Evoluzione infrastrutturale e culturale: due voci della smart mobility

Lo Smart Mobility Report 2021 mostra altri lati complementari della mobilità elettrica italiana, dall’evoluzione infrastrutturale alla voce degli automobilisti green

Evoluzione infrastrutturale e culturale della smart mobility

Boom di auto elettriche, ma come va l’evoluzione infrastrutturale dei punti di ricarica? Soprattutto, cosa pensano gli italiani della smart mobility? La crescita della mobilità elettrica è ormai un dato di fatto: quasi 60.000 vetture immatricolate nel 2020 e un sorprendente aumento del 251% sull’anno precedente.

Certo, gli incentivi green hanno fatto la loro parte, ma la spinta propulsiva del mercato della mobilità sostenibile richiede opportune riflessioni anche sul fronte dell’infrastruttura di ricarica pubblica e privata. Approfondiamo il suo status attuale attraverso i dati dello Smart Mobility Report 2021 dell’Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano, che offre anche un’interessante indagine sull’opinione dei consumatori in merito.

Mobilità elettrica: evoluzione infrastrutturale pubblica

Nel corso del 2020, la crescita globale dell’infrastruttura di ricarica per veicoli elettrici ad accesso pubblico ha seguito il trend delle immatricolazioni. In particolare, si stimano oltre 1.300.000 punti di ricarica pubblici disponibili, in aumento del 51% rispetto al 2019.

Smart mobility e punti di ricarica pubblici nel mondo
Fonte: Energy & Strategy Group

La tipologia delle stazioni è così suddivisa:

  • normal charge: circa 922 mila punti, +54% sul 2019;
  • fast charge: oltre 380.000 punti, +46% sul 2019.

Geograficamente parlando la Cina continua a vincere la classifica mondiale, ma l’Europa si posiziona bene con 285.000 stazioni di ricarica e un aumento del 35%. Quasi l’87% di queste colonnine appartiene alla categoria normal charge (oltre 247 mila in valore assoluto), mentre il restante 13% è per la ricarica veloce delle auto elettriche (oltre 38 mila punti). Entrambe le applicazioni migliorano rispetto al 2019, crescendo rispettivamente del 32% e del 57%.

Come vanno le colonnine in Italia

Il nostro Paese non è da meno in termini di evoluzione infrastrutturale, sia nel 2020 sia nei primi mesi dell’anno in corso. Proprio a luglio 2021, gli analisti dello Smart Mobility Report stimano la presenza di circa 21.500 punti di ricarica pubblici e privati ad accesso pubblico (+34% year-on-year).

Ma la loro distribuzione resta piuttosto disomogenea tra le regioni italiane. Si accentua infatti il divario Nord-Sud: Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Toscana, Trentino-Alto Adige, Lazio e Veneto ospitano più di 1.500 punti di ricarica. Seguono Sicilia, Puglia, Liguria, Sardegna e Abruzzo con cifre comprese tra 500 e 1.000 stazioni. I territori rimanenti ne contano meno di 500.

Infrastruttura di ricarica pubblica in Italia: localizzazione stazioni
Fonte: Energy & Strategy Group

Dove e come ricaricare?

L’analisi della localizzazione dell’infrastruttura di ricarica mostra una netta prevalenza di installazioni in ambito urbano (strade e parcheggi), al 55-60%. Anche i punti d’interesse sono ben rappresentati, con circa il 30-35% delle colonnine totali. Una percentuale inferiore spetta all’ambito extra-urbano (10%).

Quanto alla potenza, il normal charge continua coprire oltre il 90% delle stazioni disponibili, con 12.000 punti di ricarica. Il 9% circa è invece di tipo fast charge, con oltre 1.200 stazioni. Una crescita abbastanza simile, rispettivamente del +46% e del +42%. La diffusione dei punti di ricarica ultra-fast appare infine marginale, anche se nei prossimi anni dovremmo raccogliere i risultati del fermento tecnologico e strategico in corso.

Infrastruttura di ricarica nel privato

Finora abbiamo visto le cifre del pubblico, ma quante colonnine ci sono nelle case e nelle aziende di tutto il mondo? Nel 2020 sono 9,5 milioni. Circa il 74% di esse fa riferimento a punti di ricarica domestici – 7 milioni – e il rimanente 26% riguarda le installazioni aziendali. Questo valore è pari a circa 7,3 volte il numero di punti di ricarica pubblica e privata ad accesso pubblico e a circa 0,95 volte il numero di veicoli elettrici circolanti (+0,09 vs 2019). In Italia, invece, si stimano 24.000 installazioni. Una cifra più che triplicata rispetto al 2019 sull’onda delle immatricolazioni delle auto elettriche. Sul totale delle stazioni private, il 75% è wallbox e il restante 25% riguarda le colonnine. Dal punto di vista geografico, le percentuali sono simili al precedente Smart Mobility Report: il 50-55% dei punti di ricarica si trova nel Nord Italia, al Centro il 30-35%, al Sud il 10-15%.

L’evoluzione infrastrutturale della mobilità elettrica nel 2020 riguarda soprattutto il residenziale, al 60-65% delle installazioni (5-10% nei condomini). Le aziende invece coprono circa il 35-40% dei punti di ricarica privati. Il notevole aumento delle stazioni è stato determinato anche dai nuovi incentivi: a quanto già previsto dalla Legge di Bilancio 2019, nel 2020 si è aggiunta la possibilità di beneficiare del Superbonus 110% in concomitanza con interventi trainanti di efficientamento energetico delle abitazioni.

Infrastruttura di ricarica privata installata in Italia
Fonte: Energy & Strategy Group

Evoluzione culturale degli utenti: a che punto siamo?

La smart mobility non si fa solo con l’evoluzione infrastrutturale, confermano gli analisti del Politecnico di Milano. Ecco perché il report contiene anche una survey dedicata alla voce dei consumatori in tema di “cultura” della mobilità sostenibile. L’indagine ha raccolto oltre 900 risposte di possessori di auto elettriche, in grande crescita rispetto agli anni precedenti, grazie anche all’attenzione “mediatica” rivolta al tema e al sensibile aumento degli e-driver italiani.

Barriere e driver della mobilità elettrica

Per i soggetti interessati all’acquisto di un’auto elettrica, la principale barriera si conferma essere quella economica, indicata dal 70% dei rispondenti. Seguono le criticità relative alla cosiddetta “range anxiety”, principalmente legata a:

  • inadeguatezza percepita della rete di ricarica pubblica: 21%;
  • autonomia limitata dei veicoli: 24%

Cosa spinge invece gli automobilisti ad acquistare un mezzo elettrico? Il driver principale riguarda l’ambiente, seguito dalla possibilità di installare stazioni di ricarica private e di ridurre i costi dell’intera vita utile del veicolo.

Survey sui consumatori: i driver di acquisto per le auto elettriche
Fonte: Energy & Strategy Group

Le abitudini degli e-driver italiani

L’uso dell’auto elettrica oggi è prettamente urbano. Il peso dei viaggi brevi (entro i 50 km) tocca il 45% degli spostamenti complessivi dei possessori di veicoli green. Considerando invece le abitudini di ricarica, la survey mostra che oltre il 70% degli automobilisti possiede un wallbox o una colonnina domestica. La maggior parte dei rimanenti (21%) ne può invece beneficiare in ambito lavorativo.

Sempre in tema di evoluzione infrastrutturale vista con gli occhi dei consumatori, il 38% del campione ricarica la propria auto elettrica quasi esclusivamente a casa. Negli altri casi, i dati si ripartiscono in maniera abbastanza omogenea tra ricarica in azienda e pubblica. All’estremo opposto, il 22% dichiara di utilizzare poco o per niente il punto domestico (fino a un massimo del 20% delle ricariche effettuate). In generale, i punti di ricarica ad accesso pubblico più gettonati sono quelli presso i punti di interesse come hotel, ristoranti, centri commerciali, ecc., indicati dall’86% degli intervistati. Le risposte sono comunque influenzate sia dall’effettiva presenza sul territorio delle varie tipologie di infrastruttura sia dalle modalità di offerta del servizio (gratuita o a pagamento).

Evoluzione infrastrutturale e culturale: cosa manca

In chiusura, il report analizza il grado di soddisfazione dei possessori di auto elettriche nei confronti della disponibilità di stazioni di ricarica pubbliche. La situazione è piuttosto convincente, ma emerge chiaramente la necessità di implementare le colonnine fast in autostrada. Una menzione ad hoc merita il tema dell’ultra-fast (>100 kW), che può rappresentare un forte stimolo all’evoluzione infrastrutturale italiana e alla diffusione della mobilità elettrica, abilitando la possibilità di effettuare viaggi lunghi.

“Da qui al 2030 serve un deciso supporto normativo a favore della mobilità sostenibile – commenta Simone Franzò, direttore dell’Osservatorio Smart Mobility dell’E&S Group della School of Management del Politecnico di Milano -. Sono certamente una buona notizia i 38 miliardi stanziati dal PNRR (circa il 20% dei fondi disponibili) per promuovere iniziative come la diffusione dell’infrastrutture di ricarica, ma altri Paesi europei hanno deciso di supportare maggiormente l’acquisto di veicoli elettrici, il cui elevato costo iniziale rimane il principale scoglio da superare”.

Informazioni su Maria Cecilia Chiappani 482 Articoli
Copywriter e redattore per riviste tecniche e portali dedicati a efficienza energetica, elettronica, domotica, illuminazione, integrazione AV, climatizzazione. Specializzata nella comunicazione e nella promozione di eventi legati all'innovazione tecnologica.

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