Più di un milione e mezzo di lavoratori nell’economia circolare

Indagine Unioncamere-Anpal sullo sviluppo del green jobs in Italia. ma un quarto di questi posti rischia di scomparire per le conseguenze della pandemia

Economia circolare, competenze verdi, green jobs

Possiamo considerarlo come una sorta di “tesoretto”, sebbene sia tutto da verificare che una volta trascorsa l’emergenza Covid-19 sarà ancora lì, intatto nelle sue dimensioni e pronto a giocare un ruolo importante nella ripartenza del sistema economico italiano. Stiamo parlando degli oltre un milione e seicentomila lavoratori che risultavano impegnati nell’economia circolare prima della pandemia.

Ad occuparsi dei numeri relativi all’occupazione “verde” nel nostro Paese è l’indagine svolta da Unioncamere-Anpal, aggiornata alla fine del mese di febbraio ed a sua volta parte di un’analisi svolta da Legambiente e Green Factor, nell’ambito del progetto Ecco (Economie Circolari di COmunità).

Nel 2019 il 78,8% delle imprese ha richiesto delle competenze green

Dunque, sono ben 1 milione e 672.310 i posti di lavoro stimati nell’economia circolare italiana. In particolare, dall’indagine risulta che l’anno scorso il 78,8% delle imprese italiane ha richiesto delle competenze green, non solo a chi possiede un titolo universitario (83,1%), ma anche a neodiplomati (78,1%) e a chi si affaccia al mondo del lavoro subito dopo le scuole dell’obbligo (79,8%).

Lo studio Unioncamere-Anpal cerca anche di gettare lo sguardo nel mondo green post Covid-19, purtroppo con delle previsioni che vanno ad intaccare il tesoretto di cui si diceva in apertura. Infatti, vengono previste fino a 422mila unità lavorative in meno, una diminuzione che dovrebbe riguardare 190mila lavoratori indipendenti e 232mila dipendenti privati.

Indagine di Legambiente e Green Factor su 55 figure professionali

Quanto a Legambiente e Green Factor, hanno sviluppato un’analisi concentrandosi su 55 figure professionali e sottoponendo un questionario ad un gruppo selezionato di attori dell’economia circolare, per testare il loro grado di fiducia in una possibile ripresa del ciclo economico basato su uno sviluppo sostenibile.

Un’analisi da cui è emerso che le competenze verdi sono ormai considerate come abilità con un altissimo potenziale occupazionale, e non solo in attività per “addetti ai lavori”. Tra le professioni chiamate ad affinare le abilità green, figurano ad esempio quella di cuoco, gestore di bed & breakfast e agriturismi, addetto all’assistenza e alla sorveglianza di adulti e bambini, ma anche falegname, fabbro, estetista e webmaster. Tutte figure che mostrano un elevato Indice Green, quest’ultimo inteso come la percentuale che misura il potenziale di risparmio energetico e sostenibilità ambientale della singola professione.

Analizzate due grandi classi di professioni nell’ottica circolare

“Sono state analizzate due classi di professioni – ha spiegato Marco Gisotti, giornalista e direttore di Green Factor -. Un primo gruppo di 29 categorie, con un mercato di circa un milione e mezzo di posizioni aperte sul mercato del lavoro nel 2019, tutte potenzialmente coinvolte in processi di economia circolare dal basso o in imprese via via più strutturate fino alle grandi con oltre 50 dipendenti”.

“Quindi – ha proseguito Gisotti – si è preso in esame un secondo gruppo di professioni nel quale sono state classificate tutte quelle altre categorie lavorative, in tutto 22, nelle quali esplicitamente l’Istat pone riparatori e manutentori. E si tratta di un mercato con 234.140 posizioni disponibili in entrata soltanto nello scorso anno”.

Fattori utili ed elementi di rischio nello sviluppo green

Dello studio di Legambiente e Green Factor fa anche parte una rilevazione, svoltasi durante il periodo del lockdown, su un gruppo selezionato di esperti scelti fra operatori di economia sociale e circolare. Soggetti che hanno fra l’altro valutato i fattori utili per implementare azioni di economia circolare e quelli che possono invece rappresentare un rischio per il suo sviluppo, assegnando un valore numerico compreso tra 0 e 100.

Ebbene, tra gli interventi più attesi c’è la diminuzione della pressione fiscale da parte dello Stato (con un peso di 85 su 100) per chi opera nell’economia circolare nonché il perfezionamento del sistema di leggi e regolamenti nazionali e locali anche per chi vorrebbe iniziare ad operare (84,2).

L’indagine mostra invece che i rischi maggiori per gli intervistati derivano da fattori pre-Covid. La crisi sanitaria, per quanto abbia un peso di 45,8 su 100, è infatti ben distante dai vincoli imposti dalla burocrazia (che ha un peso di 74,2) e dalla scarsa sensibilità da parte delle istituzioni in ambito locale (68,3).

Marco Ventimiglia
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Giornalista professionista ed esperto di tecnologia. Da molti anni redattore economico e finanziario de l'Unità, ha curato il Canale Tecnologia sul sito de l'Unità