
Sono molti i settori industriali che offrono interessanti opportunità per l’efficientamento e la decarbonizzazione grazie all’uso delle pompe di calore: qui, infatti, il calore non solo viene usato per riscaldare determinati ambienti, ma anche – e soprattutto – all’interno dei processi produttivi. La grande quantità di energia termica di “scarto” può essere sfruttata proprio grazie a questa tecnologia e usata al massimo delle proprie possibilità.
Inoltre, contrariamente a quanto avviene per il riscaldamento residenziale, le ore di utilizzo non si limitano alle tradizionali 1.300 circa della stagione invernale, ma si arriva facilmente a 5/6.000 ore, con un beneficio ancora più ragguardevole.
Eppure nel PNIEC non viene fatto riferimento agli obiettivi di riduzione e di decarbonizzazione dell’energia termica di processo. Ecco perché durante Heat Pump Technologies 2025 si è discusso di questo tema in occasione della tavola rotonda dal titolo “La visione dell’Industria vs PNIEC”.
Spesso nell’industria è già disponibile una sorgente di calore, non di rado a temperature molto appetibili. La tecnologia a pompa di calore si dimostra estremamente interessante da questo punto di vista, poiché permette di recuperare gran parte di quel calore che altrimenti andrebbe perso.
Lo ha ribadito nel corso della tavola rotonda anche Ferdinando Pozzani, Amministratore Delegato di Teon.
“Persino all’interno di Transizione 5.0 le pompe di calore sono beni trainati, anche se 9 volte su 10 possono garantire un incremento dell’efficienza superiore a quella dei beni trainanti. Credo fermamente che l’industria rappresenti uno sbocco ideale per questo tipo di tecnologia, ma penso anche che i quadri normativi debbano essere configurati al fine di privilegiare tecnologie efficienti rispetto ai grandi consumi”.

La soluzione indicata dall’Europa è quella del PNIEC, del Green Industrial Deal, della EPBD: parte dalle preoccupazioni legate ai cambiamenti climatici e identifica nella decarbonizzazione la strada da percorrere.
“Di sicuro le pompe di calore elettriche hanno un ruolo centrale in questa fase, ma è bene ricordare come una parte di questa transizione sia già avvenuta: quella del settore terziario” ha ricordato poi Claudio Carano, Head of Public Affairs & Corporate Communication di Clivet. “Il prossimo passo è legato al residenziale, nel quale i numeri sono davvero imponenti. La pompa di calore si sta evolvendo in funzione della massima integrabilità all’interno degli edifici: la modularità, e quindi l’adattabilità alle diverse condizioni edilizie, aumenta a vista d’occhio. Un dettaglio al quale a mio parere non viene dato sufficiente risalto. Per l’industria, invece, è più importante poter beneficiare di azioni di supporto chiare, semplici e soprattutto stabili nel tempo. Solo così per realtà come la nostra sarà possibile sostenere lo sviluppo di una tecnologia così promettente”.
Il PNIEC non è solo un documento politico, ma rappresenta un vero e proprio progetto utile all’intera filiera per cogliere le opportunità derivanti dal percorso di elettrificazione e decarbonizzazione e sulla cui base le aziende pianificano investimenti significativi.
In quest’ottica, constatare il calo delle aliquote relative alle detrazioni fiscali non è d’aiuto.
“Le criticità che vediamo oggi sono relative ai costi CAPEX, per questo è importante che lo Stato supporti cittadini e industrie” ha spiegato Luca Di Giannatale, Responsabile Marketing di Cordivari. “Le politiche attuative determineranno velocità e modi di avvicinamento agli obiettivi UE, con conseguente impatto sulla stabilità futura dell’intero comparto. Non dimentichiamo poi i servizi accessori: una volta installate, le pompe di calore necessitano di manutenzione, mentre gli utilizzatori hanno bisogno di impararne l’uso di base per evitare di utilizzarle in maniera non corretta. I prodotti vanno infine compresi anche dal punto di vista normativo e della sicurezza”.

Di approccio pragmatico ha parlato anche Giorgio Giatti, Presidente di Termal Group, che da circa 40 anni rappresenta le soluzioni di Mitsubishi Heavy Industries in Italia.
“L’Europa ha già dettato gli obiettivi: l’Italia deve poter installare 12 milioni di pompe di calore nell’arco di 5 o 6 anni e ha individuato nel residenziale il settore che, più di altri, può consentire di abbattere i consumi energetici e le emissioni di CO2. Sempre in ambito residenziale, la norma F-Gas ha indicato l’R290 quale soluzione per rendere possibile la sostituzione del metano per il riscaldamento e la produzione di acqua calda sanitaria. È entro questo perimetro che dobbiamo muoverci, perché col gas R290 possiamo anche lavorare in retrofit sull’impiantistica esistente. Ci sono però dei problemi da risolvere: uno è legato all’incertezza normativa sulla sicurezza per quanto riguarda l’installazione di macchine che usano il propano. Ad esempio, non sappiamo ancora quanto queste debbano essere distanti dai vetri delle abitazioni, mentre si sta ancora ragionando su quale sarà il gas giusto per lavorare con l’espansione diretta. Naturalmente concordo con i colleghi che hanno espresso preoccupazioni in relazione alle politiche di incentivazione: sicuramente il nuovo Conto Termico 3.0 è un compromesso importante e a mio avviso molto favorevole, anche se non eroga un credito fiscale negoziabile, però potrebbe non essere sufficiente a spingere i consumatori verso il cambiamento”.
Il punto di vista di Gianluca Figini, Air Solution Director di LG Electronics Italia, parte da più lontano e abbraccia l’intera filiera.
“La nostra è una filiera molto lunga, complicata, spesso frammentata. Partendo dal governo per arrivare fino all’utente finale, ci sono molte figure con ruoli fondamentali per portare a compimento la transizione energetica. In gioco ci sono investimenti per miliardi di euro e saranno le politiche attuative a definire velocità e modi con i quali porteremo a completamento questo scenario. È bene però ricordare anche che non basta il cosiddetto hardware: servono i servizi in grado di far funzionare le macchine, di tenerle in buone condizioni operative e, forse ancora più importante, la formazione di chi ci ha a che fare. Per sfruttarne al meglio le peculiarità, progettisti, installatori, manutentori e utenti devono conoscere questa tecnologia (ciascuno in funzione delle proprie necessità)”.
Del numero totale di pompe di calore che verranno installate al 2030 (2,9 milioni nelle stime più ottimistiche), circa un terzo saranno idroniche. Una quota davvero importante, sulla quale si è concentrato Angelo Rivolta, Head of Heat Pumps Division (Genertec Italia) di Zhejiang Zhongguang Electrical.
“Il segmento delle pompe di calore idroniche residenziale è, secondo me, da monitorare con attenzione perché rappresenta il vero sostituto della caldaia murale a gas, cioè il generatore principale presente negli impianti domestici. La diffusione delle pompe di calore idroniche porta con sé una serie di temi interessanti. Sul fronte del prodotto, il tema è l’efficienza della macchina a basse temperature esterne, mentre da quello impiantistico ci si deve concentrare sulla maggiore integrazione con le altre tecnologie presenti in ambito domestico, come fotovoltaico, solare termico e dialogo con altri dispositivi. Se si vuole ottenere l’effetto desiderato, cioè la riduzione dei consumi di energia, è necessario però ripensare sia gli impianti di riscaldamento, che devono funzionare a temperature un po’ più basse, sia le modalità di utilizzo, ad esempio in maniera continuativa e non limitato alle classiche “fiammate” al mattino e sera come da tradizione per le caldaie murali”.
