Modifiche e proroga Superbonus, il governo decide di non decidere

Per la maxi agevolazione si attendevano novità nella versione definitiva del Recovery Plan ma così non è stato. Il premier Draghi, però, annuncia cambiamenti

PNRR e proroga superbonus

Di montagne che partoriscono un topolino è purtroppo piena la storia d’Italia. Va anche aggiunto che, nel caso del Superbonus al 110% e dei suoi ipotizzati cambiamenti nella versione definitiva del Recovery Plan (noto anche come Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), la metafora in questione non si dovrebbe proprio utilizzare poiché, a ben vedere, non vi è traccia alcuna nemmeno del piccolo roditore…

Eppure, le speranze di coloro, non pochi, che confidavano nella proroga del Superbonus e in una semplificazione regolamentare della maxi agevolazione non sono andate completamente deluse. Infatti, a metterci una pezza è stato proprio il presidente del Consiglio, Mario Draghi, nei suoi interventi in Parlamento per illustrare il provvedimento che fra poco verrà sottoposto al vaglio dell’Unione europea da cui arriveranno i fondi, quasi duecento miliardi, destinati a finanziarlo.

suddivisione risorse del Recovery Plan di Draghi
Le 6 macro aree di Spesa contenute nel Recovery Plan targato Mario Draghi

Proroga Superbonus con la prossima Legge di bilancio

“Per il futuro – ha dichiarato il premier durante il suo intervento alla Camera dei Deputati -, il Governo si impegna a inserire nel Disegno di Legge di bilancio per il 2022 una proroga dell’Ecobonus (proroga Superbonus, ndr) per il 2023, tenendo conto dei dati relativi alla sua applicazione nel 2021, con riguardo agli effetti finanziari, alla natura degli interventi realizzati, al conseguimento degli obiettivi di risparmio energetico e sicurezza degli edifici”.

Dunque, un rinvio della possibile proroga a fine anno, periodo nel quale viene tradizionalmente approvata la Legge di bilancio, con il PNNR che quindi non sposta i paletti temporali del Superbonus, che per adesso resta destinato a scadere a fine 2022 per gli edifici residenziali privati (con almeno il 60% dei lavori ultimato a metà dell’anno prossimo).

A breve una semplificazione delle regole

Nessuna novità nel Recovery Plan, come detto, anche sul fronte della impervia regolamentazione relativa al Superbonus. Ma pure qui a fare la differenza ci sono state le parole pronunciate dal presidente del Consiglio, questa volta nell’intervento di replica alla Camera: “Già con un decreto legge a maggio – ha dichiarato Draghi -, interveniamo con delle importanti semplificazioni per agevolare la sua effettiva fruizione”.

Confermata la dotazione economica, 18 miliardi di euro, destinata a finanziare il Superbonus sebbene la versione definitiva del Recovery Plan indichi una diversa ripartizione fra le risorse provenienti direttamente dallo stanziamento europeo e quelle garantite dal ricorso ad altri Fondi. Il tutto mantenendo l’ambizioso obiettivo complessivo: “Gli investimenti consentiranno la ristrutturazione di circa 50.000 edifici/anno a regime, per una superficie totale di 20 milioni di mq/anno. Il risparmio energetico previsto permetterà di raggiungere circa 291,0 Ktep/anno, ovvero 0,93 MtonCO2/anno”.

Cambio di passo improbabile nel 2021

Certo, in attesa delle variazioni sul tema Superbonus, si può fare sin d’ora una facile constatazione/previsione: appare sempre più improbabile che nella seconda metà dell’anno si verifichi un cambio di passo nel ricorso ad un’agevolazione che finora non è arrivata a “movimentare” un miliardo di euro, cifra largamente al di sotto delle attese iniziali.

Infatti, nonostante i significativi cambiamenti normativi e temporali che si profilano all’orizzonte, il rischio è che per molte altre settimane non si dissolva il clima di incertezza che ha da subito caratterizzato il Superbonus. Anche se, come annunciato dal premier, il governo correggerà i criteri per l’accesso all’agevolazione nell’ottica della semplificazione delle procedure, è prevedibile che questa nuova regolamentazione andrà poi recepita dagli addetti ai lavori, in primis le banche protagoniste nel meccanismo cruciale della cessione del credito.

Per quanto riguarda, invece, l’auspicata proroga della misura, calendarizzata da Draghi per la fine dell’anno, va ricordato che diventerà effettivamente legge soltanto al verificarsi di una serie di condizioni. Insomma, mettendo insieme tutti i pezzi e calandosi nei panni dei cittadini interessati, a molti di loro il comportamento più saggio apparirà quello di rinviare ogni scelta all’inizio del 2022, confidando nella sopravvenuta chiarezza su regole e tempistica.

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Giornalista professionista ed esperto di tecnologia. Da molti anni redattore economico e finanziario de l'Unità, ha curato il Canale Tecnologia sul sito de l'Unità