
Si chiama “Global Critical Minerals Outlook”, è realizzato dall’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), ed è un documento che vale la pena leggere per farsi un’idea di quanto siano delicate e importanti alcune situazioni colpevolmente lontane dai riflettori che illuminano altri aspetti della transizione energetica globale.
L’edizione 2025 del rapporto presenta i dati e le analisi più recenti su domanda, offerta, investimenti e altri elementi riguardanti i principali minerali legati all’energia, tra cui rame, litio, nichel, cobalto, grafite e terre rare. Uno studio che è accompagnato da una versione aggiornata del “Critical Minerals Data Explorer”, uno strumento online interattivo che consente agli utenti di esplorare le ultime proiezioni dell’AIE.
C’è poi un ulteriore aspetto da evidenziare: per la prima volta, il rapporto include anche l’analisi di una gamma più ampia di minerali strategici legati all’energia. Minerali strategici che svolgono dei ruoli vitali in vari settori produttivi, dall’alta tecnologia all’aerospaziale passando per il manifatturiero avanzato.
Per prima cosa nel rapporto si rileva che i mercati dei minerali critici sono diventati più concentrati – non meno come invece auspicabile -, in particolare per quanto riguarda la raffinazione e la lavorazione. Per rame, litio, nichel, cobalto, grafite e terre rare, la quota di mercato media dei tre principali produttori è salita all’86% nel 2024, rispetto all’82% circa del 2020, con quasi tutta la crescita dell’offerta proveniente dal singolo principale fornitore: l’Indonesia per il nichel e la Cina per tutti gli altri minerali.

E sebbene i decisori politici, compresi quelli dei Paesi europei, si siano resi conto delle sfide poste da questi enormi squilibri di mercato, l’analisi dettagliata dell’AIE sui progetti annunciati indica che il progresso verso catene di approvvigionamento di minerali critici più diversificate sarà lento. Sulla base degli attuali scenari politici e delle tendenze di investimento, si prevede che la quota media dei tre principali fornitori diminuirà solo marginalmente nel prossimo decennio, tornando di fatto ai livelli di concentrazione, comunque altissimi, osservati nel 2020.
“In un mondo di forti tensioni geopolitiche – afferma il Direttore Esecutivo dell’AIE, Fatih Birol –, i minerali critici sono emersi come una questione di primaria importanza per la salvaguardia della sicurezza energetica ed economica globale. Grazie ai nostri dati, alle nostre analisi e alle nostre raccomandazioni politiche, l’AIE fornisce un supporto cruciale ai Paesi di tutto il mondo nello sviluppo delle loro strategie a medio e lungo termine”.
Lo stesso Birol spiega come l’analisi indica “le azioni necessarie per migliorare la resilienza e la diversità delle catene di approvvigionamento dei minerali critici, per garantire l’affidabilità, l’accessibilità economica e la sostenibilità dell’energia. Le catene di approvvigionamento minerarie critiche possono essere altamente vulnerabili a shock di approvvigionamento, siano essi dovuti a condizioni meteo estreme, guasti o interruzioni dei flussi commerciali. Shock di approvvigionamento che possono essere di vasta portata, comportando prezzi più elevati per i consumatori e riducendo la competitività industriale”.
Il rapporto mostra come negli ultimi anni la domanda di minerali energetici chiave è cresciuta notevolmente. Ad esempio, la domanda di litio è aumentata di quasi il 30% nel 2024, superando significativamente il tasso di crescita annuo del 10% registrato nella precedente decade. “Tuttavia, i significativi aumenti dell’offerta – si legge –, trainati da Cina, Indonesia e alcune zone dell’Africa, hanno esercitato una pressione al ribasso sui prezzi, soprattutto per i metalli destinati alle batterie”.

E analizzando l’equilibrio tra domanda e offerta nel prossimo decennio, l’AIE individua dei rischi: “Gli investimenti in minerali critici sono più deboli, con la spesa cresciuta solo del 5% nel 2024, in calo rispetto all’aumento del 14% nel 2023. L’attività di esplorazione ha raggiunto un plateau nel 2024, segnando una pausa nel trend positivo registrato dal 2020, e i finanziamenti per le start-up hanno mostrato segnali di rallentamento”. Ed ancora, con la domanda in crescita a causa dell’espansione delle reti elettriche, l’attuale pipeline di progetti minerari di rame indica un deficit di approvvigionamento del 30% entro il 2035.
Un altro fattore di cui tener conto è quello delle crescenti restrizioni alle esportazioni, che a loro volta potrebbero avere un impatto sulla sicurezza dell’approvvigionamento. Già adesso, il 55% dei minerali strategici legati all’energia trattati dal rapporto è soggetto a qualche forma di controllo delle esportazioni. Inoltre, la portata delle misure restrittive si sta ampliando, includendo non solo le materie prime e le materie prime raffinate, ma anche le tecnologie di lavorazione.
La citata analisi approfondita dell’AIE su 20 minerali strategici legati all’energia rileva che, sebbene le dimensioni del mercato possano essere ridotte per alcuni Paesi, le interruzioni potrebbero avere un impatto economico sproporzionato. Un rischio amplificato dal quasi monopolio cinese, considerato che Pechino è il principale raffinatore di 19 dei 20 minerali analizzati e detiene una quota di mercato media di circa il 70%. Inoltre, 15 di questi minerali hanno mostrato una maggiore volatilità dei prezzi rispetto al petrolio.
Infine, il “Critical Minerals Data Explorer” contiene un approfondimento sulle catene di approvvigionamento minerarie per le tecnologie emergenti delle batterie, come le batterie al litio-polimero (LFP) e quelle agli ioni di sodio, che stanno sfidando le attuali batterie agli ioni di litio a base di nichel. Ebbene, il rapporto rileva che anche queste tecnologie presentano elevati rischi di concentrazione, con la “solita” Cina che controlla catene di approvvigionamento di componenti vitali come il solfato di manganese e l’acido fosforico.
