Italia sempre leader nell’economia circolare

Presentato il secondo rapporto sull’economia circolare curato da ENEA e CEN

Con quello che sta succedendo nel nostro Paese e nel mondo, possiamo considerarla una sorta di fotografia statistica alla green economy prima del terribile avvento del coronavirus. Stiamo parlando del nuovo rapporto sull’economia circolare 2020 curato da ENEA e CEN (Circular Economy Network). Un’indagine che, in estrema sintesi, vede il nostro Paese occupare una posizione di leadership, ma con qualche preoccupante segnale di arretramento, in un contesto generale nel quale la bioeconomia diventa sempre più importante, pur occorrendo maggiore impegno per la tutela del capitale naturale, in particolare del suolo, e nella lotta alla crisi climatica.

I danni all’ecosistema procurati dall’economia estrattivista

Il rapporto parte da alcune considerazioni poco incoraggianti: ogni abitante della Terra utilizza più di 11.000 chili di materiali all’anno, un terzo dei quali si trasforma in breve tempo in un rifiuto, finendo per lo più in discarica, mentre soltanto un altro terzo è ancora in uso dopo appena 12 mesi. E così, il consumo globale di materiali cresce a un ritmo doppio di quello della popolazione mondiale.

Per uscire da quella che viene chiamata economia estrattivista – e che è responsabile di buona parte della crisi climatica e ambientale, a cominciare dall’invasione dell’usa e getta – c’è una soluzione la cui notorietà cresce al pari della sua diffusione: l’adozione di un’economia circolare, che significa ricorrere a materiali e anche oggetti che possono essere riciclati e riutilizzati più e più volte. Un settore nel quale il nostro Paese può appunto vantare una consolidata posizione di forza.

Economia circolare : il rifiuto diventa una risorsa

Economia circolare: primo posto davanti a Germania e Francia

L’Italia, infatti occupa il primo posto, tra le cinque principali economie europee, nella classifica stilata in base al cosiddetto indice di circolarità. Quest’ultimo è il valore attribuito secondo il grado di uso efficiente delle risorse in cinque categorie:

  • produzione,
  • consumo,
  • gestione rifiuti,
  • mercato delle materie prime/seconde,
  • investimenti e occupazione.

E se la prima posizione nell’indice 2020 viene “premiata” con 100 punti, sul podio continentale salgono anche Germania e Francia, ma ben distanziate con 11 e 12 punti in meno. A seguire Polonia e Spagna, con 72 e 71 punti.

Non ci sono, però, solo buone notizie. Questo perché l’Italia conserva sì la leadership nell’economia circolare, ma con una flessione di due punti rispetto all’indice 2019, denotando un andamento che potrebbe mettere presto a repentaglio la sua posizione di leadership. A minacciare un primato che rappresenta anche un asset per la nostra economia c’è in particolare l’espansione rapida di Francia e Polonia, che migliorano la loro performance con un incremento di più 7 e più 2 punti dell’indice di tasso di circolarità nell’ultimo anno.

“Segnali di rallentamento in controtendenza con la tendenza europea”

Sotto il profilo del lavoro nel settore, siamo invece secondi soltanto alla Germania, con 517.000 occupati contro 659.000. Percentualmente le persone che nel nostro Paese vengono impiegate nei settori circolari sono il 2,06% del totale, un valore superiore alla media dell’Unione europea 28 che è dell’1,7%.

“Nell’economia circolare, l’Italia è partita con il piede giusto e ancora oggi si conferma tra i Paesi con maggiore valore economico generato per unità di consumo di materia – ha dichiarato Edo Ronchi, presidente del Circular Economy Network -. Ma oggi registriamo segnali di un rallentamento mentre altri Paesi si sono messi a correre: in Italia gli occupati nell’economia circolare tra il 2008 e il 2017 sono diminuiti dell’1%. Ed è un paradosso che, proprio ora che l’Europa ha varato il pacchetto di misure per lo sviluppo dell’economia circolare, il nostro Paese non riesca a far crescere questi numeri”.

Accelerare le misure per il recupero e il riutilizzo

Marco Ventimiglia
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Giornalista professionista ed esperto di tecnologia. Da molti anni redattore economico e finanziario de l'Unità, ha curato il Canale Tecnologia sul sito de l'Unità