
La riqualificazione energetica degli edifici è una priorità, o meglio, una necessità. Le politiche europee e nazionali hanno individuato un chiaro percorso, che prevede un intervento massiccio sul patrimonio edilizio esistente, con lo scopo di renderlo più efficiente. Entro il 2030 si vuole ridurre del 55% le emissioni di CO2 dell’UE rispetto ai valori del 1990 e la Direttiva Case Green pone degli obblighi e una priorità di intervento per gli edifici più energivori. Il punto, pertanto, non è se si deve o meno riqualificare un immobile, ma come farlo. Obiettivi ambiziosi richiedono opere importanti e parlare di semplici “ristrutturazioni” non è più sufficiente. È necessario, infatti, procedere con il “deep retrofit”.
Quando si parla di “deep retrofit” si fa riferimento a un intervento di ristrutturazione profonda, ossia un’opera di riqualificazione globale dell’edificio, che permette di renderlo altamente efficiente da un punto di vista energetico e non solo.
L’edificio è visto come un unico sistema, composto di diversi componenti tra loro in relazione, la cui riqualificazione profonda richiede uno sguardo rivolto proprio al complesso del sistema e non ai suoi singoli elementi. Si parla di ristrutturazione profonda proprio perché si interviene in modo radicale sul sistema edificio, includendo opere sull’involucro e sulle componenti impiantistiche.
Il deep retrofit, inoltre, si pone un obiettivo finale decisamente ambizioso: trasformare un edificio datato e inefficiente in una costruzione altamente efficiente. Si possono porre traguardi sfidanti, fino alla realizzazione di un NZeb. In sostanza, i risultati che si ottengono sono consistenti e migliori rispetto a quanto avverrebbe con una più tradizionale riqualificazione e al termine dei lavori l’edificio riqualificato può essere paragonato al nuovo.
Per quanto non sia presente un vero e proprio riferimento normativo specifico per la ristrutturazione profonda, si tratta di un concetto ripreso più volte dall’Unione Europea, come ad esempio nella Direttiva UE 2018/844 e nella Raccomandazione (UE) 2019/786 della Commissione dell’8 maggio 2019 sulla ristrutturazione degli edifici.
In l’Europa, è necessario velocizzare il processo di ristrutturazione del parco edilizio europeo, ma anche aumentare le ristrutturazioni profonde. Per dare informazioni aggiuntive rispetto a cosa si intende con ristrutturazioni profonde, è interessante sapere che nel testo si distinguono:
Queste definizioni sono state introdotte all’UE Building Stock Observatory, ossia l’Osservatorio europeo del parco immobiliare.
Viene specificato, poi, che una ristrutturazione profonda è tale quando assicura anche una riduzione delle emissioni di gas a effetto serra. Oltretutto, la direttiva sulla Prestazione energetica nell’edilizia imponeva già di individuare strade da percorrere per l’efficientamento del patrimonio edilizio, puntando alla trasformazione degli edifici esistenti in NZeb, proprio tramite le ristrutturazioni profonde, gestibili anche per fasi.
Come anticipato, un intervento di deep retrofit richiede di attuare una riqualificazione dell’intero edificio, risanandone le criticità e rendendolo altamente efficiente. Ciò significa mettere in pratica tutte le possibili strategie utili all’ottimizzazione del consumo di energia. Il punto di partenza, pertanto, è ridurre il fabbisogno energetico per garantire il comfort interno e tutte le funzionalità richieste, per poi valutare le innovazioni tecnologiche da installare.
Si è parlato di approccio globale e, per riuscirci, è importante attuare tutte le tecniche oggi disponibili, che prevedono anche lo sviluppo del BIM e la standardizzazione dei processi.
Le differenze rispetto ad una riqualificazione, infatti, non sono tanto in termini di tipologia di interventi messi in atto, ma di risultati ottenuti e di approccio all’intervento, che deve essere veloce, risolutivo e finanziariamente sostenibile, con un rapido rientro dell’investimento.
Una ristrutturazione profonda nasce con lo scopo raggiungere i massimi livelli prestazionali, in Italia si arriva a parlare di NZeb, rendendo particolarmente rilevanti anche la fase della sua progettazione e programmazione.

Passando agli interventi, in una ristrutturazione profonda si parte da una diagnosi energetica. Dopo ci che, risulterà sicuramente necessario agire sull’involucro dell’edificio, analizzare attentamente lo stato di fatto e installare un sistema di isolamento efficace, anche in grado di risolvere tutti i ponti termici.
Non sono da trascurare opere quali la sostituzione degli gli infissi e l’installazione di opportuni sistemi di ombreggiamento. Segue, poi, tutto il tema impiantistico, con l’installazione di tecnologie innovative ed efficienti per la climatizzazione, la produzione di acqua calda sanitaria, l’illuminazione e l’areazione. Fondamentali, come già detto, le fonti rinnovabili, che dovrebbero coprire almeno il 50% del fabbisogno richiesto.
