Nuovo Regolamento F-Gas: gli impatti su pompe di calore e filiera

L’entrata in vigore del nuovo Regolamento F-Gas richiede importanti cambiamenti per il settore HVAC, specie per le pompe di calore, sia nell’impiego dei gas refrigeranti sia nella formazione delle competenze. Quali impatti avrà e come farsi trovare preparati lo hanno spiegato i rappresentanti delle più importanti associazioni della filiera
Come il nuovo regolamento F-Gas cambierà il settore HVAC - a HPT 2025

A un anno dall’entrata in vigore del nuovo Regolamento F-Gas, quale impatto ha avuto e avrà sulle pompe di calore? È un quesito di grande importanza, considerando che l’Italia vanta la seconda industria europea con 50 aziende produttrici sulle 300 totali in Europa. Dall’introduzione sempre più cogente di gas refrigeranti alternativi a quelli finora più impiegati, alla necessità di formazione delle competenze, gli elementi di attenzione sono diversi, come è stato fatto notare durante il convegno, organizzato dall’Associazione Tecnici del Freddo, in occasione di Heat Pump Technologies.

Cosa prevede il nuovo Regolamento F-Gas per le pompe di calore

Il nuovo Regolamento F-Gas, ovvero il Regolamento (UE) 2024/573, entrato in vigore l’11 marzo 2024, intende “eliminare progressivamente l’utilizzo dei gas fluorurati aventi impatto climalterante, incentivando l’utilizzo di gas refrigeranti naturali e a basso impatto climatico”, riepiloga il MASE. Prevede, tra l’altro, nuove disposizioni “in materia di contenimento, uso, recupero, riciclaggio, rigenerazione e distruzione dei gas fluorurati a effetto serra e le misure accessorie connesse, quali i regimi di responsabilità estesa del produttore, la certificazione e la formazione”.

Esso pone un divieto di impiego di gas refrigeranti, con GWP pari o superiore a 150, sulle pompe di calore monoblocco e sui condizionatori d’aria di piccole dimensioni (inferiori 12 kW), a partire dal 2027, e un’eliminazione completa nel 2032. Per le pompe di calore monosplit, l’utilizzo di F-Gas sarà consentito senza limiti temporali, a condizione che il GWP del gas refrigerante sia inferiore a 750.

nuovo regolamento come impatta le F-Gas pompe di calore

Sempre per quanto riguarda le pompe di calore, si richiede la capacità di passare, in pochi anni, a tre diverse tipologie di gas refrigeranti sempre più connotati da un minor impatto ambientale, come l’R290 (propano). Quest’ultimo ha un GWP molto basso, ma è classificato A3, ovvero altamente infiammabile. Per questo, c’è bisogno di cautele e di competenza da parte di chi dovrà occuparsene, anche in fase di assistenza e manutenzione.

L’importanza di formazione delle competenze

Proprio sull’aspetto della formazione delle competenze, parte integrante del nuovo Regolamento F-Gas, ne ha parlato Gennaro Loperfido (AiCARR). Ha sottolineato, in particolare, come la progettazione di impianti HVAC, per i quali è previsto l’impiego di una macchina frigorifera con refrigerante infiammabile, richieda la valutazione attenta degli aspetti di sicurezza e prevenzione del rischio incendio. “Le Regole Tecniche di prevenzione incendi li includono tra gli impianti rilevanti ai fini della sicurezza antincendio. Questa considerevole innovazione tecnologica fa sì che ci troviamo di fronte a inedite e rilevanti problematiche da affrontare con grande impegno. Inoltre, il panorama normativo presenta ancora elementi dubbi che possono dare adito a discrezionalità nell’applicazione delle prescrizioni”.

C’è bisogno, come sottolineato dallo stesso Loperfido, che il gruppo di lavoro Decreto F-Gas operi per chiarire tutti gli aspetti legati a queste installazioni necessarie per far sì che siano rispondenti a criteri di prevenzione degli incendi. Ha sottolineato la necessità di lavorare in concerto, tra le varie rappresentanze e in tutta la filiera, dai progettisti, ai costruttori, fino a chi poi si dovrà occupare della necessaria assistenza.

Certificazione dei professionisti

Sempre a proposito di formazione è intervenuto Antonio Fierro (Associazione Tecnici del Freddo), mettendo in luce il percorso sfidante che richiederà il nuovo Regolamento F-Gas e il Regolamento (UE) 2215/2024, riguardante la certificazione dei professionisti F-Gas. Nell’anno in corso, sono previsti nuovi requisiti di certificazione professionale e, dal 2028, verrà richiesto un corso di aggiornamento per chi è certificato secondo il vecchio schema. Inoltre, verrà estesa la certificazione delle competenze a nuovi settori. Tra l’altro, i refrigeranti alternativi (idrocarburi, ammoniaca, CO2) sono ora inclusi nelle categorie di certificazione.  Tutto questo quadro richiede maggiori competenze tecniche e pratiche. L’impatto sulle aziende di settore si avrà in termini di formazione interna, con l’adeguamento dei programmi di formazione continua, con la necessità di nuovi investimenti in nuove attrezzature.

La certificazione del tecnico del freddo

“È fondamentale che le aziende e i professionisti del settore HVAC si adeguino tempestivamente alle novità dei mercati – ha affermato Fierro –. La formazione è fondamentale per comprendere le modifiche e ottenere la nuova certificazione F-Gas. C’è bisogno di una collaborazione tra le parti interessate, essenziale per affrontare le sfide della nuova normativa”.

Come affrontare i cambiamenti richiesti

Quale sia la risposta dei produttori HVAC agli stimoli del nuovo Regolamento F-Gas lo ha illustrato Giacomo di Stefano (Assoclima), partendo dai temi più importanti e sfidanti per il settore. Un primo tema è legato alle conseguenze per le pompe di calore, con primi passi importanti, in termini di riduzione delle emissioni di CO2 equivalenti attesi “che, a partire in particolare dal 2027 e negli anni immediatamente successivi orienteranno e porteranno il settore a una riduzione molto più sensibile dei refrigeranti ad alto GWP che vengono impiegati nelle apparecchiature”. Secondo tema sono i divieti di impiego di determinati gas refrigeranti e il passaggio ad alternative a basso GWP.

Altro tema rilevante riguarda la formazione e certificazione degli operatori che non sarà più limitata esclusivamente agli HFC, ma anche agli HFO e anche ai refrigeranti alternativi. Quarto tema sfidante riguarda la posizione pionieristica, a livello europeo, dal punto di vista dell’impiego dei refrigeranti a basso GWP. «Facciamo, però, attenzione a non crearci l’illusione che gli altri Paesi del mondo ci seguiranno in questa tendenza pionieristica”. Come affrontare il cambiamento? Con una progettazione delle unità che tenga conto di alcuni aspetti:

  • l’orientamento verso unità monoblocco;
  • l’opportunità di limitare, dove possibile, la posa di tubazioni contenenti refrigeranti;
  • misure di sicurezza sulle unità interne di sistemi splittati;
  • la progettazione degli scambiatori di calore finalizzata a contenere quanto più possibile i quantitativi di refrigerante, salvaguardando la performance complessiva.

Il tema normativo

Il rappresentante Assoclima ha segnalato, inoltre, l’aggiornamento di alcune norme importanti per il settore come la EN 378 e la EN IEC 60335-2-4, riguardanti la sicurezza degli impianti adibiti al freddo e alle pompe di calore e ha accennato a una prossima norma di installazione italiana sulla installazione di queste apparecchiature. Proprio relativamente a quest’ultima, ha messo in luce la necessità di un lavoro congiunto e condiviso di tutta la filiera.

Sul tema è intervenuto anche Fabio Brondolin (Assofrigoristi), che ha posto la necessità di una norma tecnica dedicata alla installazione delle pompe di calore, che sono da considerare non solo per l’importanza avuta negli ultimi anni, ma anche quali prodotti del futuro, destinati a sostituire la caldaia.

“Il nuovo Regolamento F-Gas spinge anche le PdC nella direzione dell’impiego di refrigeranti lievemente o altamente infiammabili. La proposta di prodotto è già fortemente orientata verso soluzioni contenenti R32 quando non addirittura R290”. Ed è qui che sorgono i problemi, a partire dalla consapevolezza (dei produttori) del basso livello di consapevolezza di installatori e manutentori rispetto alle problematiche di sicurezza comportati dai nuovi gas. la norma madre, ovvero la EN 378, “è scarsamente conosciuta e applicata. Serve, quindi, uno strumento di più facile e largo utilizzo per l’applicazione specifica più diffusa nella climatizzazione domestica”.

Refrigeranti e transizione

In questa transizione verso l’uso di nuovi refrigeranti – come sottolineato nel nuovo Regolamento F-Gas – è importante considerare il tema della sicurezza. Lo ha fatto notare Alessandro Pianetti (Assogastecnici), illustrando il passaggio prospettato dallo standard attuale, in tema di refrigeranti per pompe di calore, dall’R32 all’R290.

Come detto, il propano è altamente infiammabile e presenta delle restrizioni nella gestione, nell’applicazione e nel luogo di installazione. In alcuni casi, la sua applicabilità non sempre sarà fattibile: per questo è bene guardare ad alternative, come può essere l’R454C, “una valida alternativa per garantire che tutti i tipi di edifici residenziali possano accedere al riscaldamento con pompa di calore nel prossimo futuro”.

In generale, per guidare la decarbonizzazione nel settore sarà bene ragionare su una necessaria flessibilità nelle scelte dei refrigeranti, “selezionando quello più appropriato per ogni applicazione, bilanciando quattro fattori chiave: sicurezza, efficienza energetica, impatto ambientale e costo per l’intero ciclo di vita di un prodotto”.

Verso soluzioni ecologiche con il nuovo regolamento F-Gas

Di certo, nella scelta dei refrigeranti più adeguati, il nuovo Regolamento F-Gas richiede l’utilizzo di gas refrigeranti naturali e a basso impatto climatico. Lo ha evidenziato Aleksandra Milic (Unione del Caldo e del Freddo Green), ricordando la necessità di conciliare la decarbonizzazione con scelte che abbiano un impatto ambientale quanto meno rilevante o, se possibile, nullo, per venire incontro alle esigenze di prestazioni e sostenibilità.

Di certo, si dovranno prendere decisioni attente, sotto più punti di vista. “Oggi è fondamentale prendere la decisione giusta per non trovarsi poi un impianto dove i prezzi del gas potrebbero salire in maniera improponibile per chi ha un impianto di 150 kg o superiore”, ha affermato Enrico Zambotto (Assocold). Considerando i tassi di perdita di refrigerante HFC, che negli impianti più vecchi arrivano al 15-30% l’anno, è importante compiere sforzi per ridurre i tassi di perdita all’obiettivo realistico al 3% annuo. Inoltre, occorre pensare a un cambio verso refrigeranti decisamente poco impattanti, come nel caso della CO2.

“Già oggi, in Europa, ci sono 95.600 impianti commerciali e industriali a CO2 transcritica, con un tasso di crescita del 33% annuo”. A questi vanno ricordati anche i circa 17 milioni di mobili frigoriferi a R290 a gruppo incorporato e 6650 chiller a idrocarburi.

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Andrea Ballocchi

Giornalista freelance, si occupa da anni di tematiche legate alle energie rinnovabili ed efficienza energetica, edilizia e in generale a tutto quanto è legato al concetto di sostenibilità. Autore del libro “Una vita da gregario” (La Memoria del Mondo editrice, prefazione di Vincenzo Nibali) e di un manuale “manutenzione della bicicletta”, edito da Giunti/Demetra.
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