Il manifatturiero italiano torna a pensare in grande (e in digitale)

Digitalizzazione, sostenibilità e formazione sono le parole chiave della rinascita 4.0 del manifatturiero italiano. Ecco i dati dell’ultimo Osservatorio Mecspe

Il manifatturiero italiano si prepara alla rinascita

Nessuna alternativa all’essere digitali e green: il manifatturiero italiano guarda alla ripresa economica con fiducia e voglia di innovazione. La Commissione europea rilancia, stimando un +5% del Pil italiano nel 2021. L’Osservatorio Mecspe sul II quadrimestre dell’anno in corso conferma questa inversione di rotta dopo l’impatto shock della pandemia.

Quanto ci credono gli imprenditori? Molto, considerando che sette aziende su dieci – il 69% degli intervistati – si aspettano a fine 2021 un aumento del fatturato rispetto al 2020. Dopo un anno del genere, sembra di vincere facile, ma il dato resta significativo: a febbraio 2021 alla stessa domanda ha risposto positivamente meno della metà delle aziende.

Manifatturiero italiano: le 3 vie della rivoluzione

Nel manifatturiero italiano si respira dunque un clima di ottimismo, confermato sia dalla soddisfazione del portafoglio ordini – adeguato secondo il 72% delle imprese -, sia dalle previsioni per il mercato. Il 74% delle aziende crede in un boom del settore nei prossimi 3 anni. Ma torna a crescere anche il livello di fiducia generale dell’industria manifatturiera, giudicato alto dal 54% dei rispondenti (rispetto al 39% dello scorso febbraio).

Cosa spingerà il “rinascimento” di questo mercato? Digitalizzazione, sostenibilità, formazione: la loro combinazione porterà cambiamenti culturali, tecnologici ed economici importanti.

Digitalizzazione dalle tante risorse

Cosa vuol dire esattamente digitalizzare il manifatturiero italiano? Gli scenari, dopo il Covid-19, sono nettamente diversi. Per il 2021, possiamo parlare di:

Le aziende manifatturiere tra digitalizzazione, sostenibilità e formazione

Il secondo punto è particolarmente delicato. Nonostante la grande eco mediatica del piano, infatti, poco più di un imprenditore su dieci (15%) possiede un alto livello di conoscenza sui contenuti.

La sostenibilità è un dovere

Per un’impresa oggi essere sostenibile non è più un’opzione ma un vero e proprio obbligo sociale. Il 40% delle aziende intervistate si considera green in virtù delle seguenti iniziative:

  • uso di dispositivi a basso consumo energetico;
  • acquisto di macchinari e/o impianti efficienti di nuova generazione;
  • installazione di impianti per la produzione di energia elettrica e termica da fonti rinnovabili.

Ci sono poi sono dei criteri ambientali, sociali e di governance che definiscono il comportamento virtuoso. Parliamo dell’acronimo ESG (Environment, Social, Governance), che riassume i parametri di valutazione dell’impatto complessivo di un’attività imprenditoriale. Purtroppo, solo un’azienda dell’industria manifatturiera su tre (32%) li conosce. Quali azioni bisogna mettere in campo? Ad esempio, il 42% di chi adotta la “filosofia” ESG gestisce l’azienda ispirandosi a buone pratiche e principi etici. Il 24%, inoltre, introduce misure per il miglioramento del benessere e della qualità del lavoro dei dipendenti.

Formazione: quanto conta per il manifatturiero italiano

Le innovazioni tecnologiche e la trasformazione digitale del manifatturiero italiano pongono la sfida delle competenze. Siamo davvero pronti alla Transizione 4.0? Quasi la metà degli intervistati (46%) ha risposto affermativamente, precisando di aver già formato il personale e di prevedere corsi di aggiornamento. Un’impresa su dieci ha preferito invece assumere lavoratori già formati. Anche il 17% delle realtà intervistate ha in programma di farlo, ma quasi un terzo del campione (27%) ammette di non essere ancora pronto.

Se dunque la formazione è un fattore chiave per la crescita aziendale, il ruolo di università e Istituti Tecnici Superiori (ITS) si fa determinante. Interconnettere giovani e mondo del lavoro permetterà infatti di “cavalcare” la ripartenza della manifattura italiana.

Riflessioni su PNRR e Industrial Smart Working

Tornando al PNRR e al suo apporto alla digitalizzazione dell’industria, l’Osservatorio Mecspe sottolinea l’importanza dei 350 milioni di euro dedicati tra 2021 e 2026 a Competence Center e Digital Innovation Hub. Finora, infatti, solo l’8% delle imprese ha collaborato con almeno una di queste realtà, e sono ancora tante a non conoscerle (46%), nonostante un terzo degli intervistati ne riconosce le capacità.

Le trasformazioni dell’ultimo anno e mezzo spingono infine a una riflessione sull’Industrial Smart Working (ISW). Cos’è? Si tratta di un metodo di lavoro permette la gestione e l’esecuzione dei processi produttivi in fabbrica da remoto. Solo una piccola parte degli imprenditori (15%) non lo ritiene adatto all’ambiente industriale, prediligendo la presenza fisica. Oltre un terzo degli imprenditori ritiene poi l’ISW utile come supporto e integrazione al lavoro in azienda. Per tanti, invece, è un’opportunità interessante ma prima di attuarla serve riorganizzare radicalmente risorse e processi.

Questi due esempi ci portano a una conclusione che tocca tanti altri aspetti della rinascita del manifatturiero italiano. Bisogna puntare sul cambiamento culturale, attrarre i giovani verso il mondo dell’Industria 4.0, lavorare su una nuova valorizzazione degli asset aziendali.

Informazioni su Maria Cecilia Chiappani 446 Articoli
Copywriter e redattore per riviste tecniche e portali dedicati a efficienza energetica, elettronica, domotica, illuminazione, integrazione AV, climatizzazione. Specializzata nella comunicazione e nella promozione di eventi legati all'innovazione tecnologica.