Doppio intervento del Consiglio UE sul sistema energetico europeo

Via libera alla riforma del mercato elettrico, con l’intento di stabilizzare i prezzi e proteggere i consumatori dalle crisi, e sostegno allo sviluppo dei gas naturali rinnovabili con attenzione allo sviluppo dell’idrogeno
Il consiglio UE ha dato il via libera alla riforma del mercato elettrico

Due importanti riforme, approvate nello stesso giorno dal Consiglio dell’Unione Europea, destinate a lasciare il segno sulla transizione energetica del nostro continente: in Italia parlare delle lungaggini e dell’inconcludenza delle istituzioni UE è ormai una prassi, ma, a quanto pare, la realtà delle cose non sempre coincide con i luoghi comuni in voga al di sotto delle Alpi…

Le riforme in questione riguardano entrambe il settore energetico, che nei piani dell’Unione Europea dovrà essere oggetto di una profonda rivisitazione nei prossimi decenni, sia per portare il continente al traguardo delle zero emissioni entro la metà del secolo, sia per porre fine alla dipendenza dalle forniture esterne, la cui insostenibilità è emersa drammaticamente con l’invasione russa dell’Ucraina.

Perché l’intervento sul mercato elettrico

La prima riforma è relativa all’aggiornamento della normativa UE sul mercato elettrico, in modo che “i consumatori di tutta l’Unione Europea potranno beneficiare di prezzi energetici più stabili, di una minore dipendenza dal prezzo dei combustibili fossili e di una migliore protezione dalle crisi future, nel cammino verso un’Unione senza emissioni di carbonio”.

In particolare, nel mirino dei legislatori europei sono finiti gli accordi di acquisto di energia (PPA), ovvero i contratti a lungo termine che dovrebbero fornire un quadro di stabilità a clienti e investitori. Con l’aggiornamento delle norme si vuole favorirne una maggiore adozione, oltre che ridurre le procedure burocratiche e gli oneri inutili nella contrattazione dei PPA.

Inoltre, nel comunicato del Consiglio UE viene spiegato che “gli Stati membri utilizzeranno anche contratti per differenza bidirezionali (CfD), o schemi equivalenti con gli stessi effetti, per i loro regimi di sostegno diretto dei prezzi, al fine di sostenere nuovi investimenti nella produzione di energia elettrica e garantire che i prezzi dell’elettricità siano meno influenzati dai cambiamenti climatici”.

I nuovi poteri attribuiti al Consiglio UE

Un punto importante della nuova normativa è quello in cui viene attribuito al Consiglio UE il potere di dichiarare una crisi, sulla base di una proposta della Commissione, nel caso si determinino dei prezzi molto elevati nei mercati all’ingrosso dell’elettricità, o se si verifica un forte aumento dei prezzi al dettaglio dell’elettricità.

Per quanto riguarda le azioni che gli Stati membri dovranno intraprendere nel caso venga dichiarata una crisi elettrica, includono misure già esistenti secondo le attuali norme dell’UE, come un’ulteriore riduzione dei prezzi dell’elettricità per i clienti vulnerabili e svantaggiati. Inoltre, gli Stati membri saranno chiamati a prevenire qualsiasi distorsione indebita del mercato interno dell’elettricità, anche garantendo condizioni di parità per i fornitori durante il periodo di crisi.

Ed ancora, gli Stati membri “dovranno anche rafforzare le loro misure per proteggere i clienti vulnerabili e poveri di energia, compreso il divieto di disconnessioni”. Inoltre, la riforma legislativa incoraggia ulteriormente i programmi di condivisione dell’energia, a complemento delle disposizioni esistenti sulle comunità di energia rinnovabile e sulle comunità energetiche dei cittadini.

Priorità allo sviluppo dell’idrogeno

La seconda riforma energetica che è stata varata dal Consiglio dell’Unione Europea consiste in un regolamento e una direttiva che stabiliscono delle norme comuni sul mercato interno per l’idrogeno e i gas naturali rinnovabili, oltre che riformare l’attuale legislazione UE sul gas. “Le nuove norme – si legge nel comunicato ufficiale – contribuiranno al passaggio ai gas rinnovabili e a basse emissioni di carbonio, in particolare all’idrogeno, nel sistema energetico, con l’obiettivo di raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione dell’UE”.

Per garantire l’eliminazione graduale dei combustibili fossili, a partire dal 2049 non si potranno più stipulare contratti a lungo termine per il gas fossile. Con le nuove norme si promuove poi la penetrazione del gas rinnovabile e del gas a basse emissioni di carbonio, in particolare dell’idrogeno. “Gli Stati membri – viene spiegato – forniranno sconti tariffari e incentivi, al fine di facilitare la loro integrazione di mercato e di sistema, in particolare per il nascente mercato dell’idrogeno, e garantire così una transizione giusta”.

Inoltre, le nuove regole richiedono una pianificazione della rete integrata e trasparente in tutta l’Unione Europea, secondo il principio “l’efficienza energetica innanzitutto” e con un approccio lungimirante. In particolare, gli operatori delle reti del gas e dell’idrogeno dovranno preparare un piano decennale di sviluppo. Ci sono poi norme specifiche per il trasporto, la fornitura e lo stoccaggio di gas naturale e idrogeno. Previsto anche un meccanismo volontario per sostenere il mercato dell’idrogeno per cinque anni.

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Leonardo Barbini

Copywriter ed editorialista di Elettricomagazine.it, appassionato di tecnologia. Da anni segue le tematiche della mobilità elettrica, della transizione energetica e della sostenibilità
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