Decarbonizzazione edilizia: oltre le complessità con le pompe di calore

Le pompe di calore sono pronte a rivoluzionare il panorama energetico degli edifici italiani, ma serve superare le complessità della riqualificazione del patrimonio esistente e della mancanza di incentivi strutturali. Ne abbiamo parlato a Heat Pump Technologies con Alberto Villa di Viessmann Italia
Pompe di calore e decarbonizzazione edilizia: intervista ad Alberto Villa di Viessmann

Pompa di calore: una tecnologia fondamentale per la decarbonizzazione edilizia che, tuttavia, non può farcela da sola. Perché ve ne sia una diffusione capillare e perché tutti ne sperimentino i vantaggi, anche a fronte di investimenti iniziali maggiori, serve un approccio sistemico. Capace di tenere conto delle peculiarità del patrimonio immobiliare italiano, della necessaria formazione dei professionisti e di un quadro incentivante stabile e chiaro, oggi ancora assente.

In occasione dell’evento Heat Pump Technologies 2025, il 2 e il 3 aprile a Milano, abbiamo incontrato Alberto Villa, responsabile delle relazioni istituzionali di Viessmann Italia per comprendere meglio le dinamiche che il settore sta affrontando.

Le sfide della decarbonizzazione edilizia italiana

“Le pompe di calore stanno dando e daranno un contributo fondamentale alla decarbonizzazione edilizia, in particolare per quanto concerne il riscaldamento – spiega Alberto Villa -. Considerando che circa il 40% delle emissioni di gas serra proviene proprio dagli impianti termici degli edifici, la transizione verso tecnologie più sostenibili diventa imprescindibile”.

Il contesto italiano presenta sfide particolari: il 60% degli edifici è in classe energetica F o G, il livello di inefficienza è elevato. Le pompe di calore rappresentano quindi la chiave impiantistica per provare a risolvere questo problema, almeno nel contesto residenziale, pur nelle complessità che caratterizzano edifici e mercato nazionali.

EPBD IV: un volano, ma funzionerà?

La direttiva Case Green ha le carte in regola per diventare uno strumento utile a concretizzare gli obiettivi della transizione energetica. “Certamente aiuterà i player coinvolti a mettere a terra la decarbonizzazione edilizia che, come ci stiamo rendendo conto, lavorando ogni giorno in questo settore, è un processo molto complesso”, sottolinea Villa. Il recepimento della direttiva, previsto per il prossimo anno, sarà dunque cruciale per definire un piano concreto di rinnovamento del parco immobiliare nazionale in linea con gli obiettivi europei. Parallelamente, sarà necessaria e inevitabile la revisione degli incentivi disponibili per sostenere questa trasformazione.

Anno zero dei bonus edilizi

“Per il mercato residenziale, potremmo considerare il 2025 una sorta di anno zero dei bonus, vista la riduzione delle classiche detrazioni fiscali stabilita dall’ultima Legge di Bilancio. Siamo in attesa del Conto Termico 3.0, che tarda ad arrivare e che probabilmente produrrà i suoi effetti solo a partire dall’anno prossimo”, aggiunge.

Insomma, le aspettative si concentrano sul 2026. Quando, considerando anche gli obiettivi del Pniec, si dovrebbe predisporre un quadro incentivante strutturale. “Lo chiede il mercato, per non avere più a che fare con strumenti che vanno confermati di anno in anno. Così come riteniamo fondamentale stabilire regole chiare, sia in funzione del risparmio energetico effettivamente raggiunto sia in tema di contributo al reddito”.

Alberto Villa, responsabile delle relazioni istituzionali di Viessmann Italia, racconta le sfide della decarbonizzazione edilizia italiana
Alberto Villa, responsabile delle relazioni istituzionali di Viessmann Italia, allo stand di HPT 2025

Pompe di calore nelle riqualificazioni: vanno bene sempre?

Nonostante il comprovato potenziale del riscaldamento elettrico con pompa di calore, la sua implementazione su larga scala presenta diverse sfide tecniche ed economiche. A volte, infatti, sebbene l’installazione sia tecnicamente fattibile, si presentano problematiche di costi o complessità progettuali tipiche di determinate situazioni abitative.

“Mi riferisco, per esempio, agli appartamenti condominiali con impianti autonomi, soprattutto se parliamo di gas refrigeranti infiammabili, che richiedono una riconfigurazione degli spazi dell’installazione. Oppure agli impianti centralizzati nei grandi condomini dei centri urbani, con tutte le dinamiche legate alla potenza. In sostanza, non possiamo pensare che dall’oggi al domani possa diventare tutto full electric”, sostiene Alberto Villa.

Impianti ibridi e personalizzati

Per questo, sempre valutando caso per caso, non sono da escludere le soluzioni ibride. Dove la potenza di picco viene gestita dalla caldaia a gas, mentre la pompa di calore si occupa della gran parte del fabbisogno elettrico. Questo approccio può infatti rappresentare un “buon compromesso” quando la completa elettrificazione è difficilmente percorribile.

Le pompe di calore si confermano una tecnologia principe nelle abitazioni unifamiliari o nelle villette a schiera, grazie alle elevate efficienze e alla garanzia di funzionamento a qualsiasi temperatura. Nei condomini, invece, possono sorgere problemi legati a spazi e configurazioni. Ecco perché la transizione energetica è tanto necessaria quanto complicata. “L’installazione della pompa di calore in full electric richiede accortezze: il dimensionamento, il posizionamento dell’eventuale bollitore e anche un investimento economico più consistente. Richiede visione globale e approccio personalizzato, perché stiamo parlando di un abito su misura”, precisa.

Per fare decarbonizzazione edilizia serve più formazione

In ultimo, proprio per creare impianti correttamente dimensionati e installati, c’è la formazione dei professionisti. Alberto Villa conferma l’impegno di Viessmann e, parlando di una ipotetica certificazione per gli installatori di pompe di calore, sottolinea come il nuovo regolamento F-Gas abbia già esteso l’obbligo della relativa certificazione anche a chi tratta macchine con gas naturali.

Tuttavia, i requisiti si limitano attualmente all’installazione e alla manutenzione dell’impianto, senza coprire gli aspetti legati al dimensionamento della pompa di calore e all’accoppiamento con il serbatoio di accumulo. Insomma, a tutta quella parte di progetto termotecnico fondamentale per un’installazione efficace. “A maggior ragione – conclude Villa -, servono formazione e strumenti di qualificazione ulteriori, che possano favorire sia la tutela dell’utente finale sia il business degli operatori della decarbonizzazione edilizia”.

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Maria Cecilia Chiappani

Copywriter e redattore per riviste tecniche e portali dedicati a efficienza energetica, elettronica, domotica, illuminazione, integrazione AV, climatizzazione. Specializzata nella comunicazione e nella promozione di eventi legati all'innovazione tecnologica.
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