In Italia sviluppo delle infrastrutture energetiche a prova di pandemia

Lo studio di Confindustria Energia delinea gli scenari fino al 2030: previsti 110 miliardi di investimenti con un ruolo centrale svolto dalla green economy

Sviluppo delle infrastrutture energetiche a prova di pandemia

Non capita spesso di completare uno studio e rendersi conto di come le considerazioni conclusive, forzatamente riscritte per via di avvenimenti recenti, finiscano per diventare più importanti dell’indagine stessa. È quanto accaduto, naturalmente a causa del coronavirus, al lavoro svolto da Confindustria Energia, che ha dovuto prendere atto di come la pandemia possa impattare sulle tendenze apparentemente consolidate relative allo sviluppo energetico nel nostro Paese, green economy in primis.

Previsioni per il prossimo decennio coerenti con gli scenari del PNIEC

Lo studio si chiama “Infrastrutture energetiche per l’Italia e per il Mediterraneo” ed approfondisce i piani di investimento delle aziende energetiche in infrastrutture primarie fino al 2030 secondo gli scenari del PNIEC (Piano Nazionale Integrato Energia e Clima), misurandone l’impatto sugli indicatori macroeconomici, sociali e ambientali, le potenzialità e le esperienze maturate dalle imprese nazionali nell’economia circolare, nonché il ruolo che il sistema industriale italiano può svolgere per uno sviluppo energetico sostenibile nella regione del Mediterraneo.

Un’indagine che è stata realizzata da Confindustria Energia con il contributo delle associazioni rappresentate, tra cui Elettricità Futura, Terna, SNAM, OME, e il supporto analitico di PwC Strategy&. Importante, come detto, la tempistica, visto che si è sviluppata tra ottobre 2019 e inizio marzo 2020, quest’ultimo il periodo nel quale la pandemia ha cominciato a dispiegare i suoi disastrosi effetti nel nostro Paese.

Più 14,6% rispetto agli investimenti indicati nello studio 2018

Lo studio sottolinea come i consuntivi 2018-2019 sommati alle previsioni aggiornate dei nuovi investimenti per il prossimo decennio portano ad un valore globale di 110 miliardi gli investimenti per le infrastrutture energetiche primarie nel periodo 2018-2030, con un incremento del 14,6% rispetto ai valori quantificati nel precedente studio compiuto nel 2018.

Vengono fra l’altro individuate delle differenze significative per alcune filiere. “In considerazione – si legge – dei nuovi obiettivi PNIEC, le Fonti Rinnovabili presentano stime in crescita di circa il 30% per impianti solari ed eolici, bioenergie e biometano. In aumento anche gli investimenti per tutte le altre filiere, ad eccezione degli investimenti del settore di Produzione Idrocarburi che registrano una riduzione di circa il 25% a causa dei provvedimenti del governo del 2019/2020 che limiteranno nel futuro le attività Oil&Gas nazionali”.

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Conseguenze importanti sul Pil e sull’occupazione

Un decennio di sviluppo delle infrastrutture energetiche che, tradotto in indicatori macroeconomici, significherà ricadute complessive degli investimenti per 350 miliardi di euro durante la fase di realizzazione e di esercizio delle opere con un effetto positivo pari ad un incremento medio dello 0,8% sul Pil nazionale nei prossimi dieci anni, al netto di entrate fiscali ed oneri concessori e senza impatto sul debito pubblico.

E si annuncia significativo anche l’impatto in termini occupazionali: sarà infatti necessario l’impiego in media di 135 mila unità lavorative annue durante la costruzione e la vita utile degli impianti, con il ricorso a competenze qualificate per le tecnologie innovative e i sistemi digitalizzati.

Dal COVID-19 possibili impatti sul breve periodo

Altro elemento importante evidenziato dallo studio è quello geografico: “L’Italia, grazie al suo percorso virtuoso nell’ambito delle strategie europee in tema di energia e clima potrebbe fungere da traino per favorire un’accelerazione della transizione energetica sostenibile nel contesto regionale del Mediterraneo. La sua localizzazione, le sue relazioni storiche con i Paesi mediterranei e il dinamismo del suo settore industriale la rendono un partner affidabile per lo sviluppo di progetti comuni basati sull’utilizzo del gas e delle fonti rinnovabili ed in accordo con i modelli di efficienza energetica e di economia circolare”.

Senonché, come detto, l’arrivo del COVID-19 a studio quasi ultimato pur non lasciando traccia nelle statistiche ha reso necessaria un’opportuna riflessione. Confindustria Energia spiega che “tentare di quantificare esattamente quali potrebbero essere le potenziali conseguenze che questo momento storico avrà sul settore energetico è prematuro. …si ritiene che gli oltre 100 miliardi di investimenti previsti in Italia tra il 2018 e 2030 continueranno ad essere un riferimento valido pur considerando alcuni rallentamenti per la realizzazione dei progetti nel breve periodo”.

Infrastrutture energetiche per l’Italia e per il Mediterraneo: Ruolo dell'Italia

Necessarie semplificazioni per autorizzare gli investimenti

In particolare, tali investimenti “saranno una leva importante per favorire la ripartenza economica con un non trascurabile impatto sulle aziende che operano nella filiera energetica comprese le piccole e medie imprese della supply chain aiutandole a superare la contrazione di attività e di fatturato nel 2020 e a partecipare alla prevista ripresa nel 2021″.

Centrale, in questo contesto, il ruolo della green economy, anche se “con l’obiettivo di una rapida ripresa degli investimenti saranno maggiormente necessarie le semplificazioni autorizzative e criteri di economia circolare che garantiscano la tempestività degli investimenti e la loro sostenibilità ambientale e sociale nel territorio”.

Marco Ventimiglia
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Giornalista professionista ed esperto di tecnologia. Da molti anni redattore economico e finanziario de l'Unità, ha curato il Canale Tecnologia sul sito de l'Unità