
Sfruttare in modo intelligente acqua ed energia per trasformare bacini artificiali in grandi “campi” di fotovoltaico galleggiante. Laghi, invasi agricoli e bacini industriali hanno l’opportunità di diventare superfici attive per la produzione di energia rinnovabile senza consumo di suolo, anche in ambito agricolo. Ottenendo anche il vantaggio del raffrescamento naturale dell’acqua e della luce riflessa, che aumenta l’efficienza dei pannelli fotovoltaici.
In Italia, il fotovoltaico galleggiante è considerato una tecnologia emergente con ottime opportunità di sviluppo. Aero, associazione delle Energie Rinnovabili Offshore, stima potenzialità di installazione fino a 1 GW nei prossimi cinque anni e fornitura di energia pulita a circa 500.000 famiglie. Tuttavia, la realizzazione di impianti di grandi dimensioni è ancora frenata da burocrazia e complessità normativa. Più utile, invece, accelerarne la diffusione tramite gli incentivi attualmente disponibili. Per esempio, bando CER, misure FER 2 e FERX, che potrebbero aprire la strada all’integrazione di rinnovabili innovative come il fotovoltaico galleggiante nei modelli di produzione decentralizzata di energia pulita.
“Questi impianti dimostrano come sia possibile produrre energia pulita e, al tempo stesso, limitare l’evaporazione dell’acqua, contribuendo alla gestione della siccità e delle risorse idriche – spiega Valerio Natalizia, ceo di ECO The Photovoltaic Group -. Ci auguriamo che il fotovoltaico galleggiante venga adottato sempre più spesso anche in Italia, dove le condizioni ci sono tutte”.

Un’applicazione interessante della tecnologia flottante riguarda i contesti agricoli. Oltre agli impianti agrivoltaici, si possono realizzare impianti su bacini artificiali creati per raccogliere e conservare l’acqua necessaria all’irrigazione. ECO interviene con un approccio progettuale su misura, dallo studio e progettazione fino alla logistica e alle soluzioni tecniche per garantire sicurezza e durata.
Il team dell’azienda ha dunque sviluppato soluzioni innovative per adattarsi a ogni specificità dei bacini artificiali. Tra queste, la pedana temporanea sopra l’argine consente di assemblare le piattaforme galleggianti direttamente a terra. E di farle poi scivolare in acqua in modo graduale e sicuro. Altra scelta ingegneristica, l’uso di supporti in cemento armato lungo gli argini, a cui vengono agganciate le strutture galleggianti. Evitando così le ancore tradizionali fissate al fondale che potrebbero danneggiare i teli protettivi. Rispetto ai bacini idrici naturali, le pareti dei bacini idrici artificiali vanno infatti protette maggiormente per scongiurare cedimenti del suolo nel tempo. Le strutture e i sistemi di ancoraggio si adattano anche alla variazione del livello dell’acqua, viste la naturale evaporazione e l’utilizzo dell’acqua a scopo irrigativo.
Quanto ai moduli fotovoltaici, si opta generalmente per soluzioni bifacciali. In grado di sfruttare sia la luce solare diretta sia quella riflessa dalla superficie dell’acqua per aumentare la resa rispetto ai tradizionali impianti. Un esempio pratico? Il primo impianto realizzato da ECO Group utilizza oltre 10.000 componenti tra strutture, passerelle e sistemi di cablaggio. Con capacità produttive annue che raggiungono circa 2 o 3 milioni di kWh. Il fotovoltaico galleggiante riesce a coprire bacini anche superiori a 20mila metri quadrati con soluzioni scalabili che uniscono esigenze energetiche e tutela delle risorse naturali.
