
A volte, guardando al nuovo che avanza, finiamo con il trascurare il vecchio che… indietreggia. Adattando la frase alla transizione energetica, a lasciare spazio alle fonti rinnovabili ci sono i combustibili fossili, il cui eclissarsi può, appunto, riservare delle sorprese, come quella che segnala un recente rapporto del Global Energy Monitor (GEM). Infatti, dallo studio emerge che “le miniere di carbone abbandonate o destinate a chiudere la loro attività entro la fine di questo decennio hanno un potenziale derivante dall’installazione di energia solare fotovoltaica (FV) sufficiente ad alimentare un Paese delle dimensioni della Germania per un intero anno”.
L’analisi del Global Energy Monitor, la prima del suo genere, si basa sui dati forniti dal “Global Coal Mine Tracker”. Quest’ultimo è un dataset mondiale delle miniere di carbone capace di fornire dettagli su “struttura proprietaria, fase e stato di sviluppo, tipo di carbone, capacità, produzione, dimensioni della forza lavoro, riserve e risorse, emissioni di metano, geolocalizzazione e oltre 30 altre categorie”.
Ebbene, grazie a questo Tracker, GEM ha identificato ben 312 miniere di carbone a cielo aperto, chiuse e degradate dal 2020. Queste miniere abbandonate si estendono su 2.089 chilometri quadrati (km²), un’area quasi pari alle dimensioni del Lussemburgo. E con la loro riconversione nel fotovoltaico, questi territori abbandonati potrebbero generare 103 gigawatt (GW) di energia solare.
Inoltre, l’analisi individua altri 3.731 km² di area mineraria che potrebbero essere abbandonati dagli operatori entro la fine del 2030, a causa dell’esaurimento delle riserve e della durata dichiarata della miniera. Se anche queste attività dovessero chiudere, potrebbero ospitare ulteriori 185 GW di capacità di energia solare.
In totale, dunque, si stima che 446 miniere di carbone e 5.820 km² di aree minerarie abbandonate potrebbero essere adatte alla riconversione solare. Con il loro sviluppo, questi progetti potrebbero ospitare quasi 300 GW di potenziale solare fotovoltaico, un ammontare pari al 15% della capacità solare installata a livello globale.
Cheng Cheng Wu, project manager per l’Energy Transition Tracker presso Global Energy Monitor, spiega che “l’eredità del carbone è incisa nel territorio, ma non deve necessariamente condizionare negativamente il futuro. La transizione dalle miniere di carbone all’energia solare è in corso e questo potenziale è pronto per essere sfruttato dai principali produttori di carbone come Australia, Stati Uniti, Indonesia e India”.

E Ryan Driskell Tate, direttore associato di Global Energy Monitor, aggiunge che “si è visto cosa succede nelle comunità carbonifere quando le aziende falliscono, licenziano i lavoratori e lasciano dietro di sé un disastro. Ma i giacimenti carboniferi esauriti celano un enorme potenziale per alimentare un futuro di energia pulita. Sta già accadendo. Abbiamo solo bisogno del giusto mix di incentivi per dare lavoro alle persone per costruire la prossima generazione di energia solare nelle zone carbonifere”.
A livello geografico, i nuovi dati sui progetti dal carbone al solare mostrano che la Cina ha 90 conversioni operative, con una capacità di 14 GW, nonché altri 46 progetti in fase di pianificazione, per ulteriori 9 GW. Seppur indietro nella transizione dal carbone al solare, i quattro successivi maggiori produttori di carbone (Australia, Stati Uniti, Indonesia e India) detengono quasi tre quarti del potenziale globale di conversione.
Una conversione che, sottolinea GEM, “non solo aiuterebbe il mondo a raggiungere l’obiettivo globale di triplicare la capacità di produzione di energia rinnovabile entro la fine del decennio, ma fornirebbe anche un incentivo economico per la bonifica e la pulizia dei rifiuti lasciati dall’attività mineraria, cosa che non è una prassi standard in gran parte del mondo”.
Nel rapporto viene poi evidenziato un altro aspetto importante, ovvero i riflessi della conversione dal carbone al solare sull’occupazione. La stima è che potrebbero essere creati 259,700 posti di lavoro permanenti nei siti di transizione e altri 317,500 posti di lavoro temporanei nella costruzione, più del numero di lavoratori che si prevede che l’industria del carbone perderà a livello globale entro il 2035.
“L’acquisizione di terreni per raggiungere degli obiettivi globali di energia rinnovabile – dichiara Hailey Deres, ricercatrice presso Global Energy Monitor – è stata costellata di conflitti tra parti interessate e decisori. In questo contesto, il riutilizzo di terreni degradati potrebbe fornire dei nuovi importanti vantaggi alle ex comunità carbonifere di tutto il pianeta”.
