Tutto quello che bisogna sapere sulla ricarica domestica delle auto elettriche

Insieme all'interesse per le auto elettriche crescono anche le domande sulla loro ricarica: posso ricaricarla a casa? Mi serve un garage? Quanto costa? Ecco alcune risposte a questi e altri dubbi sulla ricarica domestica.

Wallbox Ricarica auto elettrica

Le vendite di auto elettriche sono in crescita in tutto il mondo.
Certo, si tratta ancora di una quota molto contenuta rispetto al totale, ma se includiamo le auto ibride plug-in allora le cose si fanno interessanti.
Ci sono però anche alcune barriere che ne limitano la diffusione: pensiamo ad esempio alla range anxiety, ma anche a come e dove “fare il pieno”. In molti si chiedono come ricaricare una macchina elettrica a casa, se è sufficiente una presa di corrente o se è necessario un contatore dedicato (a proposito, vi siete mai chiesti quanto costa installare una wall box?) e, non ultimo, quanto si paga per ricaricare una macchina elettrica.

Per tutte queste domande non esiste una risposta univoca: proprio come c’è differenza tra fare il pieno a un’auto a benzina in autostrada o al distributore di un centro commerciale, anche la ricarica di una auto elettrica può avere costi anche molto differenti in base a dove (e come) intendiamo caricarla.
Abbiamo quindi raccolto alcune tra le domande principali che vengono poste e che, giustamente, richiedono una analisi attenta per non compiere scelte affrettate.

In che modo è possibile ricaricare una auto elettrica a casa?

Anche se la maggior parte delle auto è dotata di un caricatore che può essere collegato direttamente alla normale presa della corrente domestica (una presa schuko), sarebbe meglio non utilizzare regolarmente questo sistema. Le prese domestiche, infatti, non sono realizzate per reggere potenze elevate per un tempo prolungato e risultano di conseguenza meno sicure. Per utilizzare comunque questo metodo è preferibile una spina per uso industriale (una presa CEE industriale conforme alla norma CEI EN 60309-2, purché supportata da cavi con la giusta sezione, è adatta alla ricarica di una auto elettrica perché progettata per mantenere elevati carichi per lungo tempo).

Ancora meglio, invece, sarebbe utilizzare una infrastruttura di ricarica a norma e installata a regola d’arte da un operatore. Le wallbox assicurano una ricarica più sicura e veloce, grazie anche alla maggior potenza impiegata. Questi dispositivi vengono installati nel proprio box o presso posti auto privati e collegati all’impianto elettrico domestico, in modo che possano prelevare corrente e trasmetterla tramite un cavo all’auto.

Esistono wallbox di varia potenza, alcune delle quali superano anche i 20 kW. La scelta va però relazionata alla potenza ammessa dal caricatore dell’auto elettrica, così da evitare di acquistare un’infrastruttura sovradimensionata (o viceversa).

Quanto costa installare una wall box?

Il costo delle wallbox cambia a seconda del modello. Come per ogni altro dispositivo è consigliabile informarsi adeguatamente ed evitare acquisti indirizzati solo dal risparmio economico. Anche se si trovano wall box ad alcune centinaia di euro, generalmente i costi, installazione inclusa, si attestano tra i 1.000 e i 3.000 euro. Per comodità ci si può rivolgere direttamente al venditore dell’auto o al fornitore di energia, che spesso dispongono di prodotti appositi. È fondamentale, in ogni caso, confrontare più listini e conoscere in modo preciso le proprie esigenze.

icona mobilita elettrica

Serve aumentare la potenza del contatore o richiederne uno nuovo?

Quando si acquista l’auto elettrica non è necessario comunicarlo al gestore di rete per qualche autorizzazione, né richiedere nuovo contatore.
Un contatore separato e installato appositamente per “altri usi” risulterebbe solo più costoso. Infatti, i consumi per la ricarica delle auto elettriche rientrano negli usi domestici, che godono di tariffe più convenienti. Si può eventualmente valutare l’aumento di potenza del contatore installato, operazione che oggi ha costi minori rispetto al passato, variabili da fornitore a fornitore di energia. Va considerato anche il fatto che le nuove wall box sono in grado di autoregolare la potenza assorbita, così da non limitare l’uso contemporaneo di altri elettrodomestici.

Restando in tema di ricarica auto elettrica nel box di un condominio, occorre tenere in considerazione lo schema del proprio impianto elettrico: negli edifici di recente costruzione, infatti, le prese di corrente presenti nel proprio garage sono a tutti gli effetti un ramo del proprio impianto elettrico e, come tali, i relativi consumi vengono conteggiati dal relativo contatore.

Nelle costruzioni più vecchie, invece, le prese di corrente nei garage sono collegate all’impianto elettrico condominiale e si presuppone se ne faccia un utilizzo moderato. La ricarica di una auto elettrica non rientra in questa casistica, quindi sarà necessario valutare con l’amministratore e un tecnico se l’impianto è adatto a reggere quel carico e come misurarne e fatturarne a parte i consumi (tipicamente attraverso l’installazione di un contatore supplementare).

Servono permessi particolari per installare le wall box domestiche?

Per installare una wallbox presso la propria abitazione non servono permessi o autorizzazioni particolari. Nel caso di un condominio, è necessario avere l’autorizzazione dei condomini se si sfruttano aree comuni, di cui non si è gli unici proprietari.
Come spiegato nel paragrafo precedente, inoltre, occorre far valutare da un tecnico se l’impianto è adeguatamente dimensionato per gestire il carico aggiuntivo.

mobilità elettrica

Quanto tempo è necessario per ricaricare un’auto elettrica?

Il tempo di ricarica di un’auto elettrica dipende da diversi fattori: dalla potenza impiegata (ovvero da quella accettata dal caricatore dell’auto e da quella massima erogabile dalla wallbox), dal tipo di auto e dallo stato di carica delle batterie.
In base a questi parametri il tempo di ricarica può quindi variare da 2 o 3 ore fino a più di 10.

Per fare un esempio estremo, che non rappresenta la casistica tipica ma che aiuta a comprendere meglio i numeri, una auto elettrica con autonomia di 400 km (e quindi con batterie da circa 60 kW) collegata a un normale contatore domestico da 3 kW impiegherà fino a 20 ore per una ricarica completa. Occorre tenere presente inoltre che non tutti i 3 kW saranno disponibili: ci sono carichi sempre connessi (come i frigoriferi) o utenze particolari che vengono attivate periodicamente (lavatrice, lavastoviglie, climatizzatori) che riducono la potenza disponibile per la ricarica delle batterie dell’auto elettrica. Per questo motivo, se possibile, può essere una buona idea prendere in considerazione l’aggiornamento del proprio contratto con il fornitore al fine di ottenere una potenza massima impegnata maggiore (spesso sono sufficienti i 6 kW).
In ogni caso, va comunque precisato che non è necessario fare solo ricariche complete quando la batteria è scarica. A casa si possono anche fare ricariche parziali, sfruttando semplicemente il tempo a disposizione.

Quanto costa la ricarica di una auto elettrica a casa?

Icona ricarica domestica auto elettricaAnche il costo della ricarica dipende dall’auto e dalla capacità del sistema di ricarica. Fondamentalmente, si fa lo stesso ragionamento di quando si valuta il costo di un pieno di gasolio, solo che il prezzo non sarà al litro, ma al kWh.
Occorre dunque passare dal concetto di km/litro a quello di km/kWh.
Le statistiche aggiornate del sito Electric Vehicle Database indicano in media un consumo di 150-200 Wh per ogni km, cioè tra 15 e 20 kWh ogni 100 km.

Per calcolare il costo di ricarica assoluto è sufficiente moltiplicare la capacità della batteria in kW per il costo dei kWh del proprio contratto domestico (è indicato nelle bollette). In altre parole, per un’auto con batterie da 30 kWh e un costo medio stimato tra 0,17 e 0,18 €/kWh, una ricarica completa costerà poco più di 5 euro.

Per comprendere meglio i numeri occorre capire quanta strada ci faranno fare quei 5 euro di elettricità: restando nell’esempio dell’auto elettrica con batteria da 30 kWh e ipotizzando un consumo di 15 kWh ogni 100 km, emerge che l’auto avrà una autonomia di 200 km con un “pieno” di 5 euro.

Si risparmia se si ricarica una auto elettrica a casa con il fotovoltaico?

Abbinare un sistema di ricarica per l’auto elettrica ad un impianto fotovoltaico assicura un maggior risparmio economico se si ha a disposizione anche un dispositivo per lo stoccaggio dell’energia (il cosiddetto accumulo foovoltaico).
È importante poter consumare energia pulita per la ricarica dell’auto anche nelle ore in cui questa non viene prodotta, come la notte. In alternativa, si dovrebbe riuscire a ricaricare l’auto nelle ore di maggior produzione, ovvero quelle centrali della giornata.

È possibile installare una colonnina di ricarica in condominio?

In condominio è possibile installare stazioni di ricarica per le auto elettriche nei box privati. Per chi si stesse chiedendo come ricaricare l’auto elettrica senza un garage, segnaliamo che è possibile installare una wallbox negli spazi comuni.

La differenza è che per l’installazione nel proprio box non serve l’approvazione dei condomini, ma è sufficiente comunicarlo all’amministratore. Inoltre, se si pensa di collegare la stazione di ricarica all’impianto condominiale è necessario acquistare un misuratore dei consumi, così da calcolare la quota di energia utilizzata per la ricarica. Per l’installazione nelle aree comuni è necessaria l’approvazione dell’assemblea condominiale per la suddivisione di tutte le spese e la comproprietà dell’infrastruttura. Se il parere è negativo, non si impedisce l’installazione della colonnina, ma le spese saranno a carico dei soli condomini interessati e, di conseguenza, anche l’utilizzo. Unico vincolo è la garanzia di non danneggiare le parti comuni, né comprometterne l’uso.

Ci sono detrazioni fiscali o incentivi per l’installazione delle colonnine di ricarica?

L’installazione di colonnine di ricarica per l’auto elettrica è uno degli interventi che può godere del Superbonus 110% introdotto dal Decreto Rilancio, a patto che sia combinato con uno degli interventi trainanti nel campo dell’efficienza energetica e della sicurezza sismica. Se l’installazione non avviene contestualmente ad altri interventi, si può comunque godere della detrazione al 50% introdotta dalla Legge di Bilancio 2019, che copre le spese di acquisto, installazione e potenziamento contatore fino ad un massimo di 3.000 euro.

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