
Ricarica privata domestica e condominiale, aziendale e commerciale, ricettiva e ricreativa. Non solo un’esigenza basilare per i proprietari di un’auto elettrica, ma anche un’opportunità di business ancora poco esplorata da imprenditori ed esercenti che possono implementare questo servizio.
Per questo Anie Confindustria e Motus-E hanno scelto il palcoscenico di KEY – The Energy Transition Expo per approfondire, oltre allo status della rete infrastrutturale pubblica, quello delle colonnine di ricarica private. Tra esigenze, criticità e azioni da intraprendere, il convegno “La ricarica privata delle auto elettriche: un’opportunità per aziende, condomini e attività commerciali” ha coinvolto diversi stakeholder nell’approfondimento di questo tema cardine per la transizione della mobilità italiana.
Prima del confronto, una riflessione trasversale sul perché accelerare l’infrastrutturazione legata all’elettrificazione dei trasporti. Secondo Fabio Zanellini, del gruppo e-Mobility di Anie, “il tema della neutralità tecnologica non può essere legato solamente alla parità di tecnologie capaci di fornire un determinato servizio. Bisogna valutare anche come viene offerto questo servizio: in che contesto, con quale livello di efficienza energetica e, soprattutto, con quale impatto sociale”.
Per esempio, guardando alle simulazioni sull’occupazione di 1 metro quadro di suolo, si nota come, con 220 kWh di produzione si riescano a percorrere, a seconda dell’approccio, più di 1.000 km. “Il vettore elettrico accompagna l’uomo dall’era industriale all’attualità digitale. È una delle invenzioni più resilienti ed efficienti mai introdotte. Certo non è la soluzione a tutte le sfide della transizione energetica. Ma vale la pena, sempre dopo accurate valutazioni del rapporto costi-benefici, puntare sull’elettrificazione dei trasporti, soprattutto in zone particolarmente inquinate e urbanizzate come la pianura padana”, conclude.

A ciò si aggiunge la preferenza degli automobilisti per la ricarica privata rispetto alle soluzioni pubbliche. Motivo in più per coinvolgere nel panel anche Anaci (Associazione Amministratori di Condominio) e Confcommercio – Imprese per l’Italia. Un’occasione per esplorare le diverse opzioni di ricarica privata, da quella domestica e condominiale fino al commercio e all’hospitality.
Evidenziando sia le opportunità sia gli ostacoli normativi alla diffusione di tale infrastruttura. Importante, inoltre, l’appello a migliorare la formazione dei decisori e dei promotori di nuove installazioni. Nonché a creare nuovi incentivi mirati, piuttosto che imposizioni regolatorie, per garantire un’adozione di questi sistemi che sia realmente efficace e associata ai contesti adeguati.
In che modo gli amministratori di condominio possono trasformarsi in soggetti attivi di questo percorso? Quali barriere ancora bloccano la visione prospettica della ricarica privata condominiale, anche contenuta nella nuova EPBD? Marco Marchesi di Anaci ha offerto al pubblico di KEY 2025 diversi spunti di riflessione.
La diffusione delle infrastrutture di ricarica EV nei condomini incontra diverse resistenze. La prima è legata a pregiudizio e non conoscenza. I condomini, spesso, non concepiscono l’idea di partecipare alla realizzazione di sistemi per auto elettriche che non possiedono.
“Chi spiega alla signora Maria, che non ha alcuna intenzione di acquistare un’auto elettrica, che deve obbligatoriamente contribuire alla spesa per permettere agli altri di connettere i veicoli in modo efficiente e sicuro per tutto il condominio – si domanda il relatore -. Questa situazione può comportare anche pratiche pericolose, come l’utilizzo improprio delle prese elettriche nelle autorimesse”. C’è poi la resistenza dovuta agli effetti della “corsa” al Superbonus. Il clima assembleare, già teso, rende infatti difficile proporre nuovi interventi condominiali.
Altro ostacolo è quello che Marchese chiama il partito, tipico italiano, del “non a casa mia”. Ovvero, del “so che serve la ricarica delle auto elettriche però mettiamola in strada e non nel mio condominio. Ma possiamo aspettare ore e ore in strada o lasciare sempre fuori l’auto anche di notte? È evidente, per lo sviluppo e la fruibilità della mobilità elettrica, che la ricarica deve avvenire all’interno dell’edificio”, aggiunge.
Per questo è fondamentale anticipare l’esigenza formando adeguatamente gli amministratori. Significa portarsi avanti per fronteggiare l’inevitabile crescita del numero di auto elettriche da ricaricare in contesti privati. Per Marchese, “l’esperienza frenetica e caotica del Superbonus ci ha insegnato che è meglio pensarci prima. Stiamo intensificando le proposte formative e informative sul territorio proprio per aiutare i professionisti a muoversi correttamente. Fornendo loro gli strumenti e le parole giuste per passare con successo questi concetti in assemblea”.
L’ultima criticità sollevata da Anaci resta collegata alla precedente, in quanto scaturisce dalla mancata formazione dei professionisti. “Se non si conoscono le norme di riferimento è normale concedere ai condomini la possibilità di ricaricare l’auto in garage, con la spina tradizionale direttamente attaccata al muro, senza alcuna verifica. Con tutti i rischi che ne conseguono in termini di sicurezza e di risarcimento assicurativo sui danni”. Il rappresentante di Anaci conclude evidenziando anche il fatto che molti amministratori non siano sufficientemente consapevoli dell’obbligo di documentare i punti di ricarica in sede di rinnovo del certificato di prevenzione incendi. Creando ulteriori rischi per la sicurezza del condominio.

L’altro aspetto interessante della ricarica privata riguarda gli esercizi commerciali. I quali possono, al contempo, favorire la diffusione dell’infrastruttura e sfruttarne le derivanti opportunità di crescita. “Rappresentiamo un bacino di aree e superfici importante per il sistema italiano della mobilità elettrica – interviene Elisa Stellato di Confcommercio -. Come associazione spingiamo le nostre imprese a cogliere questa occasione nel quadro più ampio dei progetti di decarbonizzazione”.
Qualche esempio? Se un ristorante installa una colonnina di ricarica nel parcheggio può anche attivare delle offerte commerciali dedicate. Oltre a offrire un servizio determinante nella scelta del locale da parte del cliente. Alcune imprese offrono fidelity card o scontistiche particolari per chi acquista lasciando nel frattempo l’auto in carica.
Tra le buone pratiche, la relatrice cita il progetto di Confcommercio Roma per diffondere, anche a livello tecnico, i vantaggi dell’installazione di colonnine per gli imprenditori. “Proponiamo attività costanti di formazione alle realtà sul territorio e ne stiamo già cogliendo in frutti. Il progetto ha infatti generato una nuova collaborazione tra Confcommercio Roma ed Enel X per l’installazione di colonnine presso alcuni esercizi commerciali nella provincia”, aggiunge.
Altrettanto interessante il caso di Torino. L’amministrazione comunale, Camera di Commercio e Confcommercio Torino hanno partecipato alla realizzazione di una CER (Comunità Energetica Rinnovabile) sperimentale che integra infrastruttura di ricarica EV. Un progetto pilota pensato proprio per mostrare i benefici di un ecosistema territoriale delle rinnovabili e dell’autoconsumo.
Confcommercio ha lanciato anche la campagna “2025 anno della sostenibilità”. Un calendario di eventi, in presenza e da remoto, per avvicinare l’associazione ai territori e spronare le realtà imprenditoriali in ottica di decarbonizzazione. E, dunque, di installazione di punti di ricarica privata.
Infine, il programma annuale “ImprendiGreen”, frutto di una query tra gli associati per indagare le azioni intraprese. “Una delle domande del questionario riguarda proprio la mobilità elettrica – spiega Stellato -. La partecipazione prevede il rilascio di un riconoscimento che commercianti, ristoratori e albergatori possono apporre sul loro esercizio. Questo contribuisce a rinnovare l’immagine del marchio e anche ad attirare la clientela interessata”.
In conclusione, oltre alle necessità della ricarica condominiale e alle attività degli esercenti, c’è il tema degli incentivi governativi. Secondo gli stakeholder interpellati, servirebbero infatti misure mirate. Per esempio, riaprire i bandi del PNRR, ove possibile, rendendoli più flessibili. Così come la PUN (Piattaforma Unica Nazionale del GSE), valido strumento di interazione per mappare l’infrastruttura di ricarica, si potrebbe evolvere per seguire in tempo reale l’evoluzione della rete.
“Sarebbe ideale permettere alle imprese di esprimere in anticipo sulla PUN l’intenzione di installare colonnine di ricarica – conclude Elisa Stellato -. Il Comune di riferimento potrebbe quantificare rapidamente le richieste ed essere più reattivo nell’attivare un bando di assegnazione. Si tratta in definitiva di aumentare le occasioni di incontro tra domanda e offerta”.
