Comunità energetiche rinnovabili in Italia: elementi e ruoli chiave per lo sviluppo

Elementi di traino fondamentali per la transizione energetica, le comunità energetiche rinnovabili in Italia meritano ancora una debita conoscenza. A questo proposito RSE ha pubblicato un volume che illustra tutti gli aspetti utili per promuoverne la loro nascita e sviluppo
Recensione volume RSE - Le comunità energetiche rinnovabili. Opportunità di sviluppo per i territori e strumento per la transizione energetica

Il percorso di sviluppo delle comunità energetiche rinnovabili in Italia è ancora in divenire. Secondo quanto diffuso dal GSE a novembre 2024, si contavano oltre 430 nuove richieste di accesso al servizio per l’autoconsumo diffuso inoltrate al GSE, per una potenza complessiva di circa 60 MW, mentre erano più di 630 le richieste di accesso al contributo PNRR per una potenza complessiva di circa 55 MW di impianti da realizzare nei comuni con meno di 5mila abitanti.

L’obiettivo è che con le configurazioni di autoconsumo diffuso (che comprende anche le comunità energetiche) si arrivi a installare 5 GW di nuova potenza rinnovabile al 2027, secondo gli obiettivi fissati dal Decreto CER (DM 414/2023). Tra l’altro, proprio quest’anno è stato emanato il DM Modifica CACER, caratterizzato dalla l’estensione dei contributi in conto capitale destinati agli impianti FER ai Comuni con popolazione inferiore ai 50mila abitanti.

Numeri, decreti e traguardi a parte, c’è ancora bisogno di far conoscere le comunità energetiche, per svilupparne il loro potenziale. Con questa finalità RSE ha pubblicato il volumeLe comunità energetiche rinnovabili. Opportunità di sviluppo per i territori e strumento per la transizione energetica”, in cui illustra gli elementi utili, le opportunità e gli elementi critici connessi, fin dalla loro progettazione, compresa un’accurata descrizione dei modelli economico-finanziari applicabili alle CER, e del tema fiscale.

Le CER in Europa

Prima di parlare delle comunità energetiche rinnovabili in Italia il volume tratta più diffusamente l’argomento CER, partendo dal contesto europeo. Ricorda che nei Paesi UE si contano 9252 comunità energetiche (dato relativo a maggio 2023), pur con ampie disparità tra i Paesi membri, ma evidenzia come fondamentale la necessità di contare su finanziamenti a supporto per avviare comunità energetiche in Europa. “Si tratta di un elemento che consente di passare dall’idea alla pratica, ma ancora oggi si rivela una sfida importante per molte comunità energetiche in Europa”.

L’Italia, a tale proposito, può contare sulle disponibilità del PNRR e sui 2,2 miliardi di euro destinati alla realizzazione degli impianti da fonti rinnovabili che saranno messi nella disponibilità delle comunità energetiche (1,6 miliardi) e dei sistemi di autoconsumo collettivo (0,6 miliardi).

Dopo aver descritto il contesto legislativo europeo in cui il concetto di CER ha trovato spazio e che negli ultimi anni ha acquisito importanza, a partire dal pacchetto legislativo Clean Energy for all Europeans, in cui è introdotto il concetto di Energy Community, fino alla RED II e RED III.

Le CER attive in Europa
Fonte volume Le comunità energetiche rinnovabili. Opportunità di sviluppo per i territori e strumento per la transizione energetica – RSE

Il ruolo degli enti locali nello sviluppo delle comunità energetiche rinnovabili in Italia

Dal contesto europeo a quello nazionale, il volume passa poi a trattare il contesto normativo in Italia. Rileva che tra gli elementi più rilevanti nel processo di sviluppo delle comunità energetiche rinnovabili in Italia ci sono le autorità regionali e locali. “Quasi tutte le Regioni italiane hanno introdotto, inoltre, politiche di finanziamento per le comunità energetiche che includono le dotazioni finanziarie delle normative sulle CER, i programmi regionali che attingono dai fondi Strutturali e di Investimento Europei (SIE), oltre ad altri bandi pubblici o privati”, riportano gli autori.

In particolare, viene sottolineato che, allo stato attuale, sono gli enti locali i principali destinatari dei finanziamenti per la promozione delle CER, con lo scopo di valorizzare e ottimizzare il loro potenziale di mobilitazione e il coordinamento degli altri attori locali. Non manca, inoltre, di illustrare il grado di maturazione dell’impegno nella promozione delle Comunità energetiche a livello regionale, sempre più diffuso.

Come le regioni promuovono le comunità energetiche
Fonte volume Le comunità energetiche rinnovabili. Opportunità di sviluppo per i territori e strumento per la transizione energetica – RSE

Come nasce una CER: le figure e i modelli giuridici

Un tema che trova adeguato spazio nel libro di RSE è il processo di creazione di una CER. La complessità del processo di costituzione delle comunità energetiche rinnovabili in Italia è motivata da varie esigenze anche di natura tecnica ed economica, manifestate dai diversi soggetti interessati alla creazione di una comunità. Dai cittadini alle amministrazioni pubbliche, dalle Pmi agli enti non profit sono davvero numerosi i soggetti potenzialmente coinvolti.

Nel processo di strutturazione di una CER c’è da considerare la scelta di un modello giuridico specifico. Allo stato attuale, come rilevano gli autori, quelli più diffusi sono:

  • Società Cooperative
  • Associazioni (riconosciute o non riconosciute)
  • Fondazioni di partecipazione
  • Imprese sociali
  • Consorzi

Le amministrazioni pubbliche nella CER

Un elemento di riflessione riguarda chi ne farà parte di una comunità. A questo proposito viene considerata la presenza delle amministrazioni pubbliche nelle comunità energetiche, come soci produttori, mettendo a disposizione gli impianti FER (ad esempio fotovoltaici) realizzati sui tetti degli edifici pubblico. Le PA possono anche scegliere di partecipare alla comunità energetica come soci consumatori, mettendo a disposizione della CER i propri consumi di energia elettrica. Nel caso di un Comune, esso può farne parte col ruolo di fondatore della comunità, realizzata con il contributo di soggetti terzi; come prosumer o consumer di una CER preesistente; come facilitatore per la creazione. Nel caso sia presente un ente pubblico, vanno pensate anche le modalità di finanziamento della CER. Per una amministrazione pubblica, si aprono tre scenari:

  • Finanziamento al 100% con fondi pubblici
  • Project financing attraverso un partenariato pubblico-privato
  • Finanziamento al 100% con fondi privati d’investitori terzi

Le PMI nella CER

C’è anche la possibilità che delle comunità energetiche rinnovabili in Italia ne faccia parte una Pmi. La CER può nascere sì per iniziativa pubblica, ma anche per iniziativa privata. Le opportunità che si aprono in quest’ultima direzione sono interessanti. Da uno studio condotto da Assolombarda e RSE emerge che il coinvolgimento delle piccole e medie imprese all’interno di una comunità consentirebbe la condivisione di volumi di energia in loco considerevoli per il sistema elettrico nazionale, contribuendo in maniera significativa al processo di decarbonizzazione.

I ruoli da svolgere nella comunità energetica

Ci sono diversi ruoli da svolgere all’interno delle comunità energetiche rinnovabili in Italia. C’è quello del soggetto promotore, particolarmente importante, se si considera che Alla luce degli obiettivi del PNIEC, tenendo conto delle risorse stanziate per la promozione e il supporto delle CER, si prevede che queste possano contribuire all’obiettivo di crescita delle fonti rinnovabili per circa il 10% del totale, grazie alla realizzazione di impianti di taglia medio-piccola integrati nel contesto locale. “Appare, dunque, evidente l’importanza del ruolo del soggetto promotore e della definizione delle regole di ingaggio tra i differenti attori coinvolti nelle fasi di attuazione del progetto e di gestione delle relazioni all’interno e all’esterno della costituenda CER”, si legge nel volume, che riporta quali principali modelli di coinvolgimento e di attivazione le amministrazioni pubbliche locali, attori locali e reti associative oppure un attore pubblico/privato esterno.

C’è poi il soggetto referente ossia il soggetto, persona fisica o giuridica, che assume la responsabilità della gestione tecnica e amministrativa della CER, che, nel caso della comunità energetica, può essere svolto dal suo amministratore o da un suo delegato. Parte dei ruoli della comunità è il gestore della CER. Si tratta di colui che ha il compito di impiantare un sistema di monitoraggio dei consumi, in modo da fornire le informazioni ai soci, in tempo reale, per adattare, per quanto sia possibile, la curva dei consumi alla curva di produzione.

Le utility e le loro funzioni nello sviluppo delle CER

Tra i più importanti ruoli nello sviluppo delle CER è quello svolto dalle utility. Uno dei principali contributi che possono offrire è il supporto infrastrutturale. RSE spiega che uno dei ruoli fondamentali delle grandi utility nell’abilitare le comunità energetiche rinnovabili in Italia riguarda quindi lo sviluppo e l’adeguamento della rete elettrica di distribuzione, per consentire l’allaccio di nuovi impianti.

Inoltre, le utility possono giocare un importante ruolo anche a livello economico, oltre che tecnico. Per questo il GSE, consapevole che “una larga e rapida diffusione delle CER non può prescindere dalla collaborazione con soggetti in grado di fornire capitali e competenze tecnico-gestionali legate agli impianti”, ha aperto al coinvolgimento di produttori esterni alla comunità energetica. Nel suo regolamento tecnico il Gestore dei Servizi Energetici consente a terze parti di agire come produttori terzi, mettendo impianti rinnovabili nella disponibilità delle Comunità Energetiche Rinnovabili. “Questo significa che ESCo, soggetti finanziari e utility possono giocare un ruolo cruciale anche come investitori diretti e sviluppatori per gli impianti di produzione rinnovabile destinati alle CER”.

A livello tecnico, le utility possono fungere da soggetti aventi le competenze tecniche essenziali per la progettazione, l’installazione e l’ottimizzazione degli impianti, garantendo che siano efficienti, affidabili e integrati nel contesto locale. In particolare, le utility possono agire come utente del dispacciamento, ritirando in modo efficiente l’energia rinnovabile prodotta dagli impianti inseriti nella disponibilità della CER.

C’è poi un’altra funzione che le utility possono svolgere efficacemente: implementare partnership pubblico-privato, finalizzati a sviluppare progetti di energia rinnovabile. “Il Codice degli appalti (Dlgs 36/2023) consente e promuove queste forme di cooperazione, offrendo strumenti specifici come le concessioni o il partenariato pubblico-privato (PPP). Questi strumenti permettono alle amministrazioni pubbliche di avviare progetti di grande impatto senza dover sostenere completamente i costi iniziali”, ricordano ancora gli autori del volume. Gli stessi segnalano che le CER potrebbero adottare questo modello per vari progetti, tra cui quelli per realizzare impianti di produzione energetica rinnovabile oppure per installare infrastrutture di ricarica per la mobilità elettrica.

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Andrea Ballocchi

Giornalista freelance, si occupa da anni di tematiche legate alle energie rinnovabili ed efficienza energetica, edilizia e in generale a tutto quanto è legato al concetto di sostenibilità. Autore del libro “Una vita da gregario” (La Memoria del Mondo editrice, prefazione di Vincenzo Nibali) e di un manuale “manutenzione della bicicletta”, edito da Giunti/Demetra.
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