
In occasione della prima edizione di Heat Pump Technologies – HPT 2025, l’evento dedicato alle pompe di calore e alle tecnologie correlate, si è parlato molto di pompe di calore, ma ampio spazio è stato dato alle altre variabili che possono contribuire al buon esito – o meno – del percorso di decarbonizzazione.
Il costo dell’energia è una di queste, e può spostare nettamente l’ago della bilancia: è quanto è emerso in occasione della tavola rotonda “Costi dell’energia: scenari ed evoluzioni” che ha visto protagonisti alcuni dei principali player del settore.
Un dato su tutti: nel 2024, quasi il 50% dell’energia generata in Italia era di provenienza FER. L’infrastruttura si sta adeguando alla disponibilità intermittente di fotovoltaico ed eolico in particolare, ma occorre essere pragmatici e ammettere che uno dei limiti è la non programmabilità.
Secondo Luigi Zucchi, Direttore Commerciale di Aermec, l’obiettivo deve restare la decarbonizzazione, ma ancora più importante sarà la continuità di erogazione. “Meglio arrivare a una forma di decarbonizzazione non al 100%, garantendo però la continuità di servizio, che dover scollegare i carichi in funzione della disponibilità o meno delle FER”.
Ragionando in termini di consumo di energia primaria, la pompa di calore è decisamente migliorativa rispetto a una caldaia a condensazione. Ma in termini economici? L’andamento altalenante del costo dell’elettricità si sta dimostrando un ostacolo per l’adozione delle pompe di calore, giustificando una convivenza tra tecnologie nuove e altre più datate.
Nell’approccio alla decarbonizzazione, e dunque alla transizione elettrica, non si può fare a meno di considerare vari aspetti. Ne è convinto anche Giampaolo Provvedi, Professional Sales Senior Director di Ariston, che ha identificato alcune criticità a affrontare.
“Complessivamente, in questo momento non siamo in grado di sostenere un passaggio totale verso l’elettrificazione. Per questo a mio parere l’approccio multienergetico, anche considerando le peculiarità del nostro paese, resta ideale. Se pensiamo al parco immobiliare italiano, nel quale è evidente la necessità di riqualificare, non si possono ignorare le caratteristiche dell’elettrificazione che non possono essere abbracciate sin da subito. Lo saranno a medio e lungo termine, ma è bene non trascurare quanto di buono si può fare con altre tecnologie”.
Oltre che sulla tecnologia, quindi, occorre concentrare l’attenzione anche sui costi del relativo vettore energetico. Per questo al momento l’approccio ibrido appare più praticabile, come ha sostenuto Matteo Chenet, Direttore Commerciale Italia di Italtherm.

“Non possiamo ignorare il costo dell’energia e la relativa volatilità: utilizzare una tecnologia ibrida può dare all’utente finale un equilibrio in bolletta. Certo è necessario che installatore e utente finale siano ben consapevoli di pro e contro della relativa impiantistica per evitare che si presentino casi di insoddisfazione o di mancanza di comfort abitativo”.
È Matteo Refosco, Sales Department Manager di Mitsubishi Electric Europe BV, a toccare un altro tema molto caldo: il costo dell’elettricità legato a quello del gas.
“Aveva senso in passato, quando la maggior parte dell’elettricità veniva prodotta dalle centrali a gas, ma oggi abbiamo visto come il 50% circa dell’energia abbia origine da fonti rinnovabili e in futuro questa percentuale è destinata a crescere. Non solo: siamo abituati a cambiare gestore telefonico in base alle nostre esigenze e alle tariffe che ci sembrano più convenienti per l’uso che facciamo dei nostri telefoni. Perché lo stesso non accade con le offerte per l’energia? Quando presentiamo le nostre pompe di calore agli installatori, li invitiamo a curiosare sul portale offerte affinché siano più consapevoli di ciò che stanno proponendo e diventino al tempo stesso dei consulenti nella scelta del vettore energetico per l’utente finale”.
“Restando in tema di riforma delle tariffe elettriche, – ha aggiunto Refosco – l’obiettivo di rendere neutra la scelta del vettore energetico per il riscaldamento della propria abitazione è stato in parte raggiunto con l’eliminazione degli scaglioni in base ai kWh consumati, che sicuramente impediva la diffusione di una tecnologia moderna come quella delle pompe di calore”.
Oltre al residenziale, è nell’industria che la pompa di calore può offrire interessanti benefici. A sottolinearlo è Leonardo Prendin, Marketing and Product Development Director di Rhoss, che ha identificato le opportunità assicurate da questa tecnologia.
“Nell’industria c’è maggiore attenzione nei confronti del rapporto tra costi e benefici. Ciò significa anche meno resistenza al cambiamento, a tutto vantaggio dell’elettrificazione dei processi. Un’esperienza che stiamo già vivendo al di fuori dell’Italia: in centro-nord Europa, ad esempio, sono frequenti gli impianti in cascata con i quali produrre acqua ad alta e altissima temperatura. Non dimentichiamo poi le opportunità offerte dalla F-Gas, che ci poterà sempre più verso l’uso di refrigeranti a basso GWP e ideali per lavorare con temperature anche molto diverse”.
È infine tornato sulla questione del costo dell’energia – e sulla necessità di disaccoppiamento tra elettricità e gas – anche Marco Travaini, Marketing Director di Vaillant Italia.
“Nei mercati nei quali il disaccoppiamento energetico è già una realtà, abbiamo notato un’accelerazione rilevante nella diffusione della tecnologia a pompe di calore. Da questo punto di vista, reputo ottima l’iniziativa del decreto FER X, che ha proprio lo scopo di supportare lo sviluppo di impianti per la produzione di energie rinnovabili e, di conseguenza, l’utilizzo di elettricità davvero pulita. La tecnologia dunque esiste e si sta evolvendo in maniera importante, mentre in parallelo ci sono diversi strumenti normativi utili per supportarne la diffusione. Le opportunità non mancano, ora sta a noi concretizzare questa transizione energetica evitando di lasciarla semplicemente una dichiarazione di intenti”.
