
La pandemia e lo smart working hanno contribuito allo “svuotamento” degli uffici. In Nord America questo ha avuto un forte impatto sui proprietari dei relativi palazzi, che hanno pertanto deciso di procedere con la conversione degli edifici in abitazioni.
Un trend che sta crescendo in maniera significativa, come indica un report di CBRE: dal 2016, anno in cui è cominciato tale monitoraggio, si è passati da 26 milioni di piedi quadrati (pari a circa 2,5 milioni di metri quadrati) a 73 milioni di piedi quadrati (6,8 milioni di metri quadrati).
Fino ad oggi nel solo 2024 sono stati completati più di 70 progetti di conversione, e altri 30 dovrebbero essere ultimati entro la fine dell’anno, raggiungendo un totale di 103.
La maggior parte di questi ex uffici (74%) sono stati riconvertiti in alloggi. A seguire, questi palazzi sono destinati ad accogliere attività quali alberghi, laboratori e altri spazi industriali. Tuttavia nelle aree centrali delle città, nelle quali si concentrano molti dei palazzi ormai vuoti, l’opzione più vantaggiosa resta quella della trasformazione in abitazioni multifamiliari.

Il boom di queste conversioni è alimentato dal calo vertiginoso del valore degli uffici, il cui costo fatica a giustificare certi affitti. Anche dopo la fine dei lockdown, il tasso di inutilizzo degli uffici è rimasto elevato, raggiungendo il livello record prossimo al 20% a inizio 2024. Sebbene non tutti gli edifici vuoti siano adatti a diventare abitazioni, molti si prestano a questo tipo di conversione: città come Calgary, Cleveland e New York, ad esempio, vantano una quota significativa di cambio di destinazione dei propri edifici.
Molti di questi progetti, avviati durante la pandemia, stanno ora arrivando a compimento, segnando il 2024 come un anno record. Tuttavia, il rapporto CBRE prevede che il 2025 potrebbe superare questo primato, con 94 conversioni già in corso e altre 185 pianificate, per un totale di 279 nuovi progetti.
