L’Italia resta leader dell’economia circolare fra i grandi Paesi europei

Il 5° Rapporto nazionale del Circular Economy Network sottolinea però come il vantaggio su Germania, Francia, Spagna e Polonia si assottiglia. Il riciclo dei rifiuti resta il punto di forza
quinto rapporto sull'economia circolare

L’Italia dell’economia circolare? È un po’ come un ciclista che ha preso un bel vantaggio grazie a una fuga solitaria ma adesso deve fronteggiare la rimonta degli inseguitori… Un paragone sportivo per sintetizzare quanto scritto nella quinta edizione del Rapporto nazionale sull’economia circolare, realizzata dal Circular Economy Network in collaborazione con ENEA e con il patrocinio della Commissione Europea, del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e del ministero delle Imprese e del Made in Italy.

Il tasso di circolarità mondiale diminuisce

Ma prima di occuparci del nostro Paese è opportuno partire da quella che non è sicuramente una bella notizia. Il report, infatti, sottolinea come nonostante gli allarmi sulle crisi ambientali si rincorrano, il tasso di circolarità nell’economia mondiale sta diminuendo: in cinque anni siamo passati dal 9,1% al 7,2%. In altre parole, il pianeta ricicla e riusa di meno.

Produttività delle risorse - Report economia circolare

Percentuali che è bene tradurre in quantità, per dare un’idea dell’enormità dei valori in gioco: l’economia globale “brucia” oltre cento miliardi di tonnellate di materiali all’anno. Dunque, accelerare la transizione all’economia circolare contribuirebbe a migliorare non poco le condizioni globali perché l’estrazione di materiale vergine potrebbe diminuire di oltre un terzo (-34%) e le emissioni di gas serra sarebbero ridotte di conseguenza.

Altri Paesi europei accelerano più dell’Italia

Concentrando lo sguardo sul nostro continente, lo studio del Circular Economy Network evidenzia come tra le prime cinque economie dell’Unione Europea l’Italia rimane il Paese più circolare, anche se negli ultimi cinque anni perde posizioni mentre altri Stati accelerano. “Non possiamo sederci sugli allori – è l’avvertimento contenuto nel rapporto -, occorre fare di più per mantenere la leadership europea”.

Comunque, nonostante i segnali d’allarme, nella classifica complessiva della circolarità delle cinque principali economie dell’Unione Europea (Italia, Germania, Francia, Spagna e Polonia) restiamo, come detto, in posizione di leadership. Il Paese che invece negli ultimi anni si è più avvicinato al nostro è la Spagna, che fra l’altro sta tuttora tenendo un ritmo di cambiamento circolare più veloce.

I settori circolari dove l’Italia è più forte

Il dato più importante in questo tipo di analisi è quello relativo al tasso di utilizzo circolare dei materiali. Ebbene, nell’ultimo anno rilevato, il 2021, in Italia si è attestato al 18,4%, una percentuale che resta notevolmente più elevata rispetto alla media UE (11,7%), ma allo stesso tempo risulta in preoccupante discesa nel paragone con il 2020 (20,6%) e il 2019 (19,5%).

Per quanto invece attiene alla produttività delle risorse, anche in questo caso siamo, assieme alla Francia, davanti alle altre principali economie europee con 3,2 euro generati per ogni chilo di materiale consumato. Posizione di leadership anche nella percentuale di riciclo sul totale dei rifiuti prodotti, speciali e urbani, dove l’Italia arriva al 72% contro il 53% della media europea.

Nel riciclo rifiuti l’Italia rafforza il primato

Andando a guardare più nel dettaglio i numeri relativi al riciclo, rispetto alle altre principali economie europee l’Italia nel 2020 ha consolidato il suo primato, superando di circa 17 punti la Germania. Ed ancora, se negli ultimi dieci anni il tasso di crescita è rimasto invariato per l’Unione Europea, risulta invece salito dell’8% in Italia e del 3% in Spagna.

Il discorso non cambia se si guarda alla situazione nel continente relativa ai valori pro capite del riciclo dei rifiuti. Pure in questo caso l’Italia è prima con 969 chili di rifiuti per abitante che vengono avviati al riciclo in un anno, una classifica nella quale seguono Germania (921), Polonia (726), Francia (625) e Spagna (472).

Passo indietro nella materia proveniente dal riciclo

Ad essere meno positivo per il nostro Paese è l’andamento del tasso di utilizzo di materia proveniente dal riciclo, sebbene risulti ancora ben superiore alla media europea. Stiamo parlando del rapporto tra l’uso circolare di materia e l’uso complessivo, quest’ultimo inteso come la somma fra l’utilizzo di materie prime vergini e quello delle materie riciclate.

Tasso di utilizzo delle materie prime da riciclo

Nell’Unione Europea questo valore è stato in media dell’11,7% nel 2021, con una flessione dello 0,1% rispetto all’anno precedente. E per la prima volta l’Italia nel 2021 ha subito un calo, attestandosi al 18,4% (2,2% in meno rispetto all’anno precedente). Questo ha comportato la perdita del primato tra le cinque principali economie europee, a beneficio della Francia ora in testa grazie al suo 19,8%.

Città miniere di materie prime grazie al riciclo

“Per un Paese come l’Italia, decisamente più povero di materie prime rispetto ai principali competitor – ha dichiarato Roberto Morabito, direttore del Dipartimento ENEA di Sostenibilità dei sistemi produttivi e territoriali -, è ineludibile puntare sulla circolarità, dall’eco-design dei prodotti al recupero e riciclo, sfruttando le nostre miniere urbane, che sono la fonte potenziale di materie prime critiche più prontamente accessibile”.


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Marco Ventimiglia

Giornalista professionista ed esperto di tecnologia. Da molti anni redattore economico e finanziario de l'Unità, ha curato il Canale Tecnologia sul sito de l'Unità
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