Transizione verde e digitale? Il vero driver sono i giovani

L’industria italiana alla prova della transizione verde e digitale: investimenti, fiducia e competenze 4.0 nell’ultima rilevazione dell’Osservatorio Mecspe

Trasformazione verde e digitale: cosa pensano le aziende italiane

Il futuro del mondo imprenditoriale italiano ha molto a che fare con il concetto di transizione verde e digitale. Una traiettoria concreta di sviluppo che guarda alla fabbrica connessa con gli occhi della sostenibilità.

Quanto vale, oggi, la cultura sostenibile in azienda? Qual è il ruolo della formazione e quali sono le competenze della nuova industria green 4.0? Gli imprenditori coinvolti nell’Osservatorio Mecspe del primo trimestre 2021, presentato alla Milano Digital Week, continuano a credere nella digitalizzazione e nell’efficientamento dei processi industriali. Ma anche nel potenziale del capitale umano: figure “connesse” e pronte ad affrontare le sfide di questa trasformazione.

Transizione verde e digitale: dove investire

L’evoluzione del comparto manifatturiero viaggia sui binari dell’integrazione e della sostenibilità, ma con diverse declinazioni. Guardando alle misure di incentivazione e sostegno previste dal Governo, le aziende intervistate prediligono:

  • detrazione per acquisto di macchinari e beni strumentali: 36%;
  • Industry 4.0 in generale: 22%;
  • formazione del personale: 15%;
  • internazionalizzazione: 11%.

I preferiti della sostenibilità

Il quadro tracciato dall’Osservatorio mostra la maggiore sensibilità delle aziende ai temi green. Nonostante le difficoltà del periodo, infatti, il 31% delle realtà manifatturiere dichiara di avere implementato processi volti alla sostenibilità.

Al primo posto c’è la riduzione dei consumi, nel 42% dei casi, seguita dall’attenzione a inquinamento e impatto ambientale, al 36%. Cresce anche l’orientamento verso l’eco-sostenibilità dei prodotti, con il 17% delle risposte.

La transizione verde e digitale passa dall’R&D

Una fetta importante del piano 2021, poi, riguarda l’ambito di ricerca e innovazione, fondamentale per rispondere alla crisi e sostenere lo sviluppo economico italiano. Il 52% i rispondenti prevedono di destinare entro l’anno fino al 10% del proprio fatturato in R&D. Ma il 19% andrà oltre, in un range tra l’11% e il 20%.

Nel 2021 aumentano gli investimenti in ricerca e innovazione, ma anche l’approccio a una cultura green industriale

I maggiori investimenti riguardano:

  • sicurezza informatica: 22%;
  • robotica collaborativa: 19%;
  • produzione additiva: 17%;
  • Internet of things: 16%;
  • cloud computing: 13%;
  • simulazione e intelligenza artificiale: 10%;
  • Big Data: 9%;
  • realtà aumentata/virtuale e materiali intelligenti: 8%.

Puntare sulla formazione 4.0

L’ultimo tassello della transizione industriale è la formazione. La migliore strategia per valorizzare il capitale umano aziendale secondo il 45% degli intervistati. I giovani, in primis, si confermano un asset strategico. Il 56% delle aziende conferma infatti di avere assunto nell’ultimo anno personale under 35. Il motivo? Sono le figure più “responsive” alla rapida corsa dei processi digitali in fabbrica. Il 27% dei partecipanti alla survey sta anche valutando di introdurre giovani specializzati in tecnologie 4.0 provenienti da ITS o università, ma con un minimo di esperienza lavorativa. Il 16%, invece, assumerà anche senza una precedente formazione scolastica o professionale, predisponendo un calendario interno di training. Il 13%, infine, sta avviando percorsi formativi dedicati ai dipendenti più giovani.

Quali sono le competenze più richieste? Più che la tecnica, conta la capacità di lavorare in gruppo (28%). Importanti anche le skill di vendita e post-vendita e l’utilizzo di macchine CNC, entrambe indicate dal 25% delle aziende. Servono inoltre capacità nell’assistenza tecnica e manutenzione (21%) e nel marketing digitale (17%). L’8% delle realtà manifatturiere italiane, inoltre, cerca figure dedicate ai percorsi di sostenibilità ambientale ed economia circolare.

Il settore, dunque, si conferma in movimento. La transizione verde e digitale può – a maggior ragione oggi – cambiare il volto delle città, delle imprese e del tessuto socio-economico italiano.

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