Sicurezza elettrica: le azioni proposte da ADICONSUM

Utenti e istituzioni devono comprendere l'importanza della sicurezza elettrica. Ad esempio, spiega Carlo De Masi di ADICONSUM, rendendo obbligatoria la messa in sicurezza degli impianti.

Sicurezza elettrica in Italia

Sarà per una distorta percezione del pericolo derivante dal malfunzionamento degli impianti oppure per una scarsa cultura dell’attenzione a certi aspetti della vita domestica, ma una cosa è evidente: la sicurezza elettrica è tanto importante quanto sottovalutata.
Eppure in Italia ogni anno gli infortuni domestici – tra cui si annoverano anche quelli provocati dagli impianti – sono molto più numerosi di quelli causati da incidenti stradali con lesioni alle persone:

  • 3,5 milioni circa infortuni domestici
  • 172 mila circa incidenti stradali.
Carlo De Masi, Presidente nazionale di ADICONSUM
Carlo De Masi, Presidente nazionale di ADICONSUM

Un dato impressionante. Nonostante ciò, viaggiare sulle nostre strade è considerato molto più pericoloso che lavorare in casa.
Questi dati, emersi dall’indagine “La sicurezza elettrica dell’impianto domestico” effettuata dall’Istituto Piepoli per conto di Prosiel, parlano chiaro su quanto la comune cognizione di ciò che costituisce pericolo sia falsata.

Ne abbiamo parlato con Carlo De Masi, Presidente nazionale di ADICONSUM (Associazione Difesa Consumatori e Ambiente), intervenuto su questi temi anche all’evento organizzato da Prosiel a fine settembre, intitolato “Sicurezza elettrica in casa: siamo sicuri?”, e dove la sicurezza impiantistica è stata affrontante sotto diversi aspetti.

Sicurezza elettrica: la consapevolezza che non c’è

Uno dei maggiori problemi che si devono affrontare quando si parla di sicurezza elettrica è la consapevolezza dell’importanza di controllare e manutenere gli impianti domestici, spiega De Masi.

Ogni controllo manutentivo sugli impianti, ogni intervento anche preventivo che se ne possa fare, generalmente, prende il via dall’iniziativa del singolo. Nella maggioranza dei casi, gli interventi sono richiesti solo nel momento in cui si verifica un problema. E spesso può essere tardi.
La prevenzione, invece, è un tema essenziale per garantire la sicurezza. “È indispensabile però che venga fatta e pretesa a tutti i livelli, ognuno per il proprio grado di responsabilità: cittadini, aziende e installatori professionisti, istituzioni, associazioni”.

Come rendere sicuro l’impianto di casa

Dando per assodata la poca consapevolezza rispetto a queste tematiche, occorre considerare che non è sempre agevole muoversi in campi che non si conoscono.
Il consumatore deve affidarsi ai professionisti del settore, sottolinea De Masi.
Ma la messa in sicurezza degli impianti domestici è un processo che deve coinvolgere soggetti a tutti i livelli:

  • le aziende erogatrici dei servizi
  • gli installatori professionisti
  • gli enti di certificazione
  • l’Istituto nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro, Inail
  • le associazioni di consumatori.

In Italia c’è ancora molta strada da fare. “Sono ancora tantissimi gli impianti non a norma; sia quelli elettrici sia gli impianti del gas, per certa parte ancora più pericolosi se non sono manutenuti e controllati periodicamente”.

“Dobbiamo realizzare insieme una grande campagna informativa istituzionale rivolta ai cittadini sull’importanza della sicurezza elettrica” (Carlo De Masi, ADICONSUM)

Il fattore comunicazione diventa fondamentale. Si tratta, spiega il presidente, di porre il problema a livello istituzionale. ADICONSUM è presente anche nel Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti (CNCU), che raggruppa ben 20 associazioni dei consumatori. “In questa sede istituzionale, per esempio, potremmo mettere in piedi una campagna informativa rivolta ai cittadini per dare loro consapevolezza e spiegare quali siano le azioni da compiere su impianti che, come ci confermano i numerosi infortuni, troppo spesso non sono sicuri”.

Obbligare alla sicurezza elettrica

“Oltre a una forte e strutturata campagna istituzionale, ogni associazione dovrebbe impegnarsi anche a formare e informare, coinvolgendo tutti i soggetti con cui è in contatto”.
Vi sono, in particolare, alcune proposte che possono essere davvero incisive e segnare il passo del cambiamento verso la sicurezza del parco impiantistico italiano:

  • il libretto del fabbricato
  • la certificazione sulla sicurezza degli impianti all’atto di vendita dell’immobile o di redazione del rogito notarile
  • l’incentivazione fiscale subordinata alla messa in sicurezza degli impianti.

“Il libretto del fabbricato potrebbe essere una soluzione molto valida. Dovrebbe essere reso obbligatorio” così che l’adeguamento degli impianti diventi una disposizione di legge per tutti, da rispettare quando si possiede un immobile e indispensabile qualora lo si voglia vendere, acquistare o mettere a reddito.

Allo stesso modo, “al pari di quanto già accade per la classe energetica, la certificazione impiantistica dovrebbe diventare obbligatoria nella documentazione per la compravendita di un immobile”. Oppure, in caso non sia possibile averla perché lo stesso debba essere ristrutturato – una condizione molto frequente – “rendere l’ottenimento della certificazione un obbligo per l’acquirente”, a cui deve ottemperare dopo la vendita ed entro un certo lasso di tempo.
È necessario trovare al più presto una soluzione, “la sicurezza dei nostri impianti” sottolinea De Masi “è ancora troppo bassa”.

Bonus ristrutturazione: la grande occasione pro sicurezza

L’altra opportunità citata da De Masi riguarda le detrazioni fiscali previste per la ristrutturazione degli immobili. In particolare, spiega il presidente, “oggi abbiamo una grande opportunità rappresentata da Superbonus, Ecobonus e, ancor di più, Sismabonus in quanto si riferisce alla certificazione strutturale dell’edificio. Se solo si collegasse l’ottenimento delle detrazioni alla messa a norma degli impianti e alla loro conseguente certificazione, si farebbe un passo avanti fondamentale. Tutto questo” conclude De Masi “potrebbe rappresentare una grande occasione” da non lasciarsi sfuggire e che, per giunta, si sarebbe dovuto inserire da tempo nei bonus fiscali sino ad oggi adottati.

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Giornalista freelance, lavora da anni nel campo della comunicazione, in particolare nei settori tecnico industriali – tra cui l'elettrico e il comparto delle tecnologie –, esperienza che le ha permesso di sviluppare un approccio multisettoriale.

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