Stop a Transizione 5.0: freno alla transizione green e digitale delle imprese

Con l’esaurimento delle risorse residue, dopo la riduzione da 6,3 a 2,5 miliardi stabilita con il piano di rimodulazione del PNRR, si chiude l’esperienza del piano Transizione 5.0
Stop a Transizione 5.0: si blocca la spinta all’innovazione green

Si conclude anzitempo la travagliata storia del piano Transizione 5.0. Con un decreto, il ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) ha, infatti, emanato venerdì 7 novembre un decreto direttoriale in cui ha comunicato l’esaurimento delle risorse disponibili per la misura Transizione 5.0.

Transizione 5.0 chiusa: cosa è successo

Il piano, nato per sostenere investimenti green delle imprese nel biennio 2024-2025 con una dotazione di 6,3 miliardi di euro, ha avuto un avvio difficile. Partito in forte ritardo con il decreto attuativo solo ad agosto 2024, è stato accolto freddamente dalle imprese per la sua complessità rispetto al predecessore Transizione 4.0. Fino a inizio 2025 l’assorbimento delle risorse è rimasto molto lento.

La svolta è arrivata con la legge di bilancio 2025, che ha introdotto semplificazioni significative – tra cui la presunzione di risparmio energetico per investimenti sostitutivi – e accorpato i primi due scaglioni. Questi interventi, insieme alla crescente familiarità di imprese e consulenti con la normativa, hanno innescato un’accelerazione improvvisa delle domande.

Tuttavia, di fronte all’impossibilità di spendere i 6,3 miliardi entro il 2025 ed esclusa una proroga, il Governo ha deciso di riallocare parte delle risorse attraverso la rimodulazione del PNRR, riducendo l’obiettivo di spesa a 2,5 miliardi.

Le domande presentate hanno però rapidamente superato i 2,8 miliardi il 6 novembre, spingendo il Ministero a bloccare il piano Transizione 5.0 per consolidare le pratiche già avviate.

Ma che cosa succede adesso?

La notizia è giunta come un messaggio improvviso, proprio mentre molte imprese e professionisti stavano ultimando la documentazione per la scadenza del 31 dicembre. In diversi casi si trattava di progetti pensati con cura, frutto di analisi tecniche, incontri, simulazioni, preventivi e strategie di investimento. Ora, però, questi progetti rischiano di perdere la copertura economica che li rendeva sostenibili, con conseguenze concrete su bilanci, programmazioni e piani industriali.

È vero: fino al 31 dicembre sarà ancora possibile inviare richieste. Tuttavia, chi presenterà domanda in questa finestra finale riceverà una notifica di esaurimento fondi e la propria pratica verrà collocata in lista d’attesa. Una lista che potrà attivarsi solo in caso di rinunce, eventualità considerata remota.

Il nodo più delicato riguarda proprio quelle imprese che non solo hanno progettato, ma hanno già avviato gli investimenti: ordini emessi, acconti versati, contratti firmati nella prospettiva di beneficiare degli incentivi del piano. Se per il nuovo schema di agevolazione previsto dal 2026 si scegliesse lo stesso criterio adottato all’avvio di Transizione 5.0 – ovvero l’ammissibilità delle spese solo per ordini successivi al 1° gennaio 2026 – molte realtà si troverebbero improvvisamente senza sostegno, pur avendo agito correttamente e nel rispetto delle indicazioni disponibili fino a ieri.

Un elemento di certezza, almeno, rimane: le imprese che hanno già presentato domanda possono considerarsi al sicuro. Le loro pratiche verranno processate normalmente, anche nel caso in cui il totale dei crediti richiesti superi il plafond dei 2,5 miliardi.

La reazione delle associazioni

Le associazioni di categoria hanno reagito in modo compatto. AiCARR chiede soluzioni che permettano alle imprese che hanno avviato investimenti conformi ai requisiti di accedere comunque al credito previsto, evidenziando come lo stop sia arrivato con modalità non compatibili con i tempi di programmazione delle aziende, che si ritrovano a dover gestire un blocco inatteso su risorse già considerate disponibili.

ANIMA mette in evidenza l’impatto sulla filiera meccanica, descrivendo uno scenario di forte destabilizzazione dovuto alla sospensione improvvisa. Il problema non è solo finanziario, ma anche reputazionale: viene trasmesso un segnale di incertezza che incide sulla fiducia e sulla capacità delle imprese di pianificare. Questo si aggiunge a tensioni globali e barriere commerciali già in atto, rendendo ancora più fragile la competitività internazionale.

Assolombarda sottolinea come la comunicazione improvvisa rappresenti un segnale incoerente rispetto agli impegni dichiarati a sostegno dell’industria. Le imprese che avevano pianificato investimenti nell’ultimo tratto utile della misura si trovano ora penalizzate, in un contesto economico già complesso e caratterizzato dalla necessità di accelerare proprio su digitalizzazione e innovazione.

Anche CNA esprime una forte riserva sui tempi e sulle modalità della chiusura del programma, ritenuti insufficientemente allineati ai processi industriali reali.

Cosa serve ora

Le associazioni convergono su alcuni punti chiave. Le imprese hanno bisogno di certezze: strumenti stabili, credibili, programmabili, in grado di accompagnare investimenti che non si misurano in settimane ma in anni. È necessario ripristinare un quadro normativo chiaro, ricostruendo fiducia e coerenza tra imprese e istituzioni.

Occorre inoltre una soluzione concreta per tutelare gli investimenti già avviati nell’ambito della Transizione 5.0, evitando che chi ha seguito le regole sia penalizzato. In prospettiva più ampia, servono politiche industriali di medio periodo, non misure intermittenti o emergenziali.

AiCARR richiama l’importanza che le misure per la transizione energetica si fondino su criteri trasparenti, tempistiche definite e risorse garantite, affinché possano contribuire con continuità agli obiettivi di decarbonizzazione ed efficienza.

Il senso comune che emerge è netto: per sostenere l’innovazione serve una strategia industriale solida. Decisioni tempestive, stabili e orientate al futuro sono la condizione necessaria perché il sistema produttivo italiano possa continuare a investire, trasformarsi e competere.

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Alessia Varalda

Ingegnere elettrotecnico con esperienza come Project Manager presso un'importante multinazionale attiva nel settore dell'energia e dell'automazione. La curiosità verso le tecnologie innovative e le soluzioni all'avanguardia nel mondo delle energie (tradizionali e rinnovabili) mi ha portata a lavorare per 14 anni presso un importante editore di riviste tecniche di settore scrivendo di home&building automation, illuminazione, comfort, efficienza energetica e sostenibilità.
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