Impiantistica italiana: quando e come si riparte?

L’impiantistica italiana sfida la pandemia con integrazione tecnologica, soluzioni green e Superbonus 110%. Ecco i trend del 7° Rapporto Cresme presentato a MCE Live+Digital

Impiantistica italiana: la presentazione dei dati Cresme 2021-2023

Indietro non si guarda: la filiera dell’impiantistica italiana torna oggi a giocarsi un futuro intenso e potenzialmente proficuo. Archiviato l’anno degli anni, ma non così horribilis rispetto all’intero settore delle costruzioni, il mercato delle soluzioni idrotermosanitarie (ITS) può guardare avanti.

E lo fa sul palcoscenico di MCE Live+Digital, luogo virtuale di incontro e confronto sul 7° Rapporto Congiunturale e Previsionale del Cresme sul mercato dell’installazione degli impianti negli edifici in Italia 2021-2023. Una prima certezza è che la climatizzazione e il comfort avranno molto da dire, nella corsa “incentivata” all’efficienza energetica.

Impiantistica italiana tra previsioni (buone) e opportunità

Si parte con uno spirito intriso di cauto ottimismo. Per due motivi: il 2020 non ha generato effetti devastanti sul mercato e nel 2021 l’impiantistica ITS crescerà del 12%. Non solo, questa stima a doppia cifra innescherà un trend costante che entro tre anni potrebbe riportare il settore ai livelli pre 2008.

“La crisi indotta dall’emergenza sanitaria ha avuto riflessi sulla domanda di impiantistica – spiega Lorenzo Bellicini, direttore tecnico del Cresme –. Tuttavia, il calo settoriale della produzione si mostra di entità inferiore rispetto a quello complessivo dell’edilizia, con il -6,4% per gli impianti contro il -7,8% delle costruzioni. La ripresa sarà molto intensa, grazie alla spinta propulsiva degli incentivi fiscali, in quanto la climatizzazione ambientale rappresenta un intervento trainante”.

Impiantistica italiana: il 7° Rapporto Cresme a Mce Live+Digital
Da sinistra, Massimiliano Pierini, Managing Director di Reed Exhibitions Italia, e Lorenzo Bellicini, direttore tecnico del Cresme

Valorizzare la filiera dell’efficienza

Si restituirà così valore a una filiera che, tra produzione, distribuzione e installazione, copre il 2,1% del Pil italiano e occupa 410.000 operatori.

“I dati Cresme fotografano il trend di sviluppo che MCE – Mostra Convegno Expocomfort ha voluto sostenere con l’edizione straordinaria del 2021 – commenta durante il convegno Massimiliano Pierini, Managing Director di Reed Exhibitions Italia -. Concentriamoci sul futuro, possiamo e dobbiamo costruire qualcosa di nuovo con la trasformazione digitale e le energie green. Il ruolo degli incentivi fiscali è certamente importante, ma bisogna continuare a investire nella comunicazione e nella cultura dell’efficienza energetica. Perché l’integrazione tra impianto, involucro e mobilità sostenibile è un tassello chiave delle città moderne. Tutto questo si riflette nell’impegno di MCE, che vuole accompagnare il mercato italiano in questa evoluzione”.

Il mondo è sotto sopra, ma gli impianti reggono 

Le buone notizie iniziali non cancellano, naturalmente, la situazione di incertezza che attanaglia le economie globali. Con tutte le conseguenze in termici sociali e occupazionali. La crisi sanitaria del 2020 non ha infatti risparmiato il mercato europeo degli impianti nel suo complesso, che rispetto al 2019 ha perso circa 30 miliardi di euro in valore di produzione.

Una battuta di arresto del tutto imprevista, dopo un quinquennio di crescita eccezionale, trainata da obiettivi rinnovabili, riqualificazione energetica ed espansione infrastrutturale dell’Est-Europa. In cifre, tra 2014 e 2019 la domanda di soluzioni impiantistiche viaggiava su medie annuali del +2,7% con il picco di 252 miliardi di euro raggiunto proprio nell’anno pre-covid.

L’Europa non è tutta uguale

La corsa si è fermata, ma con ritmi diversi. Ad avere la peggio le zone del Nord (soprattutto Regno Unito e Irlanda), mentre i Paesi dell’Est si sono dimostrati ancora una volta più resilienti.

Come andrà nel 2021? L’unico raggruppamento che potrebbe recuperare appieno i livelli produttivi persi è quello delle aree sud-europee, ovvero Italia, Spagna, Grecia, Portogallo e Cipro. Nell’Europa Centrale, incidono sulle dinamiche di ripresa la stagnazione del mercato tedesco e le scarse aspettative dell’Olanda.

Impiantistica italiana e dati sull'export nel 2020
Export dei 5 principali esportatori europei di prodotti per l’impiantistica – Consuntivo 2020

Impiantistica italiana: come va l’export

Quanto all’export dei prodotti italiani, lo shock del 2020 ha “bruciato” 1,4 miliardi di euro, registrando una flessione del 7,8%. Magra consolazione, l’impatto peggiore del lockdown a livello Ue si trova in Francia, al -10,1%, Germania, al -9,6%, Ungheria e Spagna (-8,8%).

Ecco il dettaglio delle perdite italiane sul commercio estero:

  • componente elettrotecnica: -10%;
  • idraulica e tubature: -7%;
  • radiatori, caldaie, scaldacqua, climatizzatori e pompe di calore: -4,2%.

In uno scenario di graduale normalizzazione dell’economia globale, la domanda internazionale dovrebbe ripartire già nella primavera 2021. Spinta anche dalla rinnovata consapevolezza dell’agenda green europea e, in generale, dal “potere” delle eccellenze produttive made in Italy nel mondo.

I dati Cresme, prima e dopo

Torniamo in Italia, e nello specifico all’altalenante andamento degli impianti legati al comfort nel 2020. Gli interventi di rinnovo e sostituzione hanno retto più delle nuove installazioni, avviando una rapida ripresa già nei mesi estivi. Inoltre, la filiera della distribuzione si è attivata per rifornire i magazzini in funzione due fattori: lo svuotamento dei mesi post-lockdown e la fiducia nel potenziamento degli incentivi.

La climatizzazione traina il rilancio

Nel 2020, il mercato delle macchine per la climatizzazione e il trattamento aria (produzione calore, produzione freddo, controllo della qualità dell’aria, ecc.) vede l’assorbimento di poco più di 2,9 milioni di unità. Tradotto, una flessione del 3,7% sul 2019. La contrazione risulta tuttavia abbastanza omogenea, più intensa nel “freddo” e attenuata invece nella produzione di calore.

A guidare le previsioni di ripresa, gli incentivi fiscali dedicati alla riqualificazione edilizia. In questa prospettiva, gli analisti del Cresme hanno sviluppato due scenari per il 2021:

  • +12% nello scenario base con le stime sui dati consolidati;
  • +14,6% con l’integrazione degli ultimi dati del Ministero per le Attività Produttive e di Assotermica.

Nel secondo caso, infatti, si tiene conto del potenziale ulteriore contributo degli impianti di riscaldamento.

Impiantistica italiana: il totale degli impianti termici tra 2021 e 2023

Impianti termici: vince il residenziale

In aggiunta, il 7° Rapporto Cresme offre un’interessante panoramica sugli impianti termici e sulla loro applicazione in contesti residenziali e non. Nel 2020, nonostante la crisi pandemica, si registrano un +3,6% del settore residenziale rispetto al 2019 e un leggero calo del non residenziale (-0,9%).

Nel dettaglio, il primo semestre si è chiuso male per entrambe le applicazioni, dal -16,9% del residenziale al -15,9% del non residenziale. La compensazione del secondo semestre, invece, vede in testa i contesti abitativi, al +20,3%. Meno intensa, invece, la ripresa dell’altra voce, ferma comunque a un buon +11,8%.

Cosa accadrà nel prossimo triennio?

Le previsioni per il periodo 2021 – 2023 degli impianti termici presentano uno scenario base del +12,6% complessivo nel 2021, per poi crescere su tassi più contenuti nel 2022 (+5,4%) e nel 2023 (+1,7%). In virtù della progressiva affermazione del Superbonus 110%, gli analisti hanno formulato un ulteriore previsione. Il maggiore accesso agli incentivi porterebbe per il 2021 dell’impiantistica italiana un aumento del 18,1%. Pe passare al 4,3% del 2022 e all’1% del 2023.

Il mercato degli impianti di raffrescamento, in particolare, dovrebbe mostrare un tasso di incremento del +11,6% nel 2021

Impiantistica italiana per gli edifici: fatturato totale

Nel 2020, la sommatoria del giro d’affari degli impianti per l’edilizia (idrotermosanitario, movimentazione e sicurezza) scende a quota 71,7 miliardi di euro.

In particolare, si registrano i seguenti fatturati:

  • 31,3 miliardi di euro (erano 34,2 nel 2019): vendite effettuate direttamente dalle aziende produttrici nazionali, export incluso;
  • 14,5 miliardi di euro (erano 15,6): ricavato della distribuzione specializzata di materiali per impianti in Italia;
  • 25,9 miliardi (erano 27,6): importo totale incassato dagli installatori;
  • 5,9 miliardi (erano 6,6): ricavo delle imprese edilizie non specializzate e spesa fai-da-te;
  • 32,6 miliardi (erano 35,2): spesa sostenuta dall’utente finale per gli interventi.

Come mai gli impianti sono andati meglio di altri settori? In primis, perché i margini di innovazione tecnologica sono più elevati, così come l’obsolescenza e l’intensità di sostituzione dello stock. Ci sono poi le misure di incentivazione pubbliche e la crescente attenzione dei cittadini al risparmio energetico e al comfort abitativo.

Parentesi Superbonus 110%

Gli ecobonus, secondo Lorenzo Bellicini, sono sempre stati driver chiave per l’impiantistica italiana. “Dal 1998 al 2020 – spiega il direttore del Cresme – hanno fatto domanda 21 milioni di famiglie per un totale di 347 miliardi di euro di investimenti. Il 2020 ha registrato una fisiologica flessione dovuta alla pandemia e all’attesa dell’operatività del Superbonus 110%, ma da dicembre il sistema è ripartito”. Tra le novità più rilevanti di quest’ultimo meccanismo di incentivazione, c’è soprattutto la cessione del credito d’imposta, che amplia la platea dei potenziali investitori.

Interessante, poi, considerare l’impatto del Superbonus 110% dal punto di vista geografico. “A fine marzo 2021 – commenta Marco Dall’Ombra, vice presidente di Assoclima, l’incentivo ha raggiunto un miliardo di euro di valore. La ripartizione territoriale vede il 47% degli investimenti al Nord, il 30% al Sud e il 23% al Centro. Una discreta omogeneità, che ci porta a ipotizzare un buon approccio dell’intero comparto italiano alle complessità burocratiche di questa norma. Non dimentichiamo, poi, il driver della riqualificazione dei condomini e il ruolo degli impianti come interventi trainanti nella maggior parte dei progetti”.

La sfida green si gioca con gli impianti integrati

Le buone previsioni del 7° Rapporto Cresme si concludono con una doverosa considerazione sul contesto di riferimento. Un nuovo paradigma urbano fatto di gestione intelligente degli immobili, mutamento della struttura demografica, crisi climatica e nuove urgenze sociali.

Torniamo dunque ai nuovi bisogni dell’abitare, ma anche del produrre, sostenibile. Sotto tutti i punti di vista e in una dimensione evolutiva che supera l’intermittenza delle misure anti contagio. E che richiede impianti sempre più efficienti, sicuri e attenti al benessere delle persone.

Informazioni su Maria Cecilia Chiappani 433 Articoli
Copywriter e redattore per riviste tecniche e portali dedicati a efficienza energetica, elettronica, domotica, illuminazione, integrazione AV, climatizzazione. Specializzata nella comunicazione e nella promozione di eventi legati all'innovazione tecnologica.