
Il recepimento della EPBD è un passo necessario che l’Italia sarà chiamata a fare entro il 29 maggio 2026. La Energy Performance Buildings Directive richiede interventi finalizzati a raggiungere, entro il 2030, una riduzione del 16% del consumo medio di energia primaria degli edifici residenziali, percentuale che sale al 20-22% entro il 2035. Inoltre, a ogni Stato membro è richiesto stabilire un piano nazionale di ristrutturazione degli edifici per garantire la ristrutturazione del parco nazionale di edifici residenziali e non residenziali, sia pubblici che privati, decarbonizzato e ad alta efficienza energetica entro il 2050.
Pochi giorni fa, la Commissione Europea ha pubblicato un pacchetto di strumenti pratici per dare supporto ai paesi UE nell’attuazione della Direttiva riveduta sulla prestazione energetica nell’edilizia.
L’auspicio è che tale recepimento possa contribuire a migliorare lo stato del patrimonio edilizio esistente. Come lo potrà fare? Anche grazie alla digitalizzazione, che potrà fornire un contributo determinante alla decarbonizzazione del costruito.
Il recepimento della EPBD passerà attraverso lo sviluppo di pratiche e soluzioni tecnologiche in grado di migliorare l’efficienza energetica e il comfort abitativo. Lo hanno messo in evidenza i relatori del webinar “Recepimento coraggioso EPBD – Il valore del BMS: Il caso USL Toscana Ovest”, organizzato da Kyoto Club.
Al centro dell’incontro, come ha ricordato Nicola Badan, membro del Gruppo di Lavoro “Efficienza energetica e trasformazione digitale” di Kyoto Club, è il futuro recepimento della Direttiva sulla prestazione energetica degli edifici e, in particolare, l’importanza dei Building Management System (BMS) come strumenti chiave per una concreta attuazione delle politiche di decarbonizzazione in ambito pubblico e sanitario.
Nell’occasione ha ricordato il position paper di Kyoto Club per un’Italia verde e competitiva, basato su otto punti, tra cui appunto il recepimento coraggioso della EPBD. Il coraggio è una virtù che permette di affrontare situazioni difficili, pericolose o incerte. Tali situazioni, in edilizia, si possono declinare al patrimonio immobiliare esistente, per buona parte datato, energivoro, impattante, che necessita di una profonda opera di rigenerazione che richiede scelte e strategie oculate.
Ecco perché, nel position paper si vuole pretendere una strategia nazionale efficace per raggiungere l’obiettivo di consumo medio di energia primaria degli edifici e sistemi premianti per progetti di riqualificazione di qualità che utilizzino tecnologie innovative integrate, tra cui sistemi di automazione e controllo. Sul tema, la nuova EPBD “enfatizza il potenziale delle tecnologie intelligenti, per migliorare sia l’efficienza energetica, sia l’interazione con le reti energetiche che il benessere degli occupanti”, ha spiegato Alfonso Capozzoli, professore presso il Dipartimento Energia e responsabile del Baeda Lab al Politecnico di Torino.

I sistemi di gestione, automazione e controllo rappresentano la tecnologia chiave. Innanzitutto si prevede un’introduzione obbligatoria dell’indicatore di predisposizione all’intelligenza degli edifici (Smart Readiness Indicator – SRI), e dei BACS (Building Automation and Control Systems) che devono essere interoperabili e in grado di monitorare, registrare, analizzare. Si prevede, inoltre, l’installazione di dispositivi di misura e controllo della qualità ambientale interna e l’implementazione di una metodologia di calcolo che consideri la gestione delle fonti rinnovabili in loco, delle infrastrutture di ricarica bidirezionale e del contributo dei BACS per ottimizzare le prestazioni.
Il merito della EPBD, messo in luce da Capozzoli, sarà di porre l’accento sul ruolo responsivo dell’edificio, ovvero sulla sua capacità di rispondere alle esigenze della rete elettrica sia di porre l’accento sul ruolo dell’occupante dell’edificio quale soggetto attivo nelle strategie di gestione energetica. Inoltre, permetterà di sfruttare debitamente i dati per creare un valore aggiunto. Sul mercato esistono già opportunità in grado di sfruttare questi dati e di trasformarli in base per servizi, ha segnalato il docente ed esperto.
L’edificio passerà da essere un complesso passivo a un attore capace di comunicare e interconnettersi, di gestire e produrre energia, di condividerla attraverso modelli di gestione cooperativa, che guarda in particolare allo sviluppo di comunità energetiche. Diverrà così fondamentale creare le condizioni perché gli edifici siano in grado di reagire ai segnali esterni e di regolare produzione e consumi in modo dinamico. Per questo si darà spazio a una nuova generazione di sistemi di gestione energetica basati sull’intelligenza artificiale.
Tutto questo processo evolutivo ha bisogno di alcuni fattori essenziali per concretizzarsi. Il primo è che il volume dei dati non vale nulla se non è supportato da dati di alta qualità. È necessario ripensare alla centralità della progettazione delle infrastrutture di monitoraggio.
C’è poi un altro elemento: i processi di analisi dei dati devono sempre tenere conto dei potenziali problemi di privacy. Inoltre, c’è un estremo bisogno di conoscenza e formazione di nuove figure professionali per affrontare le opportunità della digitalizzazione e transizione energetica. Guardando avanti, a livello tecnologico, la prossima generazione di sistemi di gestione e automazione degli edifici dovrebbe essere concepita, per massimizzare l’insieme di funzionalità che oggi l’AI può offrire, ma nel frattempo andranno affrontate e superate le barriere culturali che permangono. Infine, ha rilevato Capozzoli, per raggiungere alti valori di SRI, è necessario fornire servizi alla rete e aumentare la flessibilità energetica.
“Lo smart readiness indicator permetterà di implementare tecnologie senza cui difficilmente si potrà arrivare ai target fissati dall’UE e accolti dai Paesi membri. Ma in particolare, lo SRI rappresenti l’opportunità di integrare le tecnologie intelligenti e digitali, che sono essenziali per rispettare le tempistiche per arrivare alla decarbonizzazione. I controllori avanzati sono una necessità e non più solo un’opportunità”.
Dal generale al particolare, il recepimento dell’EPBD passa dalla volontà di mettere in pratica misure e soluzioni che già trovano spazio in alcuni edifici. Un esempio è quanto svolto – già da anni – dalla USL Toscana Nord Ovest. Consapevole che la gestione energetica possa essere possibile solo grazie alla tecnologia, ha sottoscritto già nel 2018 un Contratto di Rendimento Energetico (EPC).
A livello tecnologico ha scelto di implementare le soluzioni di gestione dell’edificio EcoStruxure Building Operation di Schneider Electric, “software che consente di regolare l’insieme degli impianti e degli edifici, fornendo l’energia dove, quanta e quando serve”, ha spiegato Stefano Maestrelli, già direttore tecnico ed energy manager dell’USL Toscana Nord Ovest.

Soggetto di questa implementazione è stato l’Ospedale Versilia di Camaiore, iniziato nel 1996 e terminato nel 2001. Un caso virtuoso che ha implicato diverse soluzioni d’avanguardia, che hanno considerato – ben prima dell’Accordo di Parigi e ancora del Protocollo di Kyoto – l’efficienza energetica strutturale. Un passo di significativa importanza, se si considera che gli ospedali sono tra le strutture più energivore e tra le poche strutture attive 24h su 24, 365 giorni l’anno. Oltre a questo, ha adottato una equilibrata strategia impiantistica, che ha lavorato sin da subito alla decarbonizzazione, grazie ad accorgimenti quali impianto di cogenerazione e trigenerazione, free cooling e recupero di calore. Inoltre si è puntato su fonti rinnovabili (fotovoltaico e mini eolico), oltre a fare attenzione all’inserimento ambientale. A quest’ultimo proposito, l’altezza dell’edificio è stata pensata per essere inferiore alla chioma dei pini frontali, per non impattare sulla skyline della Versilia.
L’attenzione verso decarbonizzazione e gestione energetica, unita alla sostenibilità ambientale è proseguito nel tempo, come testimonia l’EPC sottoscritto nel 2018.
È un’occasione da non perdere, il recepimento dell’EPBD, perché questa nuova Direttiva comporta importanti differenze rispetto al passato. Tale differenza sta in alcuni punti che definiscono, innanzitutto la stesura di un piano Nazionale di Ristrutturazione degli edifici, pubblici e privati con una tabella di marcia temporale, con scadenze precise di attuazione di determinate performance di efficienza energetica e di predisposizione di interventi sugli edifici pubblici e privati.
Inoltre, prevede nuovi indici di definizione della prestazione energetica degli edifici, il nuovo indicatore GWP (Global Warming Potential) per il ciclo di vita degli edifici, il nuovo indice della “predisposizione degli edifici all’intelligenza”, ovvero Smart Readiness Indicator (SRI), il nuovo “Passaporto di Ristrutturazione”.
Ma non mancano i timori. Uno su tutti, il Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici. È un documento pubblico di primaria importanza, che l’Italia deve emanare entro il 31 dicembre 2025. Sarà fondamentale rispettare le tempistiche, ma la strada da percorrere è molto stretta, con implicite difficoltà e la mancanza di risorse finanziare per l’attuazione di questa e delle direttive europeo.
“In ultimo, ma non meno importante, i contratti operativi tradizionali rappresentano strumenti inutili e a volte negativi per l’efficientamento degli impianti. Da questa complessa situazione emerge con più forza l’unica risposta “evolutiva”, attraverso cui concretizzare un serio programma dei nostri ospedali: il contratto EPC, vero esempio di green economy, la cui esecuzione rappresenta una strategia vincente per tutti”, ha evidenziato Maestrelli.
L’esperienza dell’USL Toscana Nord Ovest insegna. Negli anni ha conseguito sensibili vantaggi. A fronte di un investimento di 50 milioni di euro (su 21 edifici di cui 11 ospedali e 10 edifici territoriali) a carico del privato, ha conseguito un ribasso della spesa storica corrente di oltre 3 milioni di euro l’anno per dieci anni.
Non solo: i risultati in termini di carbon footprint hanno evidenziato un risparmio energetico del 40% garantito per 9 anni con un contratto EPC. Inoltre, ha conseguito un risparmio medio, nel confronto pre e post intervento, di emissioni di CO2 pari a -41%, quantificate grazie all’adozione di strumenti digitali per la misurazione e la gestione energetica (nel caso specifico, mediante l’adozione di EcoStruxure 4Heathcare).
Tra i punti cardine della nuova versione della Direttiva Case green c’è l’obbligo dell’adozione di sistemi di gestione degli edifici (BMS) e di automazione (BACS), specialmente in edifici nuovi e sottoposti a ristrutturazioni importanti. È bene dire che già oggi ci sono obblighi precisi che ne regolano la loro presenza.
Prima ancora del recepimento dell’EPBD, “già nel 2015 sono stati introdotti degli obblighi per l’adozione sia di tecnologia sia di progettualità di automazione in tutti gli edifici, in particolare per le strutture sanitarie, che sono le più energivore”, ha ricordato Andrea Luca Natale, digital innovation & technology project manager, Schneider Electric.

Lo stesso ha posto l’accento sul valore degli obblighi che vanno a beneficio delle strutture. È il caso dell’USL Toscana Nord Ovest ma anche del Centro Morrone di Caserta, un centro sanitario d’avanguardia, che grazie all’adozione della tecnologia (fotovoltaico, pompe di calore geotermiche, software EcoStruxure Building Operation per monitoraggio consumi, temperatura e qualità dell’aria) è riuscito a tagliare i consumi energetici del 35%.
“Gli obblighi normativi rappresentano i criteri di vaglio tecnico che guidano i progetti oggetto di incentivi e finanziamento, e costituiscono delle leve importanti per ridurre i consumi e i costi di gestione delle strutture nel medio e lungo periodo”, ha affermato, ricordando, per gli edifici sottoposti a ristrutturazioni importanti, il Decreto inter Ministeriale – DM 26.06.2015 “Applicazione delle metodologie di calcolo delle prestazioni energetiche e definizione delle prescrizioni e dei requisiti minimi degli edifici” che ha previsto l’obbligo BACS in CLASSE B secondo la UNI EN 15232 e successive versioni (UNI EN ISO 52120-1:2022). A questa si è aggiunta la direttiva EPBD III, che ha previsto l’obbligo BACS per edifici con HVAC >290kW a partire da gennaio 2025.
Per quanto concerne i BACS, con il recepimento della EPBD IV, dal 2030 se ne estende l’uso per gli edifici non residenziali con impianti di potenza inferiore a 70kW, mentre diventano obbligatori anche per gli edifici residenziali di nuova costruzione o ristrutturazione profonda dalla data di recepimento della Direttiva a livello nazionale.
