
Prima i progetti selezionati erano 47, adesso sono diventati 60. E siccome trattasi di progetti che l’Unione Europea definisce come strategici – riguardanti l’estrazione, la trasformazione, il riciclaggio e la sostituzione delle materie prime critiche –, ci sentiamo di escludere che si sia aumentato il loro numero per arrivare alla cifra tonda… Più concretamente, l’UE ha voluto estendere il suo raggio d’azione varando, appunto, altri 13 progetti da realizzare al di fuori dei propri confini.
Il via libera della Commissione Europea al primo blocco di 47 progetti strategici era arrivato nel mese di marzo, con l’intento dichiarato di “rafforzare le capacità interne di materie prime strategiche, che a loro volta rafforzeranno la catena del valore delle materie prime europee e diversificheranno le fonti di approvvigionamento”. Progetti che per diventare operativi necessitano di un investimento complessivo di capitale pari a 22,5 miliardi di euro.
Nella visione della Commissione “i nuovi progetti strategici segnano una tappa importante nell’attuazione del regolamento sulle materie prime critiche, mirato a garantire che l’estrazione, la trasformazione e il riciclaggio europei delle materie prime strategiche soddisfino rispettivamente il 10 %, il 40 % e il 25 % della domanda dell’UE entro il 2030. Aiutando l’Europa a raggiungere questi obiettivi, i nuovi progetti strategici contribuiscono in misura significativa alle transizioni verde e digitale dell’Unione Europea”.
In particolare, i 47 progetti strategici sono ubicati in 13 Stati membri dell’UE: Belgio, Francia, Italia, Germania, Spagna, Estonia, Cechia, Grecia, Svezia, Finlandia, Portogallo, Polonia e Romania. Si tratta di progetti che riguardano uno o più segmenti della catena del valore delle materie prime. I progetti riguardano:
Progetti che riguardano 14 delle 17 materie prime strategiche elencate nella normativa sulle materie prime critiche.
“Tra i progetti selezionati – spiega la Commissione – alcuni andranno particolarmente a vantaggio della catena del valore delle materie prime per batterie dell’UE”. Nel dettaglio, 22 progetti riguardano il litio, 12 il nichel, 10 il cobalto, 7 il manganese e 11 la grafite.
I progetti garantiranno che l’UE possa soddisfare pienamente i parametri di riferimento per il 2030 per l’estrazione, la trasformazione e il riciclaggio del litio e del cobalto, assicurando nel contempo progressi sostanziali per la grafite, il nichel e il manganese.
Si arriva così allo sviluppo più recente, con la Commissione Europea che ha adottato, come detto in apertura, il primo elenco di 13 progetti strategici sulle materie prime critiche situati al di fuori dell’UE, anche in Paesi o territori d’oltremare. Secondo Bruxelles, “i progetti strategici diversificheranno le fonti di approvvigionamento dell’UE e aumenteranno la sicurezza economica. Allo stesso tempo, i progetti sono concepiti per promuovere la creazione di valore locale nei Paesi terzi”.
Tra i 13 progetti strategici, sette si trovano in Canada, Groenlandia, Kazakistan, Norvegia, Serbia, Ucraina e Zambia, nazioni con le quali l’UE ha un partenariato strategico sulle catene del valore delle materie prime. Gli altri progetti strategici si trovano invece in Nuova Caledonia, Brasile, Madagascar, Malawi, Sud Africa e Regno Unito.
Ed ancora, dieci di questi progetti strategici riguardano materie prime strategiche essenziali per i veicoli elettrici, le batterie e lo stoccaggio delle batterie, come litio, nichel, cobalto, manganese e grafite. Due progetti strategici riguardano l’estrazione di elementi di terre rare, che svolgono un ruolo chiave nella produzione di magneti ad alte prestazioni utilizzati nelle turbine eoliche o nei motori elettrici, in base alle tecnologie necessarie nelle energie rinnovabili e nella mobilità elettrica.
“In combinazione con i tre progetti strategici dell’UE che riguardano la lavorazione delle terre rare – spiega la Commissione –, questi ulteriori progetti strategici saranno in grado di aumentare la sicurezza dell’approvvigionamento di terre rare dell’UE. I progetti strategici riguardano anche il rame, utilizzato dalla rete elettrica alla microelettronica, il tungsteno e il boro, utilizzati nel settore automobilistico, delle energie rinnovabili, aerospaziale e della difesa”.
Si stima che questi ulteriori 13 progetti strategici al di fuori dell’UE necessitino di un investimento di capitale complessivo di 5,5 miliardi di euro per avviare le operazioni, il che porta il computo finanziario totale dei 60 progetti fino ad un ammontare di 28 miliardi. Inoltre, la Commissione si impegna a rafforzare la cooperazione con i Paesi terzi interessati per garantire lo sviluppo di tali progetti, in particolare attraverso i partenariati strategici già conclusi con alcuni di questi Paesi sulle catene del valore delle materie prime.
“L’Europa ha bisogno di materie prime per realizzare le nostre ambizioni industriali e climatiche – ha sottolineato il vicepresidente esecutivo della Commissione UE, Stéphane Séjourné – e necessita di catene di approvvigionamento stabili, sicure e diversificate. I 13 progetti extra-UE contribuiranno a ridurre la dipendenza europea, aumentare la sicurezza economica, nonché creare crescita, posti di lavoro e opportunità di esportazione nei Paesi partner”.
