
La lingua inglese, con il suo elevato potere di sintesi, offre l’espressione game changer per indicare un qualcosa che rappresenta un punto di svolta. E di quello che appare sempre più come un game changer, ovvero l’inarrestabile diffusione dei data center, si occupa un esteso approfondimento incentrato sulla situazione energetica negli Stati Uniti, pubblicato sul sito di Wood Mackenzie, società di ricerca e consulenza con focus sul comparto energetico. “Le utility statunitensi – si legge nell’articolo – sono state colte di sorpresa dall’impennata nello sviluppo di data center e degli impianti di produzione ad alto consumo energetico, che ha creato code di interconnessione dovute ai carichi. Questo ha lasciato il settore energetico di fronte al problema creato dalla crescita della domanda. E la sfida non ha fatto che intensificarsi”.
Wood Mackenzie elenca quindi la lunga lista dei fattori che rendono attualmente problematico soddisfare l’accresciuta domanda energetica legata al diffondersi dei data center negli Stati Uniti:
In questo contesto, a partire dall’ultimo trimestre dell’anno scorso, i tempi di attesa per la connessione alla rete sono aumentati. E gli sviluppatori e i proprietari di data center che speravano di trovare soluzioni off-grid per aggirare i ritardi non hanno avuto molta fortuna perché si sono spesso imbattuti in problemi tecnici di difficile soluzione.
In tale situazione appare chiaro che in un mercato energetico competitivo, quale quello americano, l’aggiunta di data center a una velocità superiore a quella con cui possono essere attivate nuove centrali elettriche, potrebbe compromettere l’affidabilità della rete e causare interruzioni di corrente. Quindi, la sfida più grande per il settore energetico è prevedere l’entità futura della domanda di elettricità dei data center.
A complicare le cose c’è uno squilibrio fondamentale: le aziende tecnologiche che alimentano l’impennata della richiesta energetica hanno una visibilità della domanda solo per tre-cinque anni, mentre gli investitori del settore energetico ragionano sulla base di una prospettiva trentennale. Inoltre, la redditività dei nuovi investimenti, in particolare nei servizi di Intelligenza Artificiale (IA), è ancora sconosciuta.
Proprio con riferimento all’Intelligenza Artificiale, l’IEA spiega che man mano che le aziende tecnologiche acquisiranno una maggiore comprensione delle prospettive di profitto offerte dall’IA, potrebbero verificarsi delle notevoli variazioni, al rialzo o al ribasso, delle loro esigenze in tema di fabbisogno energetico.
Poiché la capacità di garantire l’interconnessione e l’approvvigionamento energetico rappresenta attualmente il principale collo di bottiglia per i nuovi data center, l’attenzione del settore si è concentrata sullo sviluppo di soluzioni off-grid, però con dei risultati, come anticipato, spesso inferiori alle attese.
Si tratta di sistemi di alimentazione autosufficienti – centrali elettriche direttamente connesse o fonti rinnovabili – che operano indipendentemente dalla rete elettrica principale. Alcuni progetti mirano a essere “soluzioni ponte” fino alla realizzazione di un’interconnessione di rete, mentre altri sono concepiti come soluzioni a lungo termine.

Progetti off-grid che si trovano ad affrontare un ostacolo fondamentale: “Le aziende di data center sono abili nel costruire strutture che soddisfano le loro esigenze di elaborazione e consumano grandi quantità di energia. Tuttavia, la loro domanda può variare di minuto in minuto e una rete elettrica è più adatta delle altre opzioni a gestire una domanda così fluttuante. Affidarsi a risorse senza connessione alla rete elettrica introduce enormi rischi e complessità ingegneristiche, fattori per i quali i data center hanno una scarsa propensione”.
Il ragionamento sviluppato nell’analisi di Wood MacKenzie porta ad un’importante conclusione: negli Stati Uniti qualcosa dovrà necessariamente accadere in tema di richiesta energetica dei data center: “È probabile che un intervento normativo o una nuova serie di regole emergano da quella che potrebbe diventare una crisi crescente”.
Al riguardo, nell’articolo si ipotizzano una serie di possibili sviluppi:
Lo scenario peggiore, invece, sarebbe aspettare che una crisi dovuta a interruzioni di corrente inneschi cambiamenti politici e normativi. “È importante essere consapevoli di tutte queste possibilità e valutarne attentamente le implicazioni. Potrebbero avere delle conseguenze di vasta portata sulle opportunità di sviluppo, mentre gli interventi normativi che incidono sui prezzi dell’energia elettrica probabilmente influenzeranno le valutazioni degli asset per coloro che desiderano acquisire risorse già esistenti”.
Si arriva così alle conclusioni dell’articolo, dove viene sottolineato come il settore energetico statunitense si trova ad affrontare un bivio critico. “Gli imperativi di sicurezza nazionale e sviluppo economico richiedono nuove fonti di energia per alimentare i data center basati sull’Intelligenza Artificiale e la produzione avanzata. Tuttavia, l’entità di questa nuova domanda supera la capacità di fornitura del settore e sono poche le misure adottate per prevenire l’erosione dell’affidabilità della rete”.
Si tratta di una sfida che rappresenta una prova senza precedenti per mercati energetici deregolamentati, come quelli statunitensi, che devono pianificare lo sviluppo della rete e garantire segnali di prezzo adeguati in un contesto di enorme incertezza politica e di mercato. “Se i mercati non supereranno questa prova, saranno sempre più ostacolati dagli Stati che cercano di gestire autonomamente l’affidabilità della rete e il recupero dei costi”.
