Produzione di idrogeno: in Europa si va a diverse velocità

Dalla leadership della Germania ai “fanalini di coda”, la situazione riguardante la produzione dell’idrogeno in Europa è assai disomogenea. Lo rivela uno studio, che mette in luce le caratteristiche e le differenze che si notano nei vari Paesi. L’Italia è tra i più virtuosi
La produzione di idrogeno in Europa

Come va la produzione di idrogeno in Europa? A diverse velocità. Lo rivela uno studio condotto da tre docenti universitari italiani che mette in luce le disparità vissute in 27 Paesi europei, dovute alle diverse politiche energetiche attuate e alle capacità industriali.

L’analisi rivela anche un altro elemento di differenza sostanziale in Europa: una parte significativa della capacità di produzione complessiva di idrogeno nei vari Paesi rimane sottoutilizzata, con una stima del 40% delle infrastrutture esistenti che non operano a pieno potenziale. “Molti paesi sottoutilizzano le loro capacità di produzione a causa di sfide infrastrutturali e operative”, segnalano gli autori: Cosimo Magazzino, Marco Mele e Angelo Leongrande.

Il ruolo dell’idrogeno e la situazione in Europa

Si parte da una constatazione: la produzione di idrogeno svolge un ruolo strategico nella transizione energetica dell’Unione Europea. Il Green Deal europeo, nato per promuovere l’obiettivo di rendere l’Europa il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050, sottolinea l’importanza dell’idrogeno nel raggiungimento di questi ambiziosi obiettivi. L’idrogeno può essere un alleato essenziale per decarbonizzare l’industria, ma anche i trasporti e l’energia, migliorando la sicurezza energetica e creando nuove opportunità economiche.

Per questo motivo, è fondamentale che la sua produzione, in particolare d’idrogeno verde, sia portata avanti in modo quanto più sostenuto da tutti i Paesi considerati. Invece, oggi, la situazione delineata dallo studio è quanto mai variegata, già a partire dal numero di impianti presenti. Si spazia dai 109 attivi in Germania, leader indiscusso, ai pochissimi presenti in Estonia, Islanda, Irlanda, Lituania e Slovenia: in essi si contano uno o due impianti.

Ogni Paese ha una sua storia particolare e lo si nota in particolare proprio quando si parla di idrogeno. La Polonia, per esempio, è il secondo in Europa per numero di impianti: ne conta 148, “un numero sorprendente che potrebbe riflettere un crescente investimento nelle tecnologie di energia rinnovabile e una risposta alle esigenze energetiche interne”, scrivono i tre docenti dell’Università Roma Tre, della Niccolò Cusano e della LUM di Bari.

Produzione di idrogeno e Paesi più o meno virtuosi: l’Italia è in “fascia alta”

Per quanto riguarda la produzione di idrogeno in Europa, lo studio mette in evidenza quattro fasce:

  1. i produttori leader (Germania, Francia, Paesi Bassi),
  2. i principali contributori (Italia, Polonia, Spagna e Regno Unito),
  3. i produttori di media scala (Belgio, Grecia e Ungheria),
  4. le realtà emergenti (Austria, Bulgaria, Finlandia e Svezia) e produttori su piccola scala.

Con i suoi 41 impianti, l’Italia compare tra le nazioni europee più virtuosi, superata solo da Francia (50) e Regno Unito (44). I tre Paesi hanno industrie energetiche avanzate e “probabilmente stanno investendo nell’idrogeno come parte delle loro strategie per ridurre le emissioni e migliorare la sicurezza energetica”. Dietro di loro ci sono i Paesi Bassi (33), la Spagna (33), la Svezia (21) e il Belgio (16). Ancor più dietro compaiono Finlandia (15), Norvegia (11), Austria (10), Svizzera (10) e Danimarca (9).

Numero di impianti di produzione di idrogeno suddiviso per nazioni (2022) - Fonte European Hydrogen Observatory
Numero di impianti di produzione di idrogeno suddiviso per nazioni (2022) – Fonte European Hydrogen Observatory

Nonostante abbiano meno impianti, questi ultimi cinque sono spesso noti per le loro politiche avanzate in materia di energia rinnovabile e sostenibilità, segnala lo studio, ricordando che Finlandia e Norvegia, in particolare, hanno una lunga storia di utilizzo di energia rinnovabile e la produzione di idrogeno potrebbe rappresentare un’estensione naturale di queste politiche.

Distribuzione del numero di impianti e capacità di produzione

Lo studio sottolinea che la distribuzione del numero di impianti di produzione di idrogeno in Europa è palesemente disomogenea. “Ciò riflette una serie di fattori, tra cui differenze nelle politiche governative, capacità economiche, esigenze energetiche e priorità industriali”, spiegano gli autori.

L’esempio della Germania è chiaro: la posizione di leadership nel settore è motivata dai suoi cospicui investimenti nella transizione energetica e considera l’idrogeno un elemento chiave per raggiungere i suoi obiettivi di decarbonizzazione. La Polonia, con un numero elevato di impianti, “potrebbe cercare di diversificare il suo mix energetico e ridurre la sua dipendenza dalle fonti energetiche tradizionali come il carbone”.

Paesi come Francia e Regno Unito stanno utilizzando l’idrogeno per integrare altre forme di energia rinnovabile, mentre Paesi Bassi e Spagna “potrebbero vedere l’idrogeno come una soluzione per migliorare l’indipendenza energetica e ridurre le emissioni”.

Anche per quanto riguarda la capacità di produzione, i quantitativi variano in modo sensibile in Europa: si va dalle 24,79 tonnellate all’anno dell’Estonia agli oltre 2,1 milioni di tonnellate all’anno della Germania. Quest’ultima può contare anche su un consistente supporto offerto dalla sua infrastruttura avanzata e da investimenti sostanziali in ricerca e sviluppo.

Capacità di produzione di idrogeno suddiviso per nazioni (2022) - Fonte European Hydrogen Observatory
Capacità di produzione di idrogeno suddiviso per nazioni (2022) – Fonte European Hydrogen Observatory

E se la Francia emerge, in termini di capacità (oltre le 822mila tonnellate l’anno), “sostenuta dalla sua forte industria nucleare, in grado di fornire una quantità sostanziale di elettricità a basse emissioni di carbonio”, condizione essenziale per produrre idrogeno verde, Italia e Paesi Bassi, anch’essi capaci di esprimere forti capacità produttive (rispettivamente pari a 829.240,25 tonnellate all’anno e 1.424.258,52 tonnellate/anno), evidenziano le loro significative attività industriali e iniziative strategiche nel settore energetico.

Idrogeno in Europa: il momento che vive e le sfide affrontate

La produzione di idrogeno in Europa si trova in un momento cruciale, con diversi livelli di sviluppo nei diversi paesi, evidenzia infine lo studio, facendo un punto conclusivo sulle diverse capacità dei Paesi. L’Italia viene citata nel gruppo di Paesi come Belgio, Bulgaria, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Slovacchia, Spagna e Regno Unito che sono all’avanguardia nella produzione di idrogeno. Queste nazioni beneficiano di forti politiche governative, strutture di ricerca e sviluppo avanzate e ingenti investimenti finanziari in tecnologie verdi.

“Tuttavia, nonostante le loro elevate capacità produttive, questi paesi affrontano sfide nell’utilizzare appieno il loro potenziale a causa di vincoli infrastrutturali e tecnologici. Affrontare queste inefficienze attraverso investimenti mirati e aggiornamenti tecnologici potrebbe migliorare significativamente le loro produzioni di idrogeno, allineando la produzione più da vicino alla capacità e supportando i loro ambiziosi obiettivi di transizione energetica”, rilevano gli autori.

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Andrea Ballocchi

Giornalista freelance, si occupa da anni di tematiche legate alle energie rinnovabili ed efficienza energetica, edilizia e in generale a tutto quanto è legato al concetto di sostenibilità. Autore del libro “Una vita da gregario” (La Memoria del Mondo editrice, prefazione di Vincenzo Nibali) e di un manuale “manutenzione della bicicletta”, edito da Giunti/Demetra.
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