
Nel 2022, in Italia il mercato delle auto connesse e della mobilità ha registrato una crescita significativa. Il settore della Connected Car ha raggiunto i 2,5 miliardi di euro, evidenziando un incremento del 16% rispetto all’anno precedente.
Il valore include:
Il convegno Connected Car & Mobility: da grandi poteri, grandi responsabilità è stata l’occasione per presentare la nuova ricerca sul tema delle auto connesse, realizzata dall’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano.
La crescita che si è registrata l’anno scorso è da considerarsi positiva se confrontata con i valori ottenuti nei principali Paesi occidentali, dove l’incremento si è attestato tra il 10% e il 20%. Per una visione corretta, è importante tenere in considerazione anche il fatto che il 2022 è stato un anno complesso, perché contrassegnato da problemi legati alla carenza di semiconduttori e di materie prime, oltre che dall’instabilità economico-politica derivante dalla guerra in Ucraina.

Per quanto riguarda i settori delle auto connesse e degli ADAS (Advanced Driver Assistance Systems), il trend appare ancor più positivo se confrontato con l’andamento generale del mercato automobilistico: nel 2022, sono state vendute 1,3 milioni di auto nuove, con una diminuzione del 9,7% rispetto al 2021. Tuttavia, c’è da dire che nei primi quattro mesi del 2023 i numeri si sono rivelati promettenti, con un aumento del 27% rispetto allo stesso periodo del 2022. Un trend che ci si augura possa proseguire nella restante parte dell’anno.
Nel 2022, nel nostro Paese, il numero di auto connesse ha raggiunto i 19,7 milioni, corrispondenti al 50% del parco circolante (1 ogni 3 abitanti). Tra queste:
Rientrano nell’ambito delle Connected Car, anche le vetture connesse con le tecnologie bluetooth e Wi-Fi, corrispondenti a 4 milioni circa. All’interno del mercato delle Connected Car, va infine incluso il comparto legato ai sistemi ADAS, che nel 2022 ha raggiunto quota 740 milioni di euro (+16%).
Il mercato delle auto connesse e dei sistemi ADAS, è destinato ad aumentare sia in Italia sia all’estero. Uno dei principali motori di crescita è rappresentato dagli obblighi normativi.

In base a quanto stabilito dalle leggi europee, a partire da Luglio 2024, sarà prevista l’integrazione di specifici sistemi ADAS in tutte le vetture di nuova immatricolazione. Dal 2035, sarà possibile vendere esclusivamente veicoli a emissioni zero. La connettività svolgerà un ruolo fondamentale nella gestione dei nuovi veicoli elettrici e nel favorire lo scambio di informazioni tra auto e infrastrutture, ad esempio per individuare le stazioni di ricarica più vicine o per sviluppare soluzioni Vehicle-to-Grid.
Un’altra area di sviluppo importante riguarda la gestione dei dati raccolti da veicoli e infrastrutture connesse. Alla fine del 2022, il fatturato derivante dalla vendita di servizi ha raggiunto la quota di 480 milioni di euro (22% del totale, +20% rispetto al 2021), con prospettive di crescita significative.
In questo contesto, ci sono aziende che sono in grado di raccogliere grandi quantitativi di dati dai veicoli e integrarli con nuovi servizi di valore. Una compagnia assicurativa può ad esempio variare il premio sulla base dei dati raccolti non solo in base allo stile di guida, ma anche al tipo di alimentazione (come le auto ibride) o ai sistemi ADAS presenti a bordo del veicolo. Allo stesso modo, un produttore automobilistico può offrire funzionalità aggiuntive dopo l’acquisto del veicolo, come livelli avanzati di guida autonoma o servizi di manutenzione predittiva basati sull’usura delle componenti della vettura.
Sfortunatamente, ci sono ancora ostacoli da superare per sfruttare appieno il potenziale dei dati raccolti. In molti Paesi occidentali, permane tuttora una percentuale bassa di auto connesse nativamente rispetto al totale dei veicoli in circolazione. Il quadro consente di utilizzare solo parzialmente il valore dei dati e ne limita le analisi su larga scala.
Come ulteriore problematica va segnalato il fatto che i dati raccolti variano notevolmente in formato, tipologia e livello di dettaglio tra i diversi produttori automobilistici. Come intervenire? Gli esperti del Politecnico suggeriscono la necessità di rendere interoperabili i dati raccolti dai diversi attori attraverso l’adozione di un linguaggio comune e di un formato standard condiviso.
Infine, risulta fondamentale gestire adeguatamente gli aspetti legati alla privacy e alla sicurezza. I consumatori italiani mostrano una certa disponibilità a condividere i propri dati personali correlati all’utilizzo del veicolo, con solo il 28% degli utenti che si mostra restio a fornirli ai principali attori del mercato.
Il 2022 è stato un anno significativo per lo sviluppo delle Smart Road sia a livello nazionale che internazionale. Dei 190 progetti identificati da parte dell’Osservatorio a partire dal 2015, ben 63 sono stati lanciati nel 2022, registrando un incremento del 43% rispetto al 2021. I principali obiettivi riguardano la sicurezza stradale, l’ottimizzazione del flusso del traffico, il comfort del conducente, la riduzione dell’inquinamento e l’ottimizzazione della manutenzione delle infrastrutture stradali.

In Italia, sono stati attivati 15 progetti solo nel biennio 2021-2022, tra cui la A35 BreBeMi, la A4 Torino-Milano e la A2 Salerno-Reggio Calabria, dimostrando l’impegno del Paese nel settore. In questo contesto, l’evoluzione delle tecnologie V2X giocherà un ruolo chiave, consentendo ai veicoli e alle infrastrutture di condividere in tempo reale grandi quantitativi di dati, migliorando la capacità di coordinare le manovre in scenari complessi di mobilità e garantendo una comunicazione efficiente, robusta, versatile e sicura.
Come evidenziato nel report del Politecnico, oltre l’83% dei Comuni italiani con una popolazione superiore a 15 mila abitanti considera il tema della Smart Mobility rilevante o fondamentale. Negli ultimi due anni sono di conseguenza aumentate le iniziative dedicate alla mobilità intelligente: il numero di Comuni che ha avviato progetti è passato dal 27% del 2020 e al 47% nel 2022 (+1% rispetto al 2021).
Guardando alle intenzioni a breve termine, si riscontra un forte interesse da parte dei Comuni nei confronti della mobilità elettrica (81%) e della Sharing Mobility (60%). In terza posizione si trovano le applicazioni per la gestione del traffico (39%), che includono l’uso di semafori intelligenti e di servizi di infomobilità. Proiettandosi su un orizzonte di due-tre anni, l’interesse si sposta verso le iniziative di Mobility as a Service (27% dei progetti da avviare a partire dal 2024 rispetto al 14% nel 2023), Smart Road (19% rispetto al 6%) e guida autonoma (16% rispetto all’1%).
I nuovi finanziamenti a livello nazionale ed europeo rappresentano una forte spinta per il mercato della Smart Mobility. Un esempio su tutti si trova nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) che ha stanziato oltre 14 miliardi di euro per progetti legati alla mobilità sostenibile e intelligente. Tali fondi sosterranno diverse iniziative, tra cui il rinnovo delle flotte di treni e di autobus ecologici, l’adozione di soluzioni di mobilità a idrogeno, lo sviluppo di infrastrutture di ricarica elettrica, il potenziamento della mobilità ciclistica e l’implementazione del concetto di Mobility as a Service (MaaS).
Nonostante lo stanziamento dei fondi del PNRR, le risorse economiche limitate e la mancanza di competenze adeguate rimangono ancora le principali barriere da abbattere per un pieno avvio dei progetti di Smart Mobility.
Sono soprattutto i Comuni di dimensioni più piccole ad avere problemi di disponibilità economica (64% dei rispondenti). A ogni modo, si registra un segnale positivo sul fronte della mancanza di competenze, con il 62% delle Amministrazioni che afferma di non essere più soggetto a tale problematica, (-7% rispetto al 2021).
Uno degli aspetti centrali nell’ambito dei progetti di Smart Mobility riguarda inoltre l’uso dei dati raccolti. Secondo l’indagine, nel 2022, il 45% dei Comuni italiani non ha fatto ancora uso dei dati provenienti dai propri progetti, come ad esempio quelli relativi al livello di traffico o alla disponibilità di parcheggi. Il 40% li ha utilizzati ma solo per scopi interni finalizzati all’efficientamento dei processi.
A oggi, solo il 15% delle Amministrazioni locali fa uso dei dati raccolti dai progetti di Smart Mobility per offrire servizi aggiunti ai cittadini o per condividerli con Società pubbliche e private. Sotto questo punto di vista, una case history di rilievo è quella del Comune di Milano che ha avviato un progetto ad hoc riguardante la Sharing Mobility, sfruttando i dati a propria disposizione e integrandoli con quelli raccolti da altre realtà pubbliche e private.
Nonostante le difficoltà riscontrate, la prospettiva futura appare comunque incoraggiante: il 31% dei Comuni ha dichiarato l’intenzione di utilizzare i dati in futuro, riconoscendo la loro importanza strategica. Il quadro offre perciò segnali positivi per i prossimi anni, indicando una crescente consapevolezza da parte delle Amministrazioni.
Per concludere, il lavoro da realizzare per uno sviluppo capillare della Smart Mobility nel nostro Paese è ancora corposo ma le prospettive sono buone e fanno ben sperare.
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