Nasce il nuovo Ministero della Transizione Ecologica

Un dicastero inedito nel governo Draghi. Guidato dal fisico e manager Roberto Cingolani, dovrà gestire parte importante delle risorse contenute nel Recovery Plan

Nasce Ministero della Transizione Ecologica

A ben vedere, in un governo che è tecnico di nome ma in realtà pieno di esponenti espressi dai partiti politici, la vera novità è rappresentata da un dicastero nuovo di zecca con un’etichetta assai intrigante: Ministero della Transizione Ecologica. E nella squadra dell’esecutivo che ha appena giurato davanti al presidente della Repubblica c’era naturalmente il suo primo responsabile, ovvero il fisico Roberto Cingolani, uomo già entrato con alterne fortune nelle cronache italiche dell’innovazione tecnologica.

Ma prima di occuparci del personaggio è opportuno soffermarsi sulla genesi della “creatura” che si appresta a dirigere. Non è certo la prima volta che nell’orizzonte politico nostrano si materializzano improvvisamente nuovi dicasteri, e la storia purtroppo ci insegna che spesso si è trattato di escamotage per moltiplicare le poltrone piuttosto che di iniziative volte a migliorare servizi e competitività del Paese. Questa volta, però, potrebbe/dovrebbe essere diverso…

Il premier Draghi annuncia una svolta green

Partiamo da una frase pronunciata dal neo premier, Mario Draghi: “Il nostro sarà un governo ambientalista“. Un’affermazione che appare a dir poco riduttivo catalogare come una captatio benevolentiae nei confronti del Movimento Cinque Stelle, la forza politica più lesta nell’intestarsi il merito della creazione del dicastero. L’impressione, invece, è che il presidente del Consiglio parli e guardi all’Europa, le cui istituzioni e aspettative conosce a perfezione in virtù degli otto anni trascorsi alla guida della BCE.

C’è poi un altro elemento importante da considerare, ovvero le forti critiche giunte da Bruxelles al precedente esecutivo guidato da Giuseppe Conte sulla stesura del Recovery Plan, il documento che deve indicare le modalità d’impiego delle ingenti risorse, a fondo perduto o sotto forma di prestito, messe a disposizione dal Recovery Fund europeo. Recovery Plan giunto già alla sua seconda versione (con Draghi ce ne sarà presto una terza) ed il cui capitolo più sostanzioso riguarda proprio la transizione verso un’economia a impatto zero.

Quasi 70 miliardi da gestire e “proteggere”

Dunque non è azzardato ritenere che il nuovo Ministero della Transizione Ecologica sia un tassello fondamentale dei futuri rapporti Italia-Europa sull’asse della green economy, a cominciare appunto dalla gestione dei quasi 70 miliardi che attualmente il Recovery Plan destina proprio alla “transizione ecologica”, dove l’uguaglianza della definizione non sembra affatto casuale.

E qui veniamo al nuovo ministro, del quale sarà fondamentale la capacità di tenere la barra a dritta, nel senso che gli ingenti fondi di cui dovrebbe disporre andranno difesi dall’appetito di altri dicasteri, come il Ministero dello Sviluppo Economico se non direttamente quello dell’Economia.

Un tecnico non nuovo alla politica al Ministero della Transizione Ecologica

Al riguardo va detto che Roberto Cingolani si presenta come un tecnico “ibrido”, nel senso che nonostante la sua prestigiosa formazione accademica ha già avuto a che fare con la politica. In particolare, nel 2016 ricevette dall’allora premier Renzi l’incarico di progettare un polo scientifico da realizzare nell’ex area Expo a Milano. Il fisico propose la realizzazione dello “Human Technopole“, un hub per la medicina del futuro. Il governo approvò anche se tre anni dopo Cingolani è passato ad altro incarico, diventando responsabile dell’innovazione tecnologica di Leonardo. Adesso questa nuova sfida: dimostrare di essere il giusto traghettatore per la transizione ecologica del Paese.

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Giornalista professionista ed esperto di tecnologia. Da molti anni redattore economico e finanziario de l'Unità, ha curato il Canale Tecnologia sul sito de l'Unità