le dinamiche industriali, sociali e politiche ben al di fuori dei confini europei” e su cui occorre arrivare con una visione chiara, integrata e con obiettivi certi.

Le politiche europee su energia e clima e i loro effetti

Una volta posta questa introduzione, il libro pone attenzione alle singole questioni in tema di transizione energetica in Europa.

La transizione energetica deve anche essere sostenibile

Dà spazio alle politiche europee in materia di energia e clima, prima con uno sguardo retrospettivo, partendo dalle radici (il pacchetto Clima-Energia 20 20 20) e passando dai progressivi obiettivi sfidanti fissati negli anni successivi, passando per i nodi critici che si sono sviluppati negli anni e nelle difficoltà incontrate dall’Europa, uno dei quali l’incapacità di agire come un’entità politica collettiva in materia di sicurezza energetica. Spesso, infatti, è prevalsa la visione dei singoli Stati, che hanno portato a scelte anche molto differenti. Anche in tema di politiche climatiche, si sono fatte scelte discutibili, privilegiando la mitigazione all’adattamento.

Illustrate le misure, Macchiati e Mori si sono concentrati sugli effetti delle politiche, in particolare cercando di dare un giudizio strutturato sull’insieme delle politiche, degli obiettivi e degli strumenti che l’Europa ha messo in atto per gestire la transizione. “Non vi è dubbio che l’impatto globale sia stato modesto”, in primis per il limitato footprint climatico europeo (meno del 7% sul totale delle emissioni climalteranti a livello globale).

Particolare spazio è dato al tema del mercato e agli strumenti regolatori, citando tra l’altro caratteristiche ed effetti dei meccanismi ETS e CBAM.

Centrale, nel libro è il tema dello sviluppo energetico da fonti rinnovabili, che ha innegabili pregi, ma pone anche limiti evidenti, a cominciare dalla dipendenza eccessiva dalla fornitura di componenti, in particolare di pannelli fotovoltaici. Il “peccato originale”, sottolineato dagli autori, è la mancanza di una politica industriale capace di accompagnare la realizzazione degli obiettivi ambientali sostenendo lo sviluppo di una capacità manifatturiera europea nelle tecnologie critiche per la decarbonizzazione.

I nodi da sciogliere

Sono diversi i nodi da sciogliere, sul cammino europeo per una reale ed efficace transizione energetica in Europa. A essi è dedicato il terzo capitolo. Si spazia dal lungo addio ai combustibili fossili all’auto elettrica fino al tema del nucleare. Degna di citazione è la questione doverosa della comunicazione, capace di rendere condivisa la questione energetica e non divisiva. C’è poi lo “spinoso problema” riguardante le risorse finanziarie necessarie per attuare la transizione, un aspetto considerevole che richiede investimenti importanti.

Dai problemi si passa alle possibili soluzioni, sotto forma di spunti, per vincere la sfida della transizione, in vista del 2030. Non manca, come spesso accade nel libro, una citazione al rapporto di Mario Draghi. Cruciali, a tale proposito, sono innanzitutto le tecnologie. Si rileva, a tale proposito, il cambio di scenario cui si assiste: nelle transizioni precedenti sono stati fattori trainanti la convenienza e la disponibilità delle fonti primarie.

“Ora abbiamo avviato una transizione energetica da combustibili fossili di maggiore densità e potenza a vantaggio di fonti meno concentrate: un fatto mai sperimentato prima”. C’è poi il tema relativo ai tempi necessari per la transizione. Giusto a esempio: il carbone ha impiegato 60 anni per passare dal 5 al 50% delle risorse energetiche mondiali. Il gas, nello stesso periodo di tempo, è arrivato solo al 20% e il petrolio al 50%.

Occorre accelerare l’innovazione tecnologica e su questo la ricerca e sviluppo devono trovare adeguato sostegno, anche sotto forma di iniziative venture capital green, su cui l’Europa deve recuperare terreno e quote, dato che oggi il 78% di essi se lo aggiudicano USA e Cina. È anche necessario cambiare le politiche di sostegno.

Cosa serve davvero per una transizione energetica europea efficace?

In conclusione, il libro tira un po’ le somme su quanto c’è da fare, partendo dallo scenario da cui si parte e dai mutamenti intercorsi. C’è bisogno di puntare a una decarbonizzazione e a una transizione energetica europea che sia spunto e opportunità per una competitività industriale a scala globale.

Servono politiche efficaci, strumenti adeguati e obiettivi certi. In particolare, ci piace riportare questo passaggio, ampiamente condivisibile: “decarbonizzare significa non soltanto contribuire ad affrontare il fenomeno dei cambiamenti climatici ma ridurre l’esigenza di utilizzo delle risorse, migliorare i processi industriali allo scopo di fare più con meno, adottare tecnologie più evolute ed efficienti, aumentare la resilienza difronte agli eventi climatici estremi, promuovere comportamenti virtuosi a beneficio dell’intera società”.

Serve proseguire sulla strada della transizione, ma occorre farlo con realismo. Inoltre, è necessario agire in maniera coordinata.

Ultimo, doveroso passaggio, è sulla politica industriale, la “grande assente”. Si rimarca ancora una volta che se i documenti della Commissione UE sono condivisibili nelle ambizioni, sono poveri nell’indicazione degli strumenti. Inoltre, la mancanza di una capacità fiscale centrale depotenzia la politica industriale europea e ne affida l’implementazione ai singoli Paesi, con tutte le frammentazioni del caso. Per questo i due autori caldeggiano un modello di mercato costituito da alleanze europee per le principali tecnologie verdi, un po’ sulla falsariga del modello di successo dell’Airbus.

Serve una radicale trasformazione del modello decisionale così come un’attribuzione alla commissione delle risorse e delle responsabilità industriali necessarie ad attivare politiche industriali incisive. Serve superare le divisioni politiche e operare in maniera concertata e condivisa. Solo così l’Europa potrà affrontare con successo la partita della transizione energetica.

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Andrea Ballocchi

Giornalista freelance, si occupa da anni di tematiche legate alle energie rinnovabili ed efficienza energetica, edilizia e in generale a tutto quanto è legato al concetto di sostenibilità. Autore del libro “Una vita da gregario” (La Memoria del Mondo editrice, prefazione di Vincenzo Nibali) e di un manuale “manutenzione della bicicletta”, edito da Giunti/Demetra.
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