
È una domanda che chiunque abbia a che fare con la transizione energetica non può fare a meno di porsi: il vistoso cambio di rotta degli Stati Uniti sulle politiche climatiche rischia di vanificare tutto? Fra i tanti, c’è anche chi ha già dato una risposta, che nel caso di DNV – società internazionale di certificazione con focus sulla transizione energetica globale e regionale – è sicuramente confortante.
Nella nona edizione del suo Energy Transition Outlook, DNV afferma che “il passaggio globale verso un’energia più pulita rimane solido, nonostante il ritmo della transizione energetica negli Stati Uniti sia rallentato bruscamente a causa dei cambiamenti di rotta nelle politiche. Ma questo rallentamento avrà solo un effetto marginale sui progressi a livello mondiale, poiché lo slancio continua a crescere altrove, soprattutto in Cina”.
E relativamente alle vicende green delle due nazioni più importanti, nell’Outlook si precisa che negli Stati Uniti i cambiamenti di rotta nelle politiche e il rinnovato sostegno ai combustibili fossili dovrebbero ritardare la riduzione delle emissioni di circa cinque anni, con le emissioni annuali di anidride carbonica previste che risulteranno tra 500/1.000 milioni di tonnellate superiori rispetto alle stime precedenti.
Ben altra situazione, come detto, in Cina, dove si stanno stabilendo nuovi record nell’implementazione di energie rinnovabili, come attestato dal +56% delle installazioni solari fotovoltaiche globali e dal +60% dell’incremento di energia eolica soltanto quest’anno. Inoltre, l’esportazione di “tecnologie pulite” continua a sostenere la transizione energetica a livello mondiale.

Non a caso i due grandi Paesi figurano “separati” in una significativa tabella del report, quella che illustra le previsioni al 2040 relative agli effetti delle politiche energetiche sulle emissioni globali climalteranti, con i risultati suddivisi fra le principali macroaree del pianeta. Fra queste le uniche due con valori negativi sono il Medio Oriente/Nord Africa, con un aumento delle emissioni dell’1,1%, e appunto il Nord America, dove si stima una crescita dello 0,9%.
La Cina figura invece nell’elenco dei “buoni”, con una diminuzione delle emissioni al 2040 che viene fissata al 2%. Confortante il primo posto occupato dall’Europa, dove la stima indica un calo del 3,2%, mentre nel subcontinente asiatico che comprende l’India si dovrebbe verificare una diminuzione del 2,9%. Mettendo insieme tutto, DNV prevede un calo globale delle emissioni climalteranti pari allo 0,9% alla fine del prossimo decennio.
“È più importante che mai valutare la transizione energetica da una prospettiva globale – evidenzia Remi Eriksen, presidente e CEO del gruppo DNV. La transizione energetica mondiale non si sta arrestando, si sta evolvendo, con lo slancio che si sposta verso le regioni che stanno raddoppiando gli sforzi per l’adozione di tecnologie pulite”.
Un processo di evoluzione che, nella visione di Eriksen, viene condizionato soprattutto dagli effetti di un importante fattore: “La sicurezza è diventata il principale motore della politica energetica e, come viene mostrato nel nostro rapporto, nel complesso questo sta accelerando il passaggio del sistema energetico alle fonti rinnovabili.”
In particolare, secondo l’Energy Transition Outlook, l’adozione di politiche di sicurezza energetica da parte dei Paesi con i sistemi economici più sviluppati determina un importante effetto collaterale: “Si prevede che le emissioni di anidride carbonica globali saranno inferiori dell’1-2% all’anno grazie all’attuazione delle politiche di sicurezza energetica”.
Per quanto attiene l’Europa, si prevede che le emissioni saranno inferiori del 9% nel 2050, poiché si ridurrà la dipendenza dai combustibili fossili importati.
Nel report si fa poi l’esempio dell’energia nucleare, che rappresenterà il 9% della fornitura di elettricità nel 2060 mentre, senza politiche di sicurezza energetica, la stima di DNV per l’energia nucleare sarebbe stata inferiore di un terzo.
Naturalmente l’evolversi della transizione comporta un continuo riequilibrio delle due “forze” in campo. Al riguardo DNV prevede che nel 2050 il mix energetico sarà suddiviso al 51%-49% tra combustibili fossili e non fossili, con un lieve ridimensionamento delle aspettative per il comparto green dovuto alle ragioni di cui sopra. Allo stesso modo, le emissioni globali di CO₂ nel 2050 sono ora previste essere superiori del 4% rispetto alle stime contenute nell’Outlook dello scorso anno.
Nel 2060, invece, la previsione dell’Energy Transition Outlook mostra il sorpasso delle fonti rinnovabili sul fossile effettivamente compiuto, con i combustibili inquinanti poco oltre il 40% del mix energetico globale. Per quella data, circa un terzo dell’intero mix energetico sarà coperto dalla produzione offerta dagli impianti fotovoltaici ed eolici.

Fra le altre considerazioni contenute nel report di DNV ci sono quelle relative ad Intelligenza Artificiale e data center. “L’IA sta emergendo per consumi di energia significativi – si legge –, ma nel 2040 consumerà soltanto il 3% dell’elettricità globale. L’uso di energia dei data center (compresa quella per l’IA) invece quintuplicherà entro il 2040, raggiungendo il 5% di tutta l’elettricità mondiale consumata. Vi sono peraltro ampie variazioni regionali; in Nord America la quota dei data center nel 2040 sarà del 16% di tutta l’elettricità, con il 12% destinato all’IA”.
La conclusione di DNV è che “in diversi settori, i progressi tecnologici e la riduzione dei costi stanno spingendo la transizione energetica, ma nei settori più difficili da decarbonizzare è necessario un sostegno politico maggiore. Sebbene le tensioni geopolitiche e le priorità nazionali aggiungano complessità, la direzione globale della transizione energetica rimane comunque chiara”.