
La parola alla gente. Una frase di cui spesso si abusa, magari per cercare di dare credito a tesi discutibili, ma che altre volte descrive iniziative meritevoli. E crediamo che rientri in quest’ultima categoria una recente indagine dell’Unione Europea che ha raccolto l’opinione dei cittadini su una serie di questioni relative alla politica energetica dell’UE.
Con la prima domanda del sondaggio, realizzato dall’Eurobarometro UE, si è chiesto agli intervistati quali dovrebbero essere gli obiettivi prioritari della strategia energetica dell’Unione Europea. La risposta prevalente, fornita dal 40% del campione, ha indicato la garanzia di prezzi dell’energia più accessibili per i consumatori.
Quanto sia sentita questa esigenza lo conferma il fatto che in ben 25 Stati membri dell’Unione la richiesta di prezzi più accessibili figura fra i tre obiettivi più “gettonati”. Un’altra esigenza molto sentita, espressa da più di tre intervistati su dieci (33%), è relativa agli investimenti nelle tecnologie energetiche innovative.
Ed ancora, tre intervistati su dieci (30%) hanno indicato quale priorità della strategia energetica dell’Unione Europea la riduzione del consumo energetico nel nostro continente, “ad esempio coibentando le abitazioni o rendendo i prodotti più efficienti dal punto di vista energetico”.

Dal raffronto fra le risposte fornite dall’intero campione e quelle arrivate in modo specifico dall’Italia non emergono significative differenze, poiché i primi tre obiettivi strategici UE indicati sono gli stessi e nello stesso ordine. Semmai cambiano le percentuali, con la garanzia di prezzi più accessibili che nel nostro Paese sale al 44%, mentre il 38% chiede più investimenti nelle tecnologie e il 36% auspica la riduzione dei consumi energetici.
Un altro quesito interessante è quello relativo agli ambiti energetici nei quali l’Unione Europea ha fornito un valore aggiunto per gli Stati membri durante l’ultimo quinquennio. L’azione più virtuosa che viene identificata dagli intervistati (il 35% del campione) è quella del supporto ai nuovi investimenti nelle energie rinnovabili.
Il secondo ambito energetico indicato (dal 27% degli intervistati) è quello del supporto UE agli investimenti in tecnologie energetiche innovative. A seguire (con il 25% delle indicazioni) troviamo la garanzia dell’Unione affinché i prezzi dell’energia rimangano il più possibile accessibili.
Su questo quesito, il campione italiano del sondaggio si differenzia un po’ di più rispetto alla media europea. Anche nel nostro Paese prevale il supporto fornito dall’Unione Europea ai nuovi investimenti nell’energia rinnovabile (indicato però da una percentuale minore rispetto a quella europea, il 32%).
Ma sullo stesso livello percentuale si attesta il supporto UE agli investimenti in tecnologie energetiche innovative, mentre la differenza più grossa è relativa al terzo ambito energetico. Infatti, per gli intervistati italiani (il 28%) sono molto importanti le agevolazioni al consumatore nella scelta di un fornitore di energia, piuttosto che nel passaggio da un fornitore ad un altro.
Guardando allo specifico delle altre nazioni europee, la percentuale di intervistati che sottolinea l’importanza di una politica energetica capace di garantire prezzi dell’energia più accessibili per i consumatori varia notevolmente, dal 51% in Grecia e dal 50% in Lituania fino al 27% in Polonia e al 22% in Svezia.
Gli intervistati in Spagna (39%), Paesi Bassi e Svezia (38% ciascuno) sono i più propensi a dire che fare politica energetica significa investire in tecnologie energetiche innovative. All’altra estremità della scala, troviamo il 19% in Lettonia, il 21% in Ungheria e il 23% degli intervistati in Cechia e Romania. Relativamente alla diminuzione del consumo di energia, è più menzionata dagli intervistati in Ungheria (43%), Croazia (39%) e Cipro (38%). Finlandia, Germania e Lituania (24% ciascuno) sono invece i Paesi in cui è meno citata.
Un’altra interessante parte del sondaggio riguarda l’atteggiamento dei cittadini in relazione all’obiettivo europeo del raggiungimento della neutralità climatica per la metà del secolo. In particolare, si è registrato il gradimento del campione su una serie di affermazioni riguardanti i benefici derivanti, appunto, dal percorso verso il target fissato per il 2050. Gradimento che si è rivelato complessivamente molto elevato, se è vero si è attestato ben oltre i due terzi degli intervistati in tutte le affermazioni sottoposte.

Il maggior consenso (81%) è relativo al contributo assicurato dalla neutralità climatica nel contrasto all’innalzamento della temperatura e nella tutela dell’ambiente. Il 79% del campione si è poi detto convinto dei benefici sull’occupazione e sugli investimenti, nonché sul coinvolgimento di cittadini ed aziende nella transizione energetica.
Per il 76% degli intervistati, poi, l’implementazione UE dell’obiettivo sulla neutralità climatica ridurrà la dipendenza dalle importazioni d’energia, mentre il 69% del campione si dichiara convinto che il percorso verso il target del 2050 garantirà bollette dell’energia meno costose per famiglie e aziende.
Pure su questo tema le risposte arrivate dai cittadini italiani sono state sulla falsariga della media europea. Nel dettaglio, il consenso sul contrasto all’innalzamento della temperatura e sulla tutela dell’ambiente sale all’85%, così come aumenta (82%) quello relativo ai benefici per occupazione e investimenti. La divergenza più significativa con la media UE riguarda invece il calo delle bollette energetiche, indicato dal 77% degli intervistati italiani.