
Quante cose sono cambiate negli ultimi dieci anni. Lo si nota guardando agli investimenti in energia. Nel 2015 gli stanziamenti nell’approvvigionamento di combustibili fossili erano superiori del 30% rispetto a quelli per la produzione di energia elettrica, le reti e lo stoccaggio. “Oggi, queste posizioni si sono invertite. Gli investimenti nel settore elettrico dovrebbero raggiungere 1500 miliardi di dollari nel 2025, circa il 50% in più rispetto all’importo totale speso per immettere sul mercato petrolio, gas naturale e carbone”. Lo scrive la IEA nel report World Energy Investment 2025, giunto alla sua decima edizione.
Due gli elementi più evidenti: aumentano gli investimenti energetici, seppure di poco, rispetto al 2024, toccando i 3300 miliardi di dollari. Sul totale, circa 2200 miliardi di dollari saranno destinati a fonti rinnovabili, nucleare, reti, soluzioni di accumulo, combustibili a basse emissioni, efficienza energetica ed elettrificazione. Petrolio, gas naturale e carbone raccoglieranno i 1100 miliardi restanti, ovvero la metà.
Detto questo, non mancano le note critiche, che pongono qualche ombra sui progressi della transizione energetica, che pure sono evidenti.
Partiamo dallo scenario in cui si collocano gli investimenti in energia. Un primo elemento da considerare è che il 70% dell’aumento della spesa è derivato dagli importatori netti di combustibili fossili, in primis Cina. Oltre un quarto degli investimenti energetici globali avviene nella Repubblica Popolare, che ha puntato a ridurre la dipendenza dalle importazioni di petrolio e gas. C’è poi l’Europa, che ha incrementato gli sforzi sulle energie rinnovabili e ha puntato sui miglioramenti in termini di efficienza, specie dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Inoltre, l’India ha aumentato la spesa sul fotovoltaico.

Un altro 20% dell’incremento degli investimenti in energia proviene dagli Stati Uniti, dove le politiche di sostegno – prima dell’avvento dell’amministrazione Trump – sono state motivate “in parte dal desiderio di sfidare la posizione della Cina nelle emergenti catene di approvvigionamento di tecnologie pulite”, sostiene IEA.
Va evidenziata la spesa per la produzione di energia a basse emissioni, quasi raddoppiata negli ultimi cinque anni, trainata dal fotovoltaico. Si prevede che gli investimenti in fotovoltaico raggiungeranno i 450 miliardi di dollari nel 2025, diventando la voce più consistente nell’inventario della spesa per investimenti in energia a livello mondiale.
La forte concorrenza tra i fornitori e i costi estremamente bassi stanno facendo sì che i pannelli solari importati, spesso abbinati a batterie, diventino un importante motore di investimento energetico in molte economie emergenti e in via di sviluppo. Le esportazioni cinesi di energia da fotovoltaico verso le economie in via di sviluppo hanno superato quelle verso le economie avanzate all’inizio del 2025, con Paesi come il Pakistan che hanno importato 19 GW solo nel 2024 (equivalenti a circa la metà della capacità elettrica connessa alla rete del paese).
Il fotovoltaico e l’eolico rappresentano il 98% della crescita degli investimenti nella produzione di energia elettrica nell’ultimo decennio. Oggi, oltre la metà di tutti gli investimenti energetici è destinata al settore elettrico e all’elettrificazione degli usi finali.
C’è poi da considerare la spesa globale per le batterie per l’accumulo nel settore energetico, che dovrebbe raggiungere i 66 miliardi di dollari quest’anno.
Una prima nota critica in tema energy investment proviene dagli stessi investimenti in energia, plasmati dall’avvento della cosiddetta “Era dell’Elettricità” e dal rapido aumento della domanda di elettricità per l’industria, la refrigerazione, la mobilità elettrica, i data center e l’intelligenza artificiale.
Se, da una parte, si fa forte la spinta su fotovoltaico, eolico & C., dall’altra va segnalato che in Cina e India si sono registrati diversi avvii di costruzione di nuovi impianti a carbone in Cina e India. Solo in Cina si è dato il via libera a quasi 100 GW di nuove centrali a carbone nel 2024, mentre l’India ha dato autorizzazione d altri 15 GW, portando le autorizzazioni globali al livello più alto dal 2015. In generale, gli investimenti globali nella generazione a carbone e a gas hanno raggiunto il livello più alto dal 2017.
Una seconda nota critica, legata in parte alla prima, riguarda il fatto che la “fame di energia elettrica” è motivata dalla corsa verso l’Intelligenza artificiale, che sta attirando forti investimenti.

Secondo l’analisi IEA, si è notato uno spostamento dell’attenzione degli investimenti in capitale di rischio verso progetti legati all’AI. È vero che la spesa in ricerca e sviluppo per l’energia a basse o nulle emissioni di CO2 ha continuato a crescere nel 2024, sostenuta sia dal settore pubblico che da quello aziendale. Tuttavia, il capitale di rischio legato all’energia è diminuito negli ultimi due anni, mentre la spesa per l’intelligenza artificiale è cresciuta fino a raggiungere gli 84 miliardi di dollari nel 2024. Tale cifra è il triplo dei finanziamenti in capitale di rischio legati all’energia.
Un aspetto particolarmente critico, in tema di investimenti in energia, riguarda la spesa nelle reti. Essa sta faticando a tenere il passo con l’aumento della domanda di energia e la diffusione delle fonti rinnovabili. Ogni anno, vengono spesi circa 400 miliardi di dollari per le reti in tutto il mondo, rispetto ai circa mille miliardi di dollari per gli impianti di generazione.
Diventa difficile, quindi, mantenere un livello adeguato di sicurezza, in un contesto dove al crescere della domanda di energia elettrica non corrisponde un adeguato stanziamento per le reti e al loro sviluppo. Quest’ultimo è ostacolato da lunghe procedure autorizzative, da catene di approvvigionamento limitate per trasformatori e cavi.
L’aspetto geopolitico è un’altra nota critica nel capitolo degli investimenti energetici. Del predominio della Cina si è detto, a ciò si aggiunge la spesa sulle FER rinnovabili e i combustibili a basse emissioni negli Stati Uniti che è quasi raddoppiata negli ultimi 10 anni, anche se la situazione subirà profondi mutamenti (già in parte ha subito forti limitazioni) con l’avvento di Trump e con la volontà dei Repubblicani di smantellare l’Inflaction Reduction Act.
Dall’altra parte c’è l’Africa che, pur contando un quinto della popolazione mondiale, rappresenta solo il 2% degli investimenti in energia. Tra l’altro, quelli che dovrebbero registrarsi nel 2025 sono inferiori di un terzo rispetto al 2015, “poiché il calo della spesa per petrolio e gas è stato solo parzialmente compensato da maggiori investimenti nelle energie rinnovabili”, motiva IEA.
Ci sono però diversi elementi positivi nell’analisi sugli investimenti nell’energia. Uno di questi riguarda la crescita degli investimenti finali nell’elettrificazione e in altri miglioramenti dell’efficienza: essi sono quasi raddoppiati nell’ultimo decennio.
Spinti dalle forti vendite di veicoli elettrici, dai progressi nelle ristrutturazioni edilizie e dall’elettrificazione dei processi industriali, gli investimenti dal lato della domanda dovrebbero raggiungere circa 800 miliardi di dollari nel 2025. “Gli investimenti nel settore edilizio sono frenati da un avvio più lento dei lavori, in particolare in Cina, ma questo è compensato dalle maggiori vendite previste di elettrodomestici e sistemi di raffreddamento efficienti”, segnala IEA.
