Mobilità urbana: il Rapporto MobilitAria 2020 invita a ripensarla

Secondo il Rapporto MobilitAria 2020 è tempo di ripensare seriamente la mobilità urbana, soprattutto a seguito della ripresa post lockdown. Le misure da mettere in atto

Mobilità urbana

La fase di lockdown dovuta all’emergenza Covid-19 è stata una parentesi utile per migliorare la vivibilità cittadina, soprattutto sotto il profilo ambientale. Ma con la ripresa, il rischio che si corre è di tornare a rivedere le nostre strade congestionate dal traffico. Si prospetta persino l’ipotesi di ritrovarsi con un quadro peggiore rispetto alla situazione antecedente allo scoppio della pandemia. Con ogni probabilità, i cittadini saranno infatti più propensi a utilizzare i mezzi privati, considerati più sicuri da un punto di vista sanitario, a discapito dei trasporti pubblici.

Di fronte al contesto che si sta delineando, appare perciò più urgente che mai intervenire sulla mobilità urbana, cercando soluzioni più efficaci e maggiormente sostenibili. Questa necessità è uno dei punti cruciali evidenziati tra le pagine del Rapporto MobilitAria 2020, redatto dal Kyoto Club e dall’Istituto sull’Inquinamento Atmosferico del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IIA).

La mobilità urbana nel Rapporto di MobilitAria 2020: gli aspetti chiave

Giunto ormai alla sua terza edizione, il nuovo Rapporto MobilitAria analizza l’andamento della qualità dell’aria e delle politiche di mobilità urbana nelle 14 principali città e aree metropolitane italiane nel 2019 e nei primi quattro mesi del 2020, in piena emergenza sanitaria.

Rispetto al tema della mobilità urbana, lo studio contiene:

  • Diversi contributi specifici con cui valutare gli scenari futuri che potrebbero interessare le città italiane, a partire dagli spostamenti in bicicletta fino alla Sharing Mobility;
  • Dati sui nuovi fenomeni della micromobilità e delle colonnine di ricarica;
  • Un’analisi dei PUMS (Piani Urbano di Mobilità Sostenibile) delle 14 città di ambito comunale metropolitano, con lo stato di fatto e i contenuti principali.

Qualità dell’aria e mobilità urbana: come si respira nelle città italiane

Dal Rapporto MobilitAria emerge che nel corso del 2019 la qualità dell’aria è leggermente migliorata rispetto all’anno precedente. Nel quadro generale, permangono tuttavia valori critici che non sono sufficienti a garantire il rispetto dei limiti normativi in vigore.

Nel periodo di lockdown, invece, complice il blocco del traffico, si è registrato un netto calo dell’inquinamento, in particolar modo per il crollo del biossido di azoto (NO2).

Con l’avvio della Fase 2, l’auto è tornata a crescere e si è registrato un incremento della mobilità a piedi, in bicicletta e mediante la micromobilità, anche in Sharing. I trasporti pubblici hanno di contro evidenziato una certa difficoltà a rendere fattibile il distanziamento sociale necessario per fronteggiare l’epidemia.

Secondo lo studio, il vero banco di prova per la mobilità urbana post-lockdown si verificherà tuttavia a settembre con la riapertura delle scuole e di molte altre attività. Solo allora si potrà capire se si riuscirà effettivamente a non congestionare le città di traffico veicolare, rumore e inquinamento.

Gli investimenti nella mobilità urbana

Il Report analizza cosa è avvenuto in questo anno e mezzo a livello urbano, regionale e nazionale, focalizzando l’attenzione sui vari provvedimenti e investimenti effettuati. Il documento sottolinea come nel 2019 siano state adottate diverse misure per la mobilità urbana.

Il Piano Strategico Nazionale della Mobilità Sostenibile ha previsto il rinnovo del parco autobus per un valore di 3,7 miliardi di euro. A seguito della manovra di Bilancio 2019, è inoltre entrato in funzione il “bonus-malus”, che prevede incentivi per l’acquisto di automobili elettriche o a emissioni di CO2 inferiori ai 70 grammi di CO2/km e, al contrario, un’imposta proporzionale ai gas serra prodotti sulle vetture più inquinanti.

A questi provvedimenti si affianca il Piano di investimenti per le reti del trasporto rapido di massa per le città, promosso dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Il valore complessivo dei suoi investimenti 2016/2020 è di 7,5 miliardi, di cui circa 4 sono stati già assegnati.

A gennaio 2020 è stato invece pubblicato sul sito del MISE il testo finale del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima: il provvedimento prevede al 2030 un parco circolante di 4 milioni di veicoli elettrici.

la mobilità urbana in Trentino

I provvedimenti locali

Gli investimenti nazionali sulla mobilità urbana sono stati nel frattempo accompagnati da importanti provvedimenti da parte delle Amministrazioni locali. Molti Comuni hanno predisposto e iniziato a realizzare Piani per la Mobilità per la Fase 2 della ripartenza, con il fine di incoraggiare la crescita degli spostamenti ciclopedonali in sicurezza, riorganizzare i servizi di trasporto pubblico locale, potenziare la Sharing Mobility, spingere lo Smart Working e diversificare gli orari.

A Milano sono ad esempio previsti 30 nuovi chilometri di itinerari ciclabili di emergenza di sola segnaletica lungo le principali direttrici della città, l’aumento delle Zone 30 e delle strade condivise, e nuovi Play Streets, percorsi pedonali temporanei diffusi per agevolare l’attività fisica dei bambini, oltre a Piazze Aperte, ovvero spazi pedonali presso scuole e servizi.

Il Comune di Torino ha elaborato il Grande Piano per la Mobilità comunale che comprende: 80 km di controviali ciclabili, 30 nuove stazioni del servizio di Bike Sharing TOBike, 2000 bici Helbitz a pedalata assistita, TPL dal 52% all’82% del servizio rispetto alla Fase 1, un +40% di mezzi pubblici in orario di punta rispetto alla Fase 1.

Il Comune di Roma Capitale ha approvato il Piano Straordinario per la mobilità in Fase 2 che prevede la realizzazione di 150 km di nuovi percorsi ciclabili transitori sulle principali vie della città e su altri itinerari strategici.

A Bologna continuano invece i lavori della “Bicipolitana”, una pista ciclabile che sarà costituita in totale da 493 km, di cui 145 esistenti. 10 le direttrici principali e 6 le linee complementari previste, che saranno integrate con il Biciplan del capoluogo.

La mobilità nelle 14 principali realtà urbane italiane

Allo stato attuale, le Città Metropolitane che hanno approvato un Piano Urbano della Mobilità Sostenibile sono Bologna e Genova. Firenze l’ha adottato, mentre per altre città i PUMS sono ancora in redazione.

A livello comunale hanno adottato un Piano Urbano di Mobilità Sostenibile, Palermo, Reggio Calabria, Roma, mentre Milano lo ha già approvato nel 2018.

Piani Urbani di Mobilità Sostenibile
“Analisi e proposte al tempo del Covid-19” di Anna Donati (Kyoto Club)

Il tema della logistica merci appare, invece, ancora poco affrontato. Bologna è la città che ha meglio elaborato una strategia dentro al PUMS, con un Piano dedicato di Logistica Sostenibile.

L’uso del trasporto pubblico è aumentato in media in tutte le città rispetto al 2016, ma è diminuito a Catania (-26%) e a Napoli (-13%). Anche il parco veicolare nel 2019 è cresciuto pressoché ovunque nella Penisola. Le città che registrano una maggiore densità di veicoli sono Napoli (1541 veicoli/km2) e Milano (1157 veicoli/Km2), mentre il tasso di motorizzazione (veicoli/1000 abitanti) è in leggero aumento in tutte le 14 realtà urbane prese in considerazione, a eccezione di un lieve calo nelle città di Torino, Milano, Roma e Venezia.

Per ciò che riguarda l’uso del Car Sharing, si è registrato un incremento consistente nel periodo 2018/2019 nell’area comunale di Roma (+133% utenti), Torino (+113%), Cagliari (+106%), Bologna (+68%), Milano (+32%) e Venezia (+20%).

Gli utenti del Bike Sharing sono aumentati considerevolmente a Milano (+55%), dove si segnala il parco bici più numeroso del nostro Paese, con oltre 13 mila modelli a disposizione.

Questo l’attuale quadro della situazione illustrato attraverso i dati del nuovo Rapporto MobilitAria. Ma come si delinea invece il futuro della mobilità nei grandi centri urbani della Penisola?

Le proposte per ripensare la mobilità urbana

Un punto cruciale su cui si focalizza il Report MobilitAria 2020 riguarda proprio le prospettive a venire. In base a quanto sostenuto dal Kyoto Club e dal CNR IIA, il calo dell’inquinamento che si è riscontrato in occasione del lockdown costituisce un segnale evidente del peso giocato nelle aree urbane dai mezzi di trasporto. L’obiettivo che le due realtà si prefiggono ora è di tornare a muoversi senza inquinare e senza congestionare le città.

Un traguardo che, come suggerito nel Report, può essere raggiunto mettendo in atto cambiamenti strutturali e forti innovazioni volti ad accelerare la decarbonizzazione, garantendo un’offerta intelligente di mobilità.

Entrando specificatamente nel dettaglio, il Kyoto Club e il CNR IIA propongono di realizzare le seguenti misure:

  • Risparmiare traffico e spostamenti con lo Smart Working e i servizi di prossimità, riducendo così la lunghezza dei viaggi;
  • Amplificare e differenziare gli orari di ingresso nel lavoro, nelle scuole, nei servizi pubblici e privati, nei servizi commerciali, nel tempo libero e nella fruizione della cultura, dei parchi e dei giardini, per ridurre le ore di punta e utilizzare al meglio gli spazi e i servizi disponibili, in particolare della Sharing Mobility e del trasporto collettivo;
  • Allargare la Sharing Mobility e i servizi di Mobility as a Service, essendo il Bike Sharing, lo Scooter Sharing e la micromobilità elettrica elementi essenziali per spostarsi in autonomia e distanziati;
  • Favorire l’uso della bicicletta, promuovendo in primo luogo corsie d’emergenza dedicate alla mobilità attiva lungo tutte le principali direttrici urbane, sperimentali e in deroga al Codice della strada, così da collegare quartieri, periferie e centri storici in sicurezza, e accogliendo nel contempo la crescita delle micromobilità elettrica;
  • Supportare la pedonabilità, allargando i marciapiedi e gli spazi pedonali così da assicurare una maggiore fruibilità delle attività all’aperto, con il giusto distanziamento e rendendo le città accessibili;
  • Sostenere il trasporto pubblico, anche non di linea, potenziando il servizio, adeguando il parco mezzi verso l’elettrificazione e attuando un’integrazione con le altre modalità di trasporti;
  • Potenziare i Mobility Manager;
  • Predisporre servizi di logistica urbana sostenibile delle merci che risultino efficienti, a basso impatto e con veicoli elettrici, d’intesa con gli operatori;
  • Puntare sulla elettrificazione dei veicoli e dei servizi, a partire dalla Sharing Mobility fino alle vetture private;
  • Non cancellare le ZTL e le Low Emission Zone, in modo da evitare l’aumento dell’inquinamento dell’aria, delle emissioni di C02 e della congestione da traffico, un rischio che si fa ancor più pressante sotto la spinta all’uso dell’auto privata legata all’emergenza sanitaria.
Evelyn Baleani
Informazioni su Evelyn Baleani 27 Articoli
Giornalista e Web Editor freelance. Si occupa di contenuti per i media dal 2000. Dopo aver lavorato per alcuni anni in redazioni di società di produzione televisiva e Web Agency, ha deciso di spiccare il volo con un’attività tutta sua. Le sue più grandi passioni sono l'ambiente, il Web, la scrittura e la Spagna