Un grande decennio per la micromobilità elettrica condivisa

Il report di Guidehouse Insights prevede un boom globale dei servizi di sharing su due ruote, dagli attuali 8 miliardi di dollari annui fino ai 30 miliardi del 2030

micromobilità sostenibile e-scooter

Che esistano ampi margini di crescita ce lo può far capire l’importante lavoro di risistemazione stradale in corso a Milano per creare nuove piste a disposizione della micromobilità sostenibile a due ruote. Progetto accelerato dalla crisi del coronavirus, con la conseguente necessità di gestire la presumibile forte crescita degli spostamenti privati a scapito di quelli pubblici. Ma in ottica globale a certificare il futuro roseo di questi mezzi elettrici, con piccole e grandi ruote, e dei servizi di sharing collegati, arriva adesso una ricerca di Guidehouse Insights.

Tre tipologie di mezzi per la micromobilità sostenibile

Il report prende in considerazione tre tipologie di mezzi, fotografando così una realtà in autentica ebollizione commerciale, come è facile capire facendo un giro sul Web e vedendo la miriade di variegati modelli elettrici a due ruote che sono in vendita. In particolare vengono presi in esame gli e-kick scooters, ovvero i monopattini con batteria incorporata, i seated e-scooters, che aggiungono una seduta alle piccole ruote, e le più note e-bikes, le biciclette tradizionali con l’aggiunta dell’alimentazione a batteria.

Come detto il focus della ricerca è l’andamento dei servizi di sharing legati all’impiego di queste tre tipologie di mezzi, utilizzati per quella che viene definita come la micromobilità su due ruote. Una domanda che è destinata ad un autentico boom mondiale nel prossimo decennio. In particolare, se l’attuale giro d’affare globale dello sharing è pari a 8 miliardi di dollari, nel 2030 dovrebbe essersi quasi quadruplicato con un ammontare di 30 miliardi di dollari, il che significa una crescita annua del 14,2%.

Asia leader mondiale con oltre la metà del mercato dello sharing

L’area leader della micromobilità su due ruote è l’Asia, a sua volta trainata dai Paesi che si affacciano sul Pacifico, che nel 2020 dovrebbe prendersi più della metà (il 51%) del mercato della micromobilità condivisa su due ruote. Un’egemonia dovuta soprattutto al boom dello sharing di e-bikes in Cina che ha avuto inizio nel 2018. Ma le cose si stanno muovendo anche negli altri continenti e la riprova sta nella previsione per il 2030 che vede la quota dell’Asia ridursi al 34% del mercato globale.

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Europa in crescita trainata da e-kick scooters e seated e-scooters

Per quanto riguarda l’andamento del mercato europeo, il rapporto sottolinea come già adesso il nostro continente occupa la seconda posizione globale nell’ambito della micromobilità elettrica condivisa. Andando poi a scomporre il dato per tipologia di mezzi, si scopre come quella europea diventa una leadership mondiale relativamente ai servizi di sharing per l’impiego di e-kick scooters e seated e-scooters. E proprio il crescente impiego di questi due tipi di mezzi è destinato a trainare l’espansione del mercato europeo della micromobilità condivisa nel prossimo decennio (e di quello del Nord America).

A giustificare questa previsione ci sono riflessioni tecnico-economiche. Infatti, già ora per i gestori dei servizi di sharing il rapporto fra spese sostenute (essenzialmente il costo dei mezzi elettrici) ed introiti derivanti dal noleggio è più favorevole nel caso di utilizzo di e-kick scooters e seated e-scooters rispetto alle e-bikes. Una situazione che dovrebbe consolidarsi grazie al progresso tecnologico, tanto che già nel 2024 è atteso il sorpasso in termini di fatturato globale degli e-scooters su piccole ruote (con o senza seduta) rispetto alle biciclette elettriche.

Marco Ventimiglia
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Giornalista professionista ed esperto di tecnologia. Da molti anni redattore economico e finanziario de l'Unità, ha curato il Canale Tecnologia sul sito de l'Unità