
Un elemento fondamentale di cui tener conto, quando si guarda ai risultati e all’evoluzione del mercato italiano dell’auto, è la particolarità produttiva del nostro Paese, che si è andato via via indebolendo per quanto riguarda le vendite dei veicoli, ma che in ambito europeo resta molto forte in relazione alla componentistica.
Dunque risulta particolarmente interessante un recente studio realizzato da PwC Strategy&, appunto relativo all’andamento della filiera legata alla componentistica automotive in Italia. Una ricerca accurata, effettuata analizzando i risultati ottenuti l’anno scorso dai primi 315 operatori del settore, dove una parte importante è riservata ai risultati e alle prospettive della componentistica indirizzata alla mobilità elettrica.
“Nel 2024 – viene spiegato nel rapporto – il mercato della componentistica in Italia è stato impattato negativamente dal calo dei volumi di produzione di veicoli che si è registrato sia in Europa che nel nostro Paese. Una flessione che si è a sua volta tradotta in una riduzione del fatturato e degli utili dei fornitori automotive”.
In particolare, il mercato nazionale della componentistica automotive ha registrato l’anno scorso un calo di fatturato del 6% rispetto al 2023 e una riduzione della marginalità (la differenza fra ricavi e costi) di circa il 20%, “attribuibile principalmente alla difficoltà nell’assorbire i costi fissi a seguito del calo di fatturato”.
Francesco Papi, Partner di Strategy& e Automotive leader di PwC Italia, evidenzia il contesto generale che vede “la produzione di veicoli in Italia ai minimi storici rispetto agli ultimi 25 anni, con la previsione che nessuno dei principali 10 modelli di auto che saranno venduti in Europa nel prossimo biennio sarà prodotto nel nostro Paese”.

Una situazione che naturalmente non può non avere conseguenze: “Le attuali condizioni di sofferenza del mercato della componentistica automotive in Italia – afferma Papi – persisteranno anche nel 2025 per effetto del calo della produzione di veicoli in Europa, che scenderà di oltre il 4% rispetto al 2024”.
In questo contesto attualmente negativo e purtroppo non molto incoraggiante per l’immediato futuro, si inserisce la progressiva diffusione della mobilità elettrica con le sue conseguenze, ovvero il mettere sotto forte pressione la produzione e la redditività dei fornitori italiani più legati al motore endotermico.
Nel complesso le aziende più legate al motore endotermico rappresentano poco meno del 30% del fatturato totale espresso dalla filiera della componentistica. Ma ci sono delle differenze da considerare: “Il segmento dei mezzi pesanti in & off-road si è dimostrato più resiliente alla sostituzione tecnologica innescata dalla mobilità elettrica, mentre quello delle vetture e dei veicoli leggeri risulta maggiormente impattato”.
Lo studio mostra le previsioni per macro aree geografiche sull’andamento produttivo, suddivise fra la componentistica dedicata alle auto con motore endotermico e quella per i veicoli elettrici. In Europa la stima per il 2030 è di una flessione complessiva della produzione pari al 16% rispetto al 2019. Allora, però, la ripartizione era del 98% di produzione per l’endotermico e appena il 2% per l’elettrico, che invece alla fine del decennio dovrebbe salire fino al 54%.

Più positive le stime per la filiera della componentistica automotive in Cina, che nel 2030 dovrebbe registrare una crescita del 22% sul 2019, anche in questo caso con un netto rimescolamento degli equilibri, considerato che la quota della componentistica per i veicoli elettrici dovrebbe arrivare al 50% contro il 4% del 2019. Sostanzialmente stabile il mercato nordamericano, con un calo del 2% nel 2030 e una quota più bassa, 37%, della componentistica per le auto elettriche.
Quanto detto rende più comprensibile l’andamento “a forbice” che si prospetta per i prossimi anni: “Per il mercato della componentistica legato all’endotermico – si legge nel rapporto – la stima è che si possa quasi dimezzare dal 2024 al 2030, a fronte di una crescita prevista di circa il +30% annuo per la componentistica relativa alle motorizzazioni elettriche”.
Per queste ragione Francesco Papi sottolinea come “i fornitori automotive dovranno riqualificare la loro offerta e, laddove possibile, concentrarsi sull’aftermarket e sui segmenti dei veicoli medio-pesanti e off-road, che presentano marginalità mediamente più elevate rispetto al segmento dei veicoli leggeri”.
Le conclusioni di PwC Strategy& sono che la filiera della componentistica automotive in Italia è attraversata da un periodo di grande trasformazione, con “il fatturato complessivo degli operatori per il 2025 che potrebbe calare ulteriormente del 2-3% rispetto ai risultati già in calo del 2024, ed è prevista una forte pressione sui margini per il prossimo biennio”.
Da qui una serie di raccomandazioni rivolte ai fornitori di componentistica automotive perché avviino una serie di iniziative volte a differenziare il fatturato e preservare la marginalità:
